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Bricknasty Live @BIKO, Milano, 19/03/2026

La cosiddetta “black music” è uno dei miei leitmotiv da quando ho memoria, e non ho mai smesso di esserne affascinato né di cercarne sempre di nuova. 

Se una decina di anni fa Mac Miller, James Blake e il Justin Vernon di “22, A Million” mi convinsero che esisteva un mondo di cui non ero a conoscenza, un mondo in cui la musica hip-hop viene trasformata, processata e ricreata in chiave elettronica e decostruita. 

Durante il periodo delle quarantene fui stregato da “Circles”, l’album postumo di Mac Miller, che sotto l’egida di Jon Brion coniuga il suo bagaglio soul sia con del rock delicato sia con de-costruzioni elettroniche. 

i Bricknasty nascono proprio in periodo di lockdown, nel quartiere Ballymun di Dublino, tra amici, fondati da Fatboy (anonimo e mascherato cantante), Korey Thomas alla batteria, Cillian McCauley ai synth e alla produzione, Louis Younge al sax e alle tastiere e, infine, Dara Abdurahman al basso.

Se i primi singoli di debutto “Move” e “BigNutz” suonano ancora acerbi e troppo reminiscenti dei loro idoli, la band ci dà la possibilità di ricrederci subito dopo con “Ina Crueler”, singolo che anticipa la pubblicazione dell’omonimo album nel 2023. 


“Ina Crueler” è una breve raccolta di hip-hop allucinato e psichedelico, a volte più Mac Miller, a volte più Kendrick Lamar di “To Pimp a Butterfly”, a volte quasi grunge o puramente acustico, dove la voce di Fatman, una volta rapida e dritta, una volta acuta e lamentosa (il ragazzo ha notevoli doti vocali), sovrasta sopra i tappeti costruiti dai soci. 

L’anno dopo è il turno di “XONGZ”, altro breve album con un notevole salto di qualità nella produzione e nelle composizioni. 

Se le orme di Mac Miller e Tyler The Creator vengono ancora calcate notevolmente, vi è al contempo una componente originalissima che colloca la band a metà tra diversi generi, senza mai sposarne uno preciso. 

“vinland” è forse uno dei migliori esempi, dove coesistono psichedelia, soul, rap e chitarra acustica:

Bricknasty - vinland

“XONGZ” è il trampolino di lancio per gli irlandesi, che inizieranno a girare il mondo in tour, facendo tappa, tra le altre, anche al leggendario SXSW in Texas.

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Non contenti, i Bricknasty non riescono a prendersi una pausa e pubblicano nel novembre 2025 “BLACKS LAW”, sempre da indipendenti, senza mai tradire le proprie origini. 

è proprio per il seguente tour promozionale che abbiamo l’occasione di vederli live, per la prima volta in Italia, al BIKO di Milano. 

Il locale è gremito principalmente di giovani e giovanissimi, pronti a cantare a memoria la scaletta dall’inizio alla fine. 

La band si presenta sul palco con una formazione a 5 (3 quinti dei membri fondatori, mentre all’appello mancano Louis Younge e Dara) e regala al pubblico una performance eclettica e ricca di interazioni col pubblico, che si fa trovare prontissimo e fa da secondo coro aggiunto. 

La scaletta di un’ora e poco più ripercorre il meglio dei tre dischi, come “vinland”, “ducks in a row”, “ina crueler”, “boyfriend”, “BigNutz” e “go get that blade”. 

La band è perfettamente rodata, gestisce perfettamente le dinamiche e si cimenta in una performance eclettica, in cui le ballad più soul si amalgamano con jam più tradizionalmente rock e anche qualche intermezzo più “math”, dove le chitarre si intrecciano con poliritmi e la batteria accelera. 

Fatboy, il mascherato cantante/chitarrista, è in formissima: da una parte mette in mostra la notevole estensione vocale e anche un grande controllo, dal baritono di alcune strofe ai falsetti (c’è anche un accenno a una cover di “Brown Sugar” di D’Angelo), al rap più spietato, dall’altra dialoga col pubblico in un accento difficilmente comprensibile e si mostra, sotto la maschera, quasi commosso. 

Dopo un breve bis, la band chiude il concerto scendendo in mezzo al pubblico e chiacchierando come fosse una serata al bar tra amici. 

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Un ottimo concerto di una band di cui sentiremo parlare parecchio in futuro. 

Le foto utilizzate sono di Marta Clinco.



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