Florist Live Milano 11-09-25

Florist – Live a Milano – ARCI Bellezza 11/09/25

Diciamo la verità, ci sono sere in cui mi dico: ma veramente devo andare a un concerto? Chi me lo fa fare di prendere di nuovo la macchina per ficcarmi in un posto dove magari farà un caldo infernale… A volte la pigrizia vince, altre invece prevale la parte di me ancora attiva e l’amore per la musica. E alla fine talvolta lo sforzo è ripagato. anche se non sempre.

Hannah Frances live milano 1
Foto di Lino Brunetti

Nel caso del concerto dei Florist al benemerito ARCI Bellezza che ha aperto la nuova stagione concertistica, i dubbi si sono sciolti addirittura prima che Emily Sprague e il suo unico compagno di band Felix Walworth, cominciassero a suonare. Infatti poco dopo le 21 si è presentata sul palco in solitaria Hannah Frances, autrice di uno dei migliori dischi di cantautorato al femminile del 2024, Keeper Of The Shepherd e in procinto di pubblicarne un altro nel mese di ottobre.
Oltre a incantarci con una scrittura matura, una chitarra elettrica suonata mirabilmente in fingerpicking e una voce angelica modulata perfettamente, la sua esibizione ha stabilito il mood della serata: un’atmosfera raccolta e familiare con un pubblico rispettoso e attento che ha dimostrato un calore insolito per un opening act.
Oltre ad alcuni brani tratti dai suoi lavori precedenti tra i quali ha brillato una versione da brividi di Keeper Of The Shepherd, Frances ha proposto due estratti dall’album di prossima pubblicazione, che hanno fatto aumentare l’acquolina in bocca.

florist Emily Sprague live milano
Foto di Lino Brunetti

È arrivato poi il momento dei Florist in una versione a due per questa traversata oceanica, che pur nella diversità della propria musica hanno portato avanti l’atmosfera intima che si era creata. Come Hannah prima, Emily ha parlato amabilmente con il pubblico, mettendosi anche un po’ a nudo come avviene nelle sue canzoni.
Se Prague ha imbracciato dall’inizio alla fine la chitarra acustica, il sodale Walworth ha mostrato tutta la sua ecletticità passando da un drum kit essenziale alla chitarra elettrica, passando per le tastiere.
Quando hanno iniziato a suonare è accaduta una piccola magia: sono infatti riusciti a ricreare a migliaia di chilometri di distanza e in piena città, quella atmosfera agreste che caratterizza i loro dischi.
La band suona esattamente come me la immaginavo: gentili, delicati, suadenti e profumati di spazi aperti, tramonti bucolici e canti di grilli. La chitarra acustica, la voce vellutata di Sprague, la batteria misurata danno vita a unamusica “domestica”, da focolare e il pubblico si ritrova magicamente come davanti a un falò a farsi coccolare.
Un calore che si percepisce tutto nell’accoglienza riservata a tutti i brani e che Emily accoglie con un timido sorriso.
I brani della scaletta provengono principalmente dall’album omonimo e dal recente Jellywish. Tra i brani segnaliamo l’incantevole Two Ways con il suo semplice e ipnotico arpeggio e il ritornello armonizzato da Emily e Felix, l’impalpabile melodia di Red Bird Pt. 2 (Morning) che dipinge in sala un’invisibile alba nascente, la minimale Sparkle dedicata al suo omonimo cane che ha insegnato a Emily cosa significa essere umani e la malinconia di Time Is A Dark Feeling.
L’apice emotivo è stato però Our Heart In A Room, brano che sintetizza perfettamente nel titolo l’atmosfera che il duo ha saputo creare. E infine va segnalato If I have Eyes, tratto dall’album di  debutto della band, Emily Alone, che dimostra come la band sia in grado anche di calcare efficacemente il piede sull’acceleratore e sul ritmo andando a lambire territori non distanti dal suono dei Big Thief.

Quando si torna da un concerto e ti chiedono “allora com’è stato” di solito si risponde bello, esaltante, eccezionale, in questo caso risponderei ovviamente, bello ma soprattutto prezioso.



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