C’era una certa ansia alla vigilia dell’uscita di “Now and Then”, la “nuova” canzone dei Beatles. Ogni religione d’altronde ha i suoi fedeli più dubbiosi, bisognosi di toccare “con orecchio” prima di abbandonarsi alla fede più cieca. L’ansia nasceva dal timore che il miracolo avvenuto con “Free As A Bird” e (solo in parte) con “Real Love” non si ripetesse e che il nuovo brano risultasse inadeguato ad essere introdotto in quel giardino incantato (i famosi “Strawberry Fields Forever”?) rappresentato dal mondo dei Beatles.
Da bravi luddisti, in molti si sono concentrati sull’utilizzo dei software di intelligenza artificiale, per comprendere quale fosse il prezzo pagato, in termini di sofisticazione della realtà, per riuscire laddove la tecnologia presente al tempo dei tre volumi dell’Anthology aveva fallito, ovvero rendere fruibile dal punto di vista sonoro un vecchio demo lasciato incompiuto da John Lennon.
Da questo punto di vista non possiamo che rimanere ammaliati dalla pasta sonora con cui giunge a noi la voce di John, un risultato che marca da subito una prima differenza con i due brani “inediti” che hanno preceduto “Now and Then”: se, ad esempio, in “Free as a bird” la voce di Lennon appariva spettrale, come quella di un fantasma che recapitava un ultimo messaggio dall’al di là, in “Now and Then” si presenta nitida e pulita, annullando – almeno apparentemente – le distanze tra differenti epoche e differenti dimensioni.
Una suggestione, questa, che ha portato qualcuno a riflettere sulla maniera in cui le potenzialità tecnologiche odierne possano incidere sul nostro rapporto con il tempo, la memoria e il desiderio o, ancora, sugli scenari aperti dall’utilizzo di programmi che a breve consentiranno di produrre brani utilizzando pre-determinate cifre artistiche. Riflessioni interessanti, ma che di fronte alla bellezza del brano – almeno per quanto ci riguarda – cedono il passo a un sentimento di completa gratitudine verso Paul e Ringo che ci hanno recapitato anche quest’ultimo dispaccio dai succitati “Strawberry Fields Forever”.
Sì, perché – una volta toccato con orecchio – possiamo dire che anche “Now and Then” è davvero un brano dei Fab Four, in quanto possiede quel quid beatlesiano difficile da rendere a parole, ma che di certo ha a che fare, tra le altre cose, con l’irripetibile comunione artistica della coppia di autori principali: quel binomio “Lennon-McCartney” che troviamo nei credits di quasi tutti i brani del gruppo. E forse il segreto di “Now And Then” risiede proprio nell’essere riuscito a riproporre la magia di quel tandem di autori, ancora una volta uniti nel lavoro di scrittura del brano.
Rispetto alla canzone scritta e registrata da John Lennon, Paul McCartney ha infatti eliminato una sezione che nel demo faceva la sua comparsa per ben due volte e al suo posto ha inserito, a mo’ di ritornello enfatico, una sequenza presente una volta sola. A metà brano, è stata poi scritta e inserita una sezione strumentale in cui una chitarra slide, suonata da Paul in uno stile che omaggia apertamente George Harrison, concede al brano una fuga strumentale struggente.
E’ tramite questo lavoro di scrittura e produzione che il demo smette di essere il bozzetto catturato da John e si trasforma in una canzone dei Beatles. E a noi piace pensare che si sia ricreata quella alchimia che nasceva proprio a partire dalla scrittura dei brani, con i due ragazzi di Liverpool che giocavano ognuno con le canzoni dell’altro.
E se a Paul diamo – magari per comodità – la parte da protagonista, sarebbe ingiusto dimenticare il contributo di Ringo che accompagna tutto con il solito tocco e i consueti passaggi sui rullanti che riportano tutto a casa. Quella casa.
Ma c’è spazio anche per i due protagonisti ormai assenti: oltre a George Harrison, evocato come detto dall’assolo di Paul (e comunque presente materialmente nel brano con una parte di chitarra acustica frutto delle vecchie session dell’Anthology), sul brano aleggia anche lo spirito di George Martin, omaggiato dagli archi scritti dal figlio Giles con una calligrafia degna del padre.
“Now and Then” ha dunque il pregio di restituirci un piccolo barlume di magia beatlesiana, utilizzando innanzitutto il grimaldello di quella voce che sembra essere tornata dal passato per farci a pezzi l’anima e che si intreccia meravigliosamente con quelle dei compagni come avveniva in passato (a proposito: che colpo al cuore abbiamo provato nel riconoscere – perfettamente integrato nel brano – quel campionamento da “Because”!).
Un “colpo basso” che perdoniamo volentieri a un’operazione che appare espressione dell’amore che innanzitutto gli stessi beatles superstiti mostrano verso quella favola irripetibile che hanno incarnato. La parsimonia e il rispetto che Paul, Ringo e George hanno sempre dimostrato nel dosare e utilizzare quello che non è certo solo un brand da vendere, hanno sempre fatto apparire “sincere” le pochissime operazioni nate dopo lo scioglimento. Operazioni in cui ogni volta la magia dei Fab Four ha sempre fatto capolino, quasi a voler confermare che tale impressione fosse quella corretta.
“Now and Then” potrebbe essere l’ultimo dispaccio a essere recapitato da quel mondo incantato: l’età avanza e forse non ci saranno più occasioni o materiali su cui lavorare… Ci restano queste ultime note, l’ultima collaborazione di John e Paul e un’immagine, che abbiamo trovato davvero struggente, presente nel video che accompagna la canzone e capace di sintetizzare il senso di tutta l’operazione. Alludiamo allo stupore commosso e al sorriso felice che compare sul viso di Paul mentre, seduto ad ascoltare l’orchestra “diretta” dalle buffe mosse di John, percepisce il miracolo che si sta compiendo: quello di riportare in vita, a distanza di anni e per soli 4 minuti e 8 secondi, il mondo dei Beatles. La sua giovinezza. La nostra vita.






