Non amo molto né gli anniversari, né il conseguente effetto nostalgia, però lasciatemi celebrare questa piccola ricorrenza.
Circa cinque anni fa scrissi il mio primo articolo per questo blog, scegliendo come disco di cui parlare “Magdalene” di FKA Twigs, un lavoro che tuttora ascolto e riprendo con estremo piacere (e che anche i miei “colleghi” di blog apprezzano).
E dunque, magari non è un caso che, il 24 Gennaio 2025, a distanza di poco più di cinque anni da “Magdalene”, esca il terzo album in studio di Twigs, “EUSEXUA”, pubblicato come sempre dalla fidata Young (XL).
Avevo speso parole d’amore per il precedente capitolo della carriera discografica di Tahliah Barnett. In particolare, ero rimasto fulminato dall’immediatezza dei brani che andava di pari passo con la complessità e la stratificazione elettronica che stava alla base della sua concezione: un esempio di cantautorato elettronico di altissimo livello, dove alla raffinatezza compositiva si associava in maniera indissolubile una cura maniacale per i testi, che esprimeva al meglio il periodo travagliato dell’artista.
“EUSEXUA” (un neologismo coniato per l’occasione) arriva dopo un periodo piuttosto difficile per Twigs che, nel periodo successivo al tour del 2019, oltre ai lockdown e allo stop forzato delle apparizioni pubbliche, ha dovuto sopportare vicende giudiziarie legate all’ex compagno Shia LaBeouf e una crisi creativa che l’ha tenuta lontana dalle scene per diverso tempo.
Fatta eccezione per il più che dimenticabile mixtape “Caprisongs” del 2022, Twigs è stata totalmente assente dai palcoscenici musicali, ritardando più volte l’uscita del fatidico terzo disco e rinunciando a diverse performance live (addirittura per due estati di fila ha saltato la performance prevista per il Primavera Sound di Barcellona).
L’ecletticità di Twigs è sempre stata uno dei suoi fiori all’occhiello, e ha sempre fatto sì che il suo operato non si limitasse alla musica, ma unisse in maniera fluida e risoluta arte performativa, cinema, danza, moda e showbiz.
Fin dai tempi di “LP1” (2014) e “M3LL155X” (2015), Twigs si è sempre imposta come diva alternativa nel mondo della musica pop ed elettronica, imponendosi come personalità carismatica e originale, ricevendo spesso paragoni importanti, come quello con Bjork, sia per sperimentazione vocale sia per la ricerca sonora e degli abiti.
“EUSEXUA” è il manifesto di una personalità ritrovata e di una nuova linfa creativa, nonché della voglia di esplorare nuove sonorità sotto l’egida del fidato Lewis Roberts, in arte Koreless (parlammo molto bene di “Agor” nel 2021), a cui viene affidata la totalità delle produzioni.
Nel complesso, “EUSEXUA” è un album solido, che scorre senza intoppi, permeato da un’estetica nostalgica e reminiscente dei club e dei rave che in UK tanto sono stati una rivoluzione culturale.
Koreless è un maestro nel catturare diverse epoche sonore nei brani, oltre a creare una struttura coerente: all’interno di “EUSEXUA” vi sono rimandi alla musica trance in cassa dritta (la title track ne è esempio lampante), al big beat dei Prodigy e dei Chemical Brothers (Girl Feels Good), al pop elettronico dei primi 2000 e alle ballad (su tutte “Sticky”, che si aggiunge alla già lunghissima lista di pezzi che campionano “Avril 14” di Aphex Twin), all’hyper-pop ricco di glitch e breakbeat di “Striptease”.
A differenza di “Magdalene”, disco notoriamente introspettivo e sofferto, “EUSEXUA” rappresenta una liberazione e una glorificazione della vita e dell’eccesso come unica modalità di godersela appieno: non mancano esaltazioni alla ipersessualità, alla vita sfrenata, all’anticonformismo, ma anche riflessioni sulle dipendenze, in particolare quella dalla tecnologia (“24hr Dog”).
A differenza di “Caprisongs”, mixtape ricco di collaborazioni, in “EUSEXUA” l’unico featuring accreditato è quello, ai più incomprensibile (me compreso) di North West, figlia di un certo controverso rapper che se nominassi di questi tempi i poteri forti ci butterebbero giù il sito.
La undicenne canta su “Childlike Things” una lode a Dio in un giapponese maccheronico, in un brano sicuramente radiofonico, ma con meno potenziale rispetto agli altri.
In definitiva, “EUSEXUA” si presenta come un album sì liberatorio e godibile, ma che per certi versi rivela certe forzature, prima fra tutte la circostanza che la stessa autrice non appartiene pienamente all’immaginario scelto per rappresentare le sonorità: dopotutto é la stessa cantante a definirsi una “posh baby” di Hackney, che si è avvicinata al mondo rave solo di recente, ed è possibile sentirlo chiaramente.
La produzione, al contempo nostalgica e massimalista di Koreless, è impeccabile e rispecchia tutta la maestria del ragazzo nell’omaggiare i propri maestri. Ma un sound design e una produzione impeccabili non portano però “EUSEXUA” sullo stesso livello di “Magdalene” o del precedente “LP1”: la sensazione di piacevolezza non compensa l’assenza di canzoni davvero ben scritte o di episodi memorabili, e soprattutto manca quella sinergia che si creava tra la realizzazione sonora e la viscerale emotività della cantante realizzata ai tempi da Nicolas Jaar e in parte da OPN.
Sicuramente un ritorno gradito (chissà che torni a farsi vedere in concerto da queste parti, magari al C2C?), ma meno altisonante del previsto.





