Un paio d’anni fa, complice la situazione pandemica, avevamo avuto l’occasione di confrontarci (purtroppo solo telefonicamente) per una bellissima chiacchierata con Tobia (o Tobjah, come lui preferisce) Poltronieri, membro fondatore del collettivo C+C=Maxigross. L’occasione era stata fornita dalla pubblicazione da parte del collettivo di SALE, album dalla gestazione complicata e caratterizzato dalla pubblicazione esclusiva su Bandcamp, ascoltabile solo previo pagamento, in risposta ai cannibalistici colossi dello streaming.

Sono stati due anni estremamente produttivi per la band, caratterizzati dalla pubblicazione di un lungometraggio, di un album di remix intitolato ELAS, dei lavori solisti di Tobjah e CRU ma, al contempo, anche due anni di grande sofferenza e riflessione.
Nel febbraio 2021 perdeva infatti la vita Miles Cooper Seaton, leader degli Akron/Family, ma anche storico collaboratore, amico e produttore del collettivo veronese. 
L’improvviso e tragico evento interrompeva una collaborazione iniziata sui Monti Lessini nel 2014 e tramutatasi nel corso degli anni in una condivisione estrema di visioni, musica, cultura e tradizioni. Dal punto di vista discografico, la collaborazione con il collettivo si sostanziava nella partecipazione al disco del 2015, Fluttarn, e nella produzione artistica dell’EP Nuova Speranza (2017) e del full length Deserto (2019). 
La morte di Miles ha scatenato nel collettivo un lutto intenso e devastante, che però – nella sua elaborazione – ha finito anche per generare una prorompente forza creativa,un nuovo spirito combattivo e la voglia di andare avanti, nonostante tutto. 

Tobjah ne parla apertamente in una lettera pubblicata pochi giorni dopo la tragedia, di cui vogliamo riportare un passaggio che risulta fondamentale per la comprensione del percorso dei ragazzi:
Non posso vedere questa sua scomparsa come una semplice perdita, un lutto e una fine. Lui sarebbe stato il primo a non farlo verso gli altri, figuriamoci se lo vorrebbe verso di lui! Anni orsono successe che mi parlò della morte, perché le persone come lui sono capaci di dialogare sulla morte quando magari un minuto prima stava elogiando per l’ennesima volta la vera pizza napoletana. Non capivo, e gli dissi che la morte mi angosciava e non era un argomento che mi faceva piacere affrontare. Solo molto tempo dopo, approcciandomi spontaneamente al Buddismo, iniziai a realizzare che i suoi accenni facevano parte di un pensiero così grande e fondamentale che man mano che mi capita di approfondirlo mi meraviglio (e mi dispiaccio) che non faccia parte del nostro quotidiano sin dalla nostra infanzia. La Morte come parte del ciclo del Tutto. Che non è fine perché non c’è inizio. Come qualcosa di cui non c’è da aver paura perché è importante tanto quanto la pioggia lava via la sabbia che il vento riporterà i giorni seguenti. Che solo conoscendo la Morte imparerai cos’è la Vita. Che come la notte compenetra il giorno, così è per la fine e l’inizio.

Il nuovo inizio dei C+C=Maxigross è anche questo e Cosmic Res, la loro ottava fatica discografica, questa volta pubblicata da Trovarobato, è il tentativo di catalizzare tutte le sensazioni in una danza tribale e psichedelica, tanto raffinata quanto volutamente primitiva. 
La sensazione che si ha ascoltando il nuovo lavoro è quella del ritrovamento di una gioia nel dolore e dell’elaborazione di una quantità enorme di sentimenti e sensazioni tramite nove nuovi brani. 
Le danze si aprono con uno degli highlight, Bruceremo Palo Santo, una danza psichedelica su ritmiche post punk che si apre pian piano fino a sfociare in una coda acida e in un trip psichedelico. 
Seguono la zeppeliniana (non solo nel titolo) Ooh and it makes me wonder e la danza di Io me ne sto fermo ad aspettare (arricchita con una coda di sax suonata da Laura Agnusdei), altri due pezzi forti del disco, entrambi citazionisti e nostalgici ma con una forte componente liberatoria e psichedelica. Segue quello che a nostro avviso rappresenta l’apice del disco, ovvero la ballata di stampo battistiano Battelli Ebbri che riesce persino a citare (ma in maniera sotterranea) il classico dei Police  Every Breath You Take

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Il gusto per la citazione, utilizzata a mo’ di easter egg sonoro, sembra permeare l’intero lavoro, sia esso il riferimento ai CCCP presente in Ora che vi sento o il déjà vu che emerge nell’ascoltare Aquila Bianca, brano che non sai se ricondurre al Bon Iver del secondo disco o a No Destruction dei Foxygen.
Ma se spesso fa capolino l’impressione del “già sentito”, a convincere pienamente è la commistione sapiente di synth e chitarre e soprattutto l’utilizzo delle voci, che passano dal cantato sussurrato, primale e sofferto, ai tributi pagati alla nostra tradizione (Battiato, Battisti) e a quella internazionale (Dylan, il compianto Crosby): il crocevia di influenze è piuttosto riconoscibile e distintivo in tutto lo scorrere del disco. 

Cosmic Res è un lavoro estremamente ricercato, dalla lunga gestazione e con un doppio lavoro sia di produzione che di “riduzione” notevole, che lo rende godibile e apprezzabile per tutta la sua durata. 
I C+C=Maxigross tornano più che mai ad essere una band che suona interamente tutte le parti e riducono, almeno per questo episodio, l’utilizzo dell’editing digitale e dell’elettronica che divampava in SALE
Il risultato è sicuramente apprezzabile e, se dovessimo giudicarlo con un algido metro critico, finiremmo per affibbiargli la classica etichetta di disco di “transizione”, che da un lato segna il deciso ritorno al suonato e a una psichedelia tribale, ma che dall’altro presenta una minore incisività delle melodie, in alcuni episodi depotenziati anche da una certa legnosità dei testi; come se la necessità di “dover dire” e di dover dire proprio “quelle parole” avesse prevalso sulla voglia di lavorare di cesello, restituendo così un’urgenza sincera e corroborante, benché lontana dalla perfezione formale. In questo senso possiamo parlare di Cosmic Res innanzitutto come di un disco di “transizione umana”, necessario ai loro autori per proseguire nel proprio percorso. 
Cosmic Res apre il nuovo ciclo di vita del collettivo, e noi attendiamo pazientemente le loro prossime mosse.



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