Micah p hinson live Milano

Micah P. Hinson Live Milano – Santeria 18.11.2025

Quella di Micah Paul Hinson è una storia complessa e tormentata, come lo stesso autore ha voluto in parte raccontare dal palco del Santeria. Una vicenda di libertà e schiavitù che parte da molto lontano, con la repressione feroce dai conquistatori europei nei confronti della sua tribù di origine, i Chickasaw, le cui radici sono ancora profondamente dentro Micah, nonostante il tempo e la genetica abbiano fatto paradossalmente di lui un uomo bianco come gli oppressori. E che nella sua vita si è manifestata in una relazione tossica dove il cantautore americano si è trovato a scegliere (ovviamente secondo la sua versione) tra la schiavitù di un matrimonio con una conseguente vita conforme ai canoni del sogno americano e la libertà, che alla fine gli è costata l’allontanamento dai quattro figli. Una storia con alti e bassi anche dal punto di vista musicale, che lo poneva, dopo un inizio fulminante, tra i maggiori cantautori alternativi e lo ha poi visto inabissarsi in un pozzo apparentemente senza fondo.
Per sua e nostra fortuna, Hinson ha trovato un buon samaritano sulla propria strada, sotto la forma di Alessandro Asso Stefana che non si è rassegnato alla perdita di un simile talento e lo ha riportato sulla retta via. Si è così creato un legame forte con il musicista bresciano “senza il quale non so dove sarei ora” e, tramite lui, con l’Italia e con Ponderosa che ha pubblicato i suoi ultimi due dischi e ha promosso i suoi tour.

Micah P Hinson live 2
Foto: Ponderosa Press

Quindi la prima grande notizia che ci consegna questo concerto è la conferma di un artista e uomo ritrovato non solo su disco ma anche sul palco. Hinson si presenta sul palco cappello a tesa larga, occhialoni di ordinanza e una chitarra altissima come un suonatore di flamenco, insieme ai suoi compagni d’eccezione: oltre ovviamente a Stefana che si muove tra tastiere, banjo, steel guitar e armonica a bocca, troviamo alla batteria il bravissimo Paolo Mongardi di Zeus! e Il sogno Del Marinaio tra gli altri.
Il repertorio si concentra, come è giusto che sia, sul nuovo album The Tomorrow Man, con i brani che vengono riarrangiati per trio rispetto al suono pieno e orchestrale del disco. E la scarnificazione dei brani è, come sempre, un esame spesso decisivo per la loro consistenza: una prova superata in pieno con le canzoni capaci di mostrare sfumature differenti nella nuova veste.
Basti pensare a Sleepyhead eseguita nel bis, enfatica e lussureggiante su disco e intima e tenera sul palco, più aderente alla propria natura di ninna nanna. Notevoli anche Mothers & Daughters con il suo ritornello cadenzato, la stupenda Think Of Me che, spogliata del (peraltro magnifico) mantello orchestrale del disco, mostra in pieno tutta la propria anima struggente e I Don’t Know God, eseguita in solitudine, con pause che mettono a nudo in maniera palpitante il contrasto esistenziale tra l’uomo e il divino.

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Sono estratte dal disco precedente, sempre prodotto da Stefana, una Carelessly da brivido, People, meravigliosa cover di David Bazan che in pochi versi riassume in maniera impietosa la natura umana e l’eterno classico 500 Miles che chiude l’esibizione.

Non sono mancati dei siparietti country bluegrass particolarmente apprezzati dal pubblico (perché citando il mio vicino di concerto Lino Brunetti “il country funziona sempre…”) ripescati da album meno recenti come There’s Only One Name da Micah P. Hinson And The Nothing (2014) e When We Embraced da uno dei suoi album migliori, Micah P. Hinson And The Nothing (2008). Il pubblico ha poi accolto con entusiasmo l’unico recupero dal primo album, Beneath The Rose.

Concerti come questi fanno bene al cuore, perché ritrovare un cantore profondo dell’animo umano e dei suoi struggimenti è una notizia favolosa. La gioia di vedere un uomo così vivo e a suo agio sul palco, nonostante i tormenti della vita, fa il paio con una vibrante ed emozionante esibizione da riporre nel cassetto dei ricordi preziosi.



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