Lael Neale Live Milano

Lael Neale Live Milano – ARCI Bellezza 19.11.2025

La sera del 18 novembre, causa concomitante concerto nella sala di sopra al Bellezza e nello specifico giù in Palestra Visconti, si comincia tardi, alle 22:30 e devo dire che in mezzo alla settimana lavorativa, per di più zeppa di concerti, la stanchezza si fa sentire.

Sarebbe stato ideale un concerto energetico, ma la protagonista è Lael Neale, cantautrice dal fascino elegante ed altero (o almeno così me lo figuro dai dischi in studio) la cui musica è caratterizzata dall’utilizzo di uno strumento-giocattolo piuttosto inusuale come l’Omnichord.

Lael Neale Live Milano Omnichord

Foto di Lino Brunetti

Per chi non lo conoscesse è uno strumento risalente agli anni ’80 che, sintetizzando al massimo (per chi volesse approfondire può visitare questo link), permette di riprodurre suoni e accordi e con l’altro mano utilizzare un touchpad che emula l’arpeggio ma contiene anche dei pattern ritmici rudimentali ma affascinanti.
Ed è proprio l’adozione di questo strumento uno degli elementi che distingue Neale dalle tante cantautrici che sono in giro oggi, oltre a una scrittura che non si fossilizza sulla ballata ma possiede una brillantezza pop amplificata dalle sonorità retrò che conferiscono un appeal atemporale ai suoi brani. C’era perciò molta curiosità nel vedere la musicista all’opera con questo inusuale e curioso strumento.

L’artista della Virginia si presenta sul palco con il suo produttore-mentore Guy Blakeslee, ottimo musicista sulla scena da una ventina d’anni con dischi a suo nome e sotto il moniker Entrance, del quale consigliamo in particolare un lavoro di pop sopraffino come Book Of Changes del 2017;
Blakeslee si occupa di tastiere, effetti e chitarra che scambia più volte durante l’esibizione con Neale, la quale la alterna a sua volta all’Omnichord.

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I brani dove è protagonista lo strumento elettronico con il loro sapore retrò che profuma di modernariato funzionano egregiamente. Se la formula può apparire un po’ troppo esile e posata e in qualche modo distante per reggere un’esibizione live, a controbilanciare il tutto vi è una presenza scenica decisamente particolare, statica ma che grazie al movimento incessante e sinuoso di Neale con la mano destra sul touch pad dell’omnichord si rivela assolutamente ipnotica.

Inoltre la scaletta, ahimè un po’ troppo breve, non si fossilizza su quella formula ma propone cambi di assetto con Neale a imbracciare la chitarra e a incantare in particolare con due brani: mi riferisco all’intensa ballata Blue Vein da Acquainted By Night e nella cover di una brano blues gospel There Is A Light, della quale Neale mantiene l’anima soul trasformandola però in una ballata struggente. Questi brani dove la musicista americana lascia libera la propria voce, altrove forse troppo trattenuta e composta, di esprimere la propria partecipazione emotiva, scaldano l’atmosfera mostrando come, anche dal vivo, l’artista americana si trovi perfettamente a suo agio nel campo del cantautorato classico.

Quella di Lael Neale è dunque un’esibizione in fin dei conti soddisfacente ma che mostra anche i limiti di una formula che, a volte, sembra privilegiare l’estetica rispetto alla sostanza.



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