cinque pezzi facili

La Mappa del 2025 – Cinque Pezzi Facili: i Nostri Dischi Dell’Anno

Se è vero che il mondo è sempre in continua evoluzione e che tecnologia e movimenti geopolitici non dormono mai e costruiscono incessantemente nel presente gli scenari del domani, è altrettanto vero che in certi anni questo movimento risulta percepibile in maniera più evidente. Il 2025 è stato certamente un anno che ha mostrato non solo il mutamento di molti equilibri, ma anche quali potrebbero essere i prossimi punti di caduta. Lo scenario che sembra delinearsi non sembra affatto positivo e, dal nostro punto di vista, viene da chiedersi come stiano reagendo la scena musicale e gli ascoltatori di fronte a tali fenomeni.
Gli ascoltatori appaiono alle prese con una sensazione diffusa di cambiamento che viene fronteggiata in ordine sparso e con approcci differenti: da un lato con un’apertura verso percorsi inediti e lontani, anche geograficamente (Rosalia, Los Thuthanaka, SANAM, Širom tra gli altri), che cercano di scoperchiare nicchie prima sommerse o si abbandonano a fenomeni mainstream prima appannaggio solo di artisti anglofoni; dall’altro mediante la celebrazione di un passato (il proprio) travestito da presente nelle reunion che – come da molti anni ormai a questa parte – si presentano puntuali con il loro conto da pagare in termini di nostalgia (Pulp, Stereolab). Non ci interessa di certo giudicare questi approcci, ma certamente possiamo guardare in casa nostra, nel nostro piccolo blog, e cercare di comprendere in che direzione sono andati i nostri ascolti.

Tirando le somme delle nostre preferenze, sono stati due i dischi che hanno messo d’accordo la nostra sparuta redazione: Getting Killed dei Geese e Una Lunghissima Ombra di Andrea Laszlo De Simone. Due lavori – musicalmente sviscerati su questo blog con due lunghi articoli, cui vi rimandiamo – che, come spesso fanno i dischi, raccontano qualcosa di più che i nostri gusti musicali.
Il disco dei Geese ci ha colpito per la sua capacità di risultare assolutamente in continuità rispetto allo spirito, libero e catartico, che del rock n roll ci ha affascinato fin da ragazzi, ma anche per l’abilità di manipolare la tradizione in maniera tutt’altro che nostalgica, affidando alla sua naturale intensità il compito di ottenere qualcosa che possa definirsi personale e dunque originale.

Geese - Taxes (Official Music Video)


Ma, se l’energia rock dei Geese sembra essere giunta a noi per dare speranza verso un mondo che può essere ancora abitato da rock band di valore, capaci di unire pubblico e apprezzamento critico, e incarnare quello spirito americano – contraddittorio, ma per quelli di una certa generazione sempre rassicurante – e che oggi (come avviene periodicamente) viene messo in discussione, il disco di Andrea Laszlo De Simone ha fornito una radiografia precisa della nostra condizione di uomini occidentali. Alludiamo al suo approccio cerebrale che cerca (e trova) uno sbocco creativo, manipolando il passato fino a creare qualcosa di artificiale in cui far abitare da un lato inadeguatezza personale ed esistenziale e dall’altro un disagio sociale, che sembra nascere dall’abbandono totale verso un sistema percepito come iniquo, ma certamente comodo e che non si ha la forza (o l’intenzione) di rovesciare; una ricognizione di correità e dei propri limiti etici e morali che abbiamo riscontrato anche in altri dischi italiani pubblicati quest’anno (su tutti il notevole Fumo dei Casino Royale, ma anche il ritorno de I Cani con Post-Mortem).

Andrea Laszlo De Simone - Quando

Ma più che individuare un preciso trend tematico-musicale, queste riflessioni sembrano abitare il nostro quotidiano confronto con una realtà che sta scivolando su un piano inclinato, verso luoghi che non vorremmo vedere. Senza lanciarsi in analisi troppo complesse, ci é sembrato insomma interessante mettere in rilievo da un lato l’onesta auto-analisi di De Simone e dall’altro lo slancio verso una tradizione revivificata che abbiamo riscontrato nei Geese. Due poli che in qualche modo si completano e diventano paradossalmente una possibile piattaforma politico-esistenziale.

Cinque pezzi facili

In aggiunta agli album che hanno messo d’accordo tutta la redazione, abbiamo voluto riservare a ognuno di noi uno spazio per parlare di altri cinque dischi che per una ragione o per l’altra hanno segnato il 2025 in musica di ciascuno di noi.

I 5 Pezzi di The Line:

Non amo mai classificare brani o dischi in ordine preciso, preferisco sempre più gli elenchi sparsi.
Forse il disco che ho ascoltato di più è il post-rock in salsa pop/goth/dark di Willoughby Tucker, I’ll Always Love You di Ethel Cain. Il disco ha melodie squisite, a tratti radiofoniche, alternate a brani slowcore, chitarre apocalittiche e sperimentazioni di droni elettronici. Brani come Dust Bowl, Tempest e Waco, Texas sono di un livello altissimo e meritano di stare nel mio Olimpo personale di questo 2025.
Proseguo coi Los Thuthanaka, duo formato dal genio elettronico Chuquimamani-Condori e dal fratello Joshua Chuquimia Crampton. Nativi americani, i due confezionano un disco totalmente inclassificabile, da una parte tributo alle proprie origini, dall’altra ricco di chitarre e ritmi infuocati. I titoli dei brani sono impronunciabili e tra di loro i suoni creano un flusso continuo e inarrestabile. Encomiabile anche la performance live al C2C a Torino, dove hanno rubato la scena all’headliner A.G. Cook.
The Passionate Ones di Nourished By Time è un altro dei miei ascolti ricorrenti. Si tratta del secondo disco (il primo sotto XL) del ragazzo di Baltimore che, complice il salto di qualità della pubblicazione (Il primo album, Erotic Probiotic 2, è stato letteralmente concepito e finalizzato in cameretta), fornisce al pubblico una raccolta di brani a metà tra rock e R&B, conditi da batterie elettroniche e grande attenzione alla melodia.
Sarò poi banale, ma a me NEVER ENOUGH dei Turnstile piace e anche parecchio, dal giorno in cui è uscito e ho avuto la possibilità di vederli alla data 0 del tour a Barcellona per il Primavera Sound. Dalla cura per i videoclip, all’uso maniacale dei synth, alle contaminazioni avant ed elettroniche, Brendan Yates e soci propongono una miscela esplosiva di ritmi e schitarrate squisitamente punk hardcore, dove però non mancano inni da stadio, melodie dolci e anche diverse sperimentazioni (es. i fiati, il flauto suonato da Shabaka, la presenza di A.G. Cook alla produzione etc etc).
Chiudo con un elogio ai Bicep, duo elettronico di Belfast da anni sulla cresta dell’onda, che nel 2025 ci regalano due dischi: quello ambient/sperimentale di Takkuuk, realizzato per un documentario sul Polo Nord, e Chroma 000, un tributo alla club music inglese rivisitata nel loro stile.

TURNSTILE - NEVER ENOUGH [OFFICIAL VIDEO]
I 5 Pezzi di Mason:

Non parlerò dei cinque dischi più belli, perché raramente questo è il mio primo criterio di scelta, ma dei lavori che più si sono distinti per qualche caratteristica. Honey From a Winter Stone di Ambrose Akinmusire, è il disco che più mi ha entusiasmato; si tratta di un’opera davvero ambiziosa, lunga e complessa, ma certi dischi li riconosci da quel “friccicore” di eccitazione che ti provocano. E se per comprenderne a fondo la portata ci vogliono numerosi ascolti, il disco colpisce comunque subito nel segno grazie alla carica creativa irrefrenabile, che mette miracolosamente insieme l’approccio libero del jazz, quello accademico del quartetto d’archi e quello urbano delle influenze black e hip-hop.
Noi ascoltatori siamo essere davvero strani con certi artisti: rimaniamo freddi (o comunque non pienamente convinti) quando tutti applaudono, per poi magari rimanere catturati da lavori che i cultori non inseriscono tra le opere migliori; è ciò che è accaduto quest’anno con The Scholars dei Car Seat Headrest, il disco che ho ascoltato di più, soprattutto in macchina: un album con il quale sono entrato in sintonia fin dai primissimi minuti e che mi ha affascinato con la sua intensa e personale miscela di rock americano (classico e alternativo), sfuriate punk, suoni lo-fi (sempre meno) ma anche lungaggini e difetti che hanno risuonato in me e paradossalmente me lo hanno fatto amare di più.
Quale sia stato per me il disco più atteso è facile dirlo: quando ho letto la notizia che LSD dei Cardiacs, già quasi pronto nel 2008 e condannato a non esistere dalla terribile malattia che aveva colpito Tim Smith, sarebbe stato finalmente pubblicato, non sono stato più nella pelle. Il disco si è poi dimostrato assolutamente all’altezza delle aspettative elevatissime; è stato allo stesso tempo un colpo al cuore, un epitaffio artisticamente notevole del suo creatore, un omaggio sentito dei suoi sodali e forse (ci auguriamo) un’opera che ha piantato il seme della curiosità in possibili nuovi adepti di quello che è un culto in piena regola.
I These New Puritans sono uno dei miei gruppi preferiti, tra quelli emersi negli ultimi 15-20 anni, eppure il loro Crooked Wing è stato il disco che più ho atteso al varco, dopo che il pur buon Inside The Rose mi aveva lasciato con un po’ di amaro in bocca per una scrittura poco incisiva e una certa incertezza nella direzione da intraprendere. Ebbene i dubbi sono stati spazzati via dal nuovo album; un disco che recupera il suono etereo e umbratile di Field Of Reeds e certi sprazzi epicamente industrial di Hidden, arricchendoli con arrangiamenti che giocano sia con i vuoti del silenzio, che con certi pieni orchestrali, ma che sfoggia soprattutto una scrittura magistrale.
Per ultimo ho lasciato In The Wind of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper dei Širom il disco più incredibile, inteso come quell’opera che è riuscita a indurre in me un senso di meraviglia quasi irreale. È un album che con i propri suoni avviluppa i sensi portandoli altrove, verso un paese inesistente dove mille suggestioni musicali si intrecciano tra loro in una sospensione del tempo che galleggia tra arcaico e moderno. Non serve parlare della musica, basta dire che è un lavoro che va accolto più che ascoltato, lasciandosi trasportare dalla sua potenza.

LEGGI  Širom milano@Biko, Milano 26/02/26
Ambrose Akinmusire - muffled screams (Official Visualizer)
I 5 Pezzi di Dixon:

Se il gioco è quello di parlare dei miei cinque dischi del 2025, bisogna innanzitutto scegliere il criterio con cui operare la selezione. Trattandosi di un piccolo spazio personale, allora, mi sento di voler consigliare, più che i dischi più belli o innovativi, quelli su cui sono tornato più volte, per ragioni ora intellettuali, ora emotive.
Al primo gruppo appartiene di certo Quietism di Momus, un lavoro cui sono giunto per la passione che nutro verso questo straordinario ed eccentrico dandy, ma che ha finito per irretirmi sempre più (oltre che per la qualità della scrittura) per l’utilizzo – senza alcuna vergogna – dei software di Intelligenza Artificiale, da cui l’autore ha tratto atmosfere perturbanti e assolutamente fascinose: vicine all’umano, ma in qualche modo artificiali.
Metto in scia il celebrato Essex Honey di Blood Orange. Un disco quasi perfetto, se non fosse per una scaletta che nell’ultima parte perde un po’ di mordente e manca di un finale adeguato allo spessore dell’album stesso. Per il resto, si tratta di un incanto che conquista per la sua raffinatezza e una cura maniacale del dettaglio che non sconfina mai nella leziosità. E ciò grazie a un sincero sentimento di nostalgia e a un lavoro sul vocabolario soul (con le glosse apportate da Frank Ocean in poi…), che viene omaggiato, ma al tempo stesso superato nel languore di melodie che richiamano la nobile tradizione della canzone d’autore britannica.
Tra gli artisti del mio passato, nonostante il buon ritorno di Jarvis Cocker e dei suoi Pulp, la vittoria di categoria spetta ai fratelli Mael e agli Sparks. Da quando negli ultimi anni i due fratellini hanno trovato continuità nelle proprie pubblicazioni, spinti anche da un apprezzamento ormai generale, si sono succeduti diversi ottimi dischi. L’ultimo lavoro, Mad, é probabilmente il migliore di questa terza vita (o quarta? O … ma quante vite hanno avuto gli Sparks?), mostrando in maniera chiara come i due musicisti non solo siano ancora in forma (almeno dal punto di vista musicale: il concerto milanese di questa estate é stato forse il migliore a cui ho assistito quest’anno), ma anche fra i più grandi artisti della storia del rock, almeno se originalità e capacità di andare – con gusto – sopra le righe rappresentano il metro di valutazione.
Infine, a rappresentare, invece, la parte emotiva dei miei ascolti cito Have you Done This Before? di Nowhere, perché si tratta di un piccolo disco senza tempo, un dispaccio mandato da un altrove abitato dai nostri miti, un paradiso in cui siediamo loro accanto e dove è consentito fare musica assieme a loro. Menzione finale per i Fine Before You Came che, con C’è Ancora Amore, incrociano maturità acustica, trasporto emotivo e occasionali esplosioni innodiche, ricompattando così quel senso di comunità e condivisione che la musica, a mio avviso, non deve mai smettere di ricercare.

LE NOSTRE TOP TEN

E se non avete ancora abbastanza qua sotto potete trovare le Top 10 dei singoli autori.

THE LINE
Turnstile – Never Enough
Geese – Getting Killed
Ethel Cain – Willoughby Tucker, I’ll Always Love You
Los Thuthanaka
Model Actriz – Pirouette
Andrea Laszlo De Simone – Una Lunghissima Ombra
Nourished By Time – The Passionate Ones
Swans – Birthing
Deafheaven – Lonely People With Power
These New Puritans – Crooked Wing

MASON
Ambrose Akinmusire – Honey From a Winter Stone
Daniel Bachman – Moving Through Light
Cardiacs – LSD
Caroline – caroline 2
Car Seat Headrest – The Scholars
Andrea Laszlo De Simone – Una lunghissima ombra
Geese – Getting Killed
The Necks – Disquiet
Širom – In The Wind of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper
These New Puritans – Crooked Wing

DIXON
Geese – Getting Killed
Andrea Laszlo De Simone – Una lunghissima ombra
Momus – Quietism
Nowhere – Have You Done This Before?
Blood Orange – Essex Honey
Casino Royale – Fumo
Turnstile – Never Enough
Clipping – Dead Channel Sky
Lucio Corsi – Volevo Essere Un Duro
Sparks – Mad



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