Certi cantautori hanno come delle impronte digitali che è possibile scorgere ovunque nelle loro composizioni, come avessero mani sempre impiastricciate dall’inchiostro dei fogli, dalla polvere dello studio di registrazione o forse da quella sostanza con la quale danno forma alle proprie canzoni. A volte si tratta di una particolare inflessione della voce che ritrovi tale e quale in una nuova composizione, altre di quel modo particolare di condurre la melodia e appoggiarla al tessuto armonico della canzone. Ed ogni volta è bello scorgerle, riconoscerle e ritrovarcisi, soprattutto quando quell’autore è stato un segreto che hai custodito, senza gelosie, ma anzi cercando di divulgarne il verbo a quante più persone possibili.
Così ad esempio abbiamo fatto su questo blog con Daniel Green, cui abbiamo dedicato diversi articoli per sdebitarci di tutta la bella musica che ci ha dato in questi anni. Non potevamo dunque che occuparci anche del suo ultimo lavoro, a nome DG Solaris e intitolato Tellisford Loop. Un lavoro che a dire il vero avrebbe anche potuto chiamarsi DG Tuesdays, vista l’abitudine del Nostro di dedicarsi alla scrittura musicale un solo giorno alla settimana e appunto il martedì. Sì, perché Danny Green è uno di noi, con una vita da portare avanti tra famiglia e lavoro e che, oltre alla fatica del quotidiano, deve fare fronte probabilmente al senso di colpa, al desiderio e alla frustrazione di non riuscire a dare pieno sfogo e dedicare il giusto tempo alla sua vera essenza, che sarebbe quella del musicista.
Dopo essere stato membro attivo del Wilkommen Collective, aver suonato in giro la batteria per diversi artisti (compresa Laura Marling) e, soprattutto, aver dato vita al progetto Laish con cui ha pubblicato quattro dischi (fra cui gli splendidi Pendulum Swing e Time Elastic), Danny Green ha conosciuto l’odierna consorte, Leana Green, con cui ha avviato il progetto DG Solaris che ha esordito discograficamente nel 2020 con il pregevole Spirit Glow. Dopo l’arrivo dei bambini, il progetto era andato in pausa: i coniugi Green si sono trasferiti in un villaggio vicino a Frome, nel Somerset, dove Daniel ha cominciato a organizzare, sotto la sigla Night River, una serie di concerti descritti come “magicamente intimi”, dove spesso ha duettato con i più di 100 artisti che si sono avvicendati in cartellone.
Qualcosa però non tornava… Danny aveva bisogno di tornare a incidere la propria musica, quasi come non farlo volesse significare tradire la propria natura di songwriter, ovvero tutto quello che nell’intimo aveva sempre saputo di essere. Scrivere per pubblicare e fare sentire agli altri, cosa c’è di più bello? Insomma, ve la faccio breve, il compromesso trovato da Danny tra impegni quotidiani e necessità artistiche sono stati appunto i cosiddetti DG Tuesday, che lo stesso cantante descrive così: Every Tuesday morning is my time to get in the studio and work on whatever I feel like. The main focus was on finishing songs. Some days I would sit at the piano or guitar with a blank page and write a song from scratch and quickly record it. Other Tuesdays I work on a song’s arrangement, adding new parts.
Quello che é venuto fuori è dunque questo Tellisford Loop, che ci viene recapitato con tutto quel senso di sollievo e di pacificata necessità che solo i lavori che nascono dalla voglia di affermare se stessi possono avere. D’altronde, sembra proprio che Green non voglia altro che continuare a lasciare in giro le sue impronte digitali su quei fantastici manufatti musicali che sono le canzoni.
In questo caso, ne abbiamo dieci nuove, più un brano strumentale.
Va subito detto che, per questo lavoro, Green ha scelto una modalità di pubblicazione peculiare: invece di far uscire l’intero disco, ha preferito pubblicare ad intervalli di circa due settimane una canzone alla volta, accompagnandone la pubblicazione con una breve introduzione sul brano stesso. Una modalità che tradisce tutto il lavoro artigianale e la cura amorevole con cui il cantautore britannico si dedica alle proprie creazioni.
La prima canzone ad essere stata pubblicata (e che forse non a caso parla di avere fede in qualcuno) risulta paradigmatica dell’intero lavoro: I Believe in You traccia infatti le coordinate di un suono soffice su cui Daniel appoggia le sue liriche inquiete e gentili, accompagnato da controcanti femminili, ad opera di Rosana Schura, che enfatizza la rotondità dei ritornelli; così come avviene nella successiva You Will Know, dove il raddoppio alla voce di Rosana riesce a creare un incantesimo avvolgente, o in Yearns To be Free, dove la voce femminile svolazza attorno al cantato morigerato di Danny.
Risulta presto evidente come Danny canti soprattutto della propria quotidianità di padre e musicista: se la già citata Yearns To be Free anela al sonno come una necessità drammaticamente impossibile da soddisfare in presenza di un neonato, in Lovely To Sleep il cantato sembra traballare, ma prosegue indomito perché a volte è bello persino farsi trasportare dalla stanchezza; Roll Around è una ninna nanna che però sembra voler cullare per intrattenere e non per spingere al sonno, mentre A Gentle Man si ferma a un passo dal sussurro, con il suo rumore di uccellini in sottofondo, come venisse cantata nel primo mattino, in maniera leggera per non svegliare il bambino che dorme nella stanza accanto o magari, chissà, per farlo riaddormentare dopo uno dei tanti risvegli notturni.
Resta ancora da rendere conto almeno di una Paulette, A Black Cat, che forse è una delle più belle melodie che il Nostro ha mai composto, e dello strumentale Tellisford Loop che intreccia tastiere, chitarre acustiche e una slide che ti porta altrove, forse verso le Hawaii, anche se la voce femminile che sembra accarezzarti dolcemente fa capire che è solo un sogno, di un sonno però dolcissimo.
Se il precedente Spirit Glow, declinando la gioia dell’amore in tutte le sue sfumature (da quella sensuale dell’abbandono fisico a quella sentimentale della comprensione e della complicità), celebrava la dimensione familiare come punto di partenza (o forse di arrivo), Tellisford Loop ne rappresenta il seguito ideale, raccontando il momento successivo, quando gli impegni familiari ti riportano nuovamente con i piedi per terra. Ulteriore conferma della maniera di vivere la propria arte di Green, incapace di staccarsi dal dato e dal momento biografico.
Tellisford Loop conferma la qualità della scrittura di Danny Green, nonostante si tratti di un lavoro magari interlocutorio, ma certamente necessario, con cui l’autore ribadisce innanzitutto a se stesso la sua qualità di songwriter.







