Gli Zac sono un gruppo punk che ha deciso di suonare power pop, senza vergognarsi di citare roba come gli Abba o la Electric Light Orchestra o di introdurre tastiere e synth in maniera massiccia. E questo perché la band ha ben presente quali sono i due elementi che consentono di non smarrire il sentiero “giusto”: energia e melodia. 
Su queste due direttrici si muovono infatti le dieci canzoni del secondo capitolo della saga del gruppo romano, intitolato semplicemente “Zac II” e uscito nel corso del 2023. Un lavoro che da queste parte ha dapprima convinto e poi addirittura entusiasmato, nel momento in cui ci siamo scoperti dipendenti dalle loro melodie e da quel particolare benessere che solo i “feel good record” sanno dare.

The World Is Standing Still

Abbiamo dunque pensato di intervistare gli Zac in occasione del bellissimo party di Natale, organizzato al Biko di Milano, dall’etichetta bergamasca Wild Honey’s e che ha visto esibirsi diversi musicisti della label come Bee Bee Sea, Mark Sultan, Miss Chain & the Broken Heels, Wally, oltre agli headliner della serata, ovvero quei Giuda che con gli Zac condividono la chitarra di Lorenzo Moretti
Nel camerino del Biko, poco prima del concerto, ci troviamo dunque con Lorenzo e Tiziano Tarli, l’altra mente dietro il progetto Zac, che si avvale anche del contributo attivo e fattivo del figlio di Tiziano, Pablo Tarli, che da lì a poco si produrrà in una fantastica prova alla batteria, e del bassista Emanuele Sterbini, conosciuto anche come Sterbus (nome/ragione sociale condivisa con la compagna Dominique D’Avanzo, che abbiamo già incontrato qui, qui e qui), entrambi presenti all’intervista, assieme a Danilo Silvestri, produttore del disco.

(Gli Zac si stanno cambiando per il palco. Lorenzo indossa una vecchia maglietta nera con il logo dei Pooh in bianco e dalla sua valigia fa capolino una copia dei “Promessi Sposi”.“Agli Zac piacciono i classici!” è il nostro primo commento… poi partiamo con la prima domanda).

Iniziamo con la domanda più banale: come sono nati gli Zac?
Tiziano Tarli: Gli Zac nascono dall’amicizia tra me e Lorenzo e grazie al fatto che vivevamo abbastanza vicini. Data questa vicinanza “di quartiere” ci ritrovavamo spesso a passare del tempo assieme, magari per suonare qualcosa assieme o anche per cenare e chiacchierare un po’. Ci trovavamo entrambi in una fase piuttosto riflessiva della nostra vita e passare del tempo assieme a suonare o semplicemente a frequentarsi come amici ci ha fatto bene.
Lorenzo Moretti: C’è anche da dire che in quel periodo avevo anche deciso di approfittare della vicinanza e prendere lezioni di canto da Tiziano: con i Giuda facevamo molti tour e tantissimi concerti e volevo imparare a usare correttamente la voce senza perderla ogni volta a fine concerto. Per farmi esercitare Tiziano ha cominciato ad arrangiare alcuni pezzi dei Giuda per pianoforte, lasciandomi di stucco: mi dicevo “guarda, come suonano bene i pezzi dei Giuda così!”. Insomma era una prospettiva insolita da cui guardare alle cose che scrivevo e mi ha incoraggiato a tirare fuori dal cassetto alcuni brani che avevo scartato perché non li ritenevo adatti al sound dei Giuda. Suonati da Tiziano invece funzionavano alla grande… da lì all’idea di mettere su una band assieme il passo é stato più che semplice, naturale…
Tiziano: Esatto. A quel punto ci servivano basso e batteria e allora abbiamo chiamato Sterbus, musicista straordinario che suona con me dal 1998, prima con gli Sweepers e poi con gli Illuminati. Emanuele Sterbus è davvero un bassista portentoso, un incrocio tra John Entwistle e Paul McCartney.
Lorenzo: Su Sterbus non abbiamo avuto dubbi: ero rimasto sempre colpito dal suo modo di suonare… Francamente ne ho visti tanti di bassisti o di chitarristi, ma come Sterbus probabilmente nessuno, dico davvero. Almeno dal vivo. 
Tiziano: Poi abbiamo chiamato Pablo, che è mio figlio, ma soprattutto è un bravissimo batterista… Alla fine del 2019 abbiamo registrato e subito pubblicato il nostro primo disco, intitolato semplicemente “Zac”. Poi è arrivata la pandemia e tutto si è bloccato.

(Ci rivolgiamo allora a Pablo, cercando di catturare meglio questo strano rapporto padre-figlio interno a una band) Quando tuo padre ti coinvolge e ti chiede di suonare in una sua band, lo vedi come un “accollo” a cui non puoi dire di no oppure ti fa piacere?

Pablo: Diciamo un 50% e 50%… All’inizio magari un po’ sì, ma alla fine ti rendi conto che i pezzi sono davvero belli e che ti diverti un mondo a suonarli e quindi va bene così!

Se il primo disco era più diretto e glam, il vostro secondo lavoro presenta suoni un po’ “equivoci”. Ci spieghiamo meglio: chi è cresciuto con il punk, il glam o l’indie-rock degli anni novanta, potrebbe ritrarsi di fronte a certe tastiere che ricordano la Electric Light Orchestra o gli Abba o davanti a certe chitarre che citano sfacciatamente un suono – quello del cosiddetto AOR – su cui da ragazzi avremmo sputato… Eppure invece tutto sembra funzionare perfettamente, perché – e questo è uno degli aspetti che ci ha più convinto del disco – quelle sonorità sembrano essere state “filtrate” da una sensibilità e un gusto che si è formato appunto con il punk e il rock n roll più essenziale. La scelta delle timbriche da affidare ai vari strumenti ci é sembrata davvero felice e il risultato è stato quello di unire mondi che teoricamente andrebbero separati.
Lorenzo: Quelle sonorità non sono state utilizzate su pezzi enfatici, ma su brani molto diretti con una scelta magari poco usuale. La verità é che noi non abbiamo mai rinunciato all’immediatezza punk, anche perché quella é la musica con cui siamo cresciuti e di cui difficilmente potremmo fare a meno: i tre accordi, le canzoni con strofa, bridge e ritornello, gli stacchi di chitarra elettrica… 
E’ vero: io certi gruppi non li potevo nemmeno sentire nominare, ma a volte si evita di ascoltare per approccio ideologico, almeno per me é stato così… 
Il mio gruppo preferito oggi sono probabilmente i Beatles, ma ti assicuro che ci ho messo anni per arrivarci… figurati quanto ci ho messo per arrivare agli ELO o agli Sparks! 
Personalmente sento l’esigenza di sperimentare, di cambiare. Con Tiziano ci siamo sbizzarriti: abbiamo montato un sacco di tastiere e abbiamo scelto pezzo per pezzo il suono che potesse interpretare meglio l’idea che avevamo in testa. In Tiziano ho trovato un musicista straordinario, un polistrumentista che suona il piano, la chitarra molto meglio di me, che é capace di cantare e soprattutto riesce, non solo a dare forma compiuta a tutte le mie idee, ma anche di aggiungerne altrettante.
Danilo Silvestri (produttore del disco): Gli elementi “equivoci” – come li avete chiamati voi – non sono stati mai utilizzati come orpello estetico fine a se stesso. La produzione non ha mai cercato di “edulcorare” i brani o di inseguire un’estetica pomposa o ridondante, ma ha utilizzato quei suoni sempre con un criterio funzionale, avendo a cuore la migliore valorizzazione della canzone.
Tiziano: A noi non frega niente di essere ampollosi, ridondanti, barocchi. Nel disco non ci sono assoli di tastiera, quello che trovi nei dischi degli Zac è l’essenzialità del punk arricchita da tutta una serie di ascolti che abbiamo fatto nella nostra vita e che abbiamo fagocitato, assimilato e riproposto. Non si tratta di creare un falso storico, ma di dare forma a una nostra visione, che non prevede niente di più di quello che riteniamo essenziale. Nel nuovo disco abbiamo anche registrato un quartetto d’archi, ma alcune delle parti che avevamo scritto e registrato con il quartetto sono state cancellate perché ci sembravano eccessive e non funzionali. 
La scelta delle tastiere e delle timbriche, poi, è davvero delicata: dei suoni sbagliati potrebbero rovinare tutto ed è per questo che io e Lorenzo vi dedichiamo tantissimo tempo, scegliendo tra le tante tastiere che ci portiamo a casa… stiamo lì a cercare i suoni ed è qualcosa di bellissimo, credimi!

(A Tiziano) Che Lorenzo fosse un musicista capace di scrivere grandi canzoni era fuori di dubbio: i pezzi scritti per i Giuda sono sempre immediati, innodici e capaci di trovare l’hook melodico anche in una struttura che prevede pochi movimenti melodici… ma tu ti aspettavi che la sua penna, alle prese con brani più ricchi melodicamente, fosse così raffinata e allo stesso tempo efficace?
Tiziano: Io credo che Lorenzo sia un bravissimo autore di canzoni con un gusto innato per la melodia. Sa trasmettere le proprie emozioni e lo fa senza schemi o costrizioni di sorta. Quando è venuto da me, sapevo che mi avrebbe proposto qualcosa di diverso dai Giuda. La cosa bella della sua scrittura è che le sue canzoni “funzionano”: stanno in piedi da sole e allora è bellissimo costruirgli attorno il vestito più adatto, utilizzando arrangiamenti e sonorità varie.
Lorenzo: Grazie per i complimenti che fanno sempre piacere! Tante idee però sono di Tiziano… magari io ho scritto il ritornello, mentre lui gli ha cucito dietro la strofa… Poi considera che avere dei musicisti come Pablo e Sterbus è una grande fortuna, perché sono in grado – da una scintilla – di aggiungere idee, riff, cambi di ritmo etc. Magari posso anche avere delle idee, ma la mia fortuna è quella di avere intorno delle persone capaci di arricchirle! Siamo una band in tutto e per tutto, Pablo e Emanuele non sono mai stati delle comparse. Loro mettono nel progetto tanto quanto noi. Gli Zac sono nati da una nostra idea, come duo, ma ben presto tutto si è sviluppato con le dinamiche di una vera band. Poi un po’ per ragioni di “marchio” abbiamo continuato a presentarci come duo, ma ad esempio se pensiamo a un nuovo disco pensiamo immediatamente a quei quattro musicisti e non certo solo a noi due.

The Boy I Left Behind

Veniamo alla vostra attività live. Al di là della bella performance, vedervi suonare mi ha ricordato tutte le cose belle che ci hanno fatto innamorare del rock n’ roll: energia, melodia, ma anche spillette e giubbini. Insomma, tutto quel mondo che da adolescenti ci ha rapito e ancora oggi ci fa stare qua a parlare di rock n roll. Perdonate la banalità: ma cos’è per voi il rock n’ roll? 
Tiziano: Il rock n’ roll è la nostra vita. Qualcosa che fa parte di noi. Abbiamo tutti superato i quaranta e non siamo certo dei ragazzini, ma il rock n’ roll è sempre stato il nostro modo di vedere la vita. Arrivo a dire che la musica a volte é stata più una scusa, mentre il nocciolo della questione è sempre stato il modello di vita che abbiamo scelto di abbracciare! 
E’ un modo di prendere posizione sul consumismo, il capitalismo, i bisogni indotti e l’immagine che ci dicono che dobbiamo proiettare. 
Siamo sempre stati così: ho conosciuto Lorenzo quando lui aveva 17 anni e suonava nei Taxi, io avevo occupato un centro sociale, avevo 19 anni e ho organizzato un concerto della sua band. Capisci? E’ da una vita che pratichiamo il rock n’ roll come stile e ragione di vita… Uno stile di vita che ci sforziamo di far funzionare, di far diventare vero e non solo il sogno di un adolescente. Insomma, noi non solo crediamo che un altro mondo sia possibile, noi quel mondo lo viviamo e quello stile di vita lo pratichiamo! Io ho un figlio che suona con me negli Zac e questo immagino voglia dire qualcosa… 

zac milano 16 dicembre

Siete d’accordo con chi sostiene che l’eccitazione del rock è inevitabilmente associata alla giovinezza e che il r n r é un modo per rimanere in contatto con la componente adolescenziale e giovanile che rimane in noi? Una sorta di elisir che ti riconnette a quella componente di te che in realtà non è mai morta, ma magari solo un po’ assopita?
Lorenzo: Sono d’accordo. Lemmy dei Motorhead diceva che se ti senti troppo vecchio per il rock n’ roll vuol che… effettivamente lo sei! 
Probabilmente è una questione mentale: o lo senti o non lo senti. Io sinceramente lo sento ancora: sento l’eccitazione quando metto un pezzo e magari mi sto vestendo… magari non come ai livelli di quando ero un ragazzino, ma sento ancora la carica che mi trasmette il rock n roll, quella voglia di suonare quei 4 accordi, che – girali come vuoi – ma mi danno ancora tante emozioni e mi danno l’opportunità di trasmettere qualcosa, di tradurre delle emozioni in musica, mettendoci quello che ho dentro, perché quando scrivo un pezzo c’è sempre qualcosa: non è soltanto estetica, c’è qualcosa che va oltre e che viene dalla mia voglia di suonare rock n’ roll.
Tiziano: No, non sono d’accordo. Personalmente, il rock n’ roll è la mia vita e non c’entra nulla con l’età. E’ piuttosto la vita che mi sono scelto, un modello di vita diverso da quello che viene confezionato e imposto. La mia vita si muove su altri binari, non mi interessa comprare la macchina nuova, il cappotto nuovo o che ne so io. A me interessa scrivere una canzone, fare un disco e poi un concerto. Ho 48 anni e – credimi –  sono identico a quando ne avevo 25. Non é che il rock mi mantiene giovane, io sono il rock n roll, nel senso che la mia è una pratica quotidiana: il rock n roll è quello che succede nella mia giornata. E’ l’alternativa che ho scelto alla proposta della società occidentale, consumistica e bla bla bla. Io suono, scrivo le canzoni, investo sulla musica. 
Io voglio fare il secondo disco degli Zac perché poi farò un concerto, parlerò con te, avremo questa intervista e poi continueremo a suonare e avremo grandi soddisfazioni e porteremo avanti un’idea di vita alternativa a quella che ci viene imposta e che è una grande rottura di coglioni. 
Questo mondo esiste e mette in piedi tante cose come la bellissima serata di oggi. Hai visto quanta gente c’è?! Quante band hanno suonato? Gli esseri umani svegli che vogliono impegnarsi nelle cose ci sono! Si industriano, trovano spazi dove poter esistere e lasciare il segno. 
A me interessa suonare bene la mia musica. Finché ne sarò capace sarò rock n’ roll, a prescindere dalla mia età!

Ok, chiudiamo con la più classica delle domande: quali sono i progetti futuri degli Zac?
Lorenzo: Faremo un altro disco subito! Quando l’ho proposto erano da subito tutti carichi e convinti. Sulla direzione che prenderemo non saprei dirti di preciso… ma si inizia sempre con idee vaghe, poi quando i pezzi cominciano a prendere forma, ti lasci guidare dalle tue stesse creazioni. Posso solo dire che ho proposto a Tiziano di tornare a suonare le chitarre! Quindi forse nel prossimo disco ci saranno meno tastiere e più chitarre, ma chi può dirlo davvero?
Tiziano: Con gli Zac a decidere il sound sono spesso gli strumenti che abbiamo sottomano… Nel primo disco ad esempio io suonavo per lo più pianoforte e hammond ed è venuto fuori un certo suono, per il secondo abbiamo deciso di comprare più synth e tastiere, magari per il terzo imparo a suonare il violino!


Non resta dunque che aspettare la prossima mossa degli Zac e, per chi fosse troppo impaziente o semplicemente fosse in cerca di altre buone vibrazioni, consolarsi con le due tracce che il gruppo ha messo a disposizione sul suo bandcamp (ma che vi consigliamo di acquistare nella versione 7”, impreziosita da un confezione psichedelica che si apre e richiude come fosse un origami…). I due brani “Summer Dreamers” (frizzante e sbarazzina come certi brani degli Smiths) e “The One” (meraviglia melodica dall’incedere semplicemente perfetto) sono frutto delle medesime session che hanno partorito “Zac 2” e non possono davvero mancare a coloro che hanno amato quanto prodotto dalla band fino ad oggi. 

Fateli vostri anche solo per affermare ancora una volta – come fanno ogni giorno gli Zac – di appartenere anche voi e a modo vostro a quel mondo del rock n’ roll cui, a conti fatti e tolte le ore di sonno, abbiamo dedicato la maggior porzione della nostra vita.