L’ultima volta che abbiamo ascoltato i Low è stato per constatare che si, dopo “Double Negative”, la band aveva pubblicato un altro capolavoro capace di reggere al tempo e agli ascolti. In sede di recensione scrivevamo che il disco accorciava le distanze tra la band in studio e quella dal vivo. Abbiamo infatti avuto la fortuna di vedere più volte dal vivo una delle più grandi band americane di sempre , nonché una delle comunioni artistiche (e non solo) più felici di ogni tempo.
Adesso, dopo la morte di Mimi Parker, non possiamo che andare con il pensiero a un momento particolare. Di solito è così con le persone care (sembra assurdo ma anche i musicisti possono diventarlo per noi ascoltatori): si sceglie un momento e ci si ritorna mentalmente per ringraziare di tutto e farsi sopraffare dalle lacrime. Il nostro momento risale al tour di Double Negative, il gruppo esegue i brani del disco in una versione più scarna, accorata e meno sperimentale. Tutti ascoltiamo incantati. Poi la band ripesca “Lies” da “Ones and Sixes”. Durante il ritornello Mimi comincia a cantare e incredibilmente il tetto del teatro milanese si scoperchia. Dalla mia postazione riesco a vedere la volta celeste, i quasar, i buchi neri e tutte le divinità a cui non ho mai creduto. Un’immensità tale imprigionata tra le corde vocali di una donna sobria e bellissima. Pronta a sprigionarsi ogni volta, così come la magia della musica dei Low.
Così tanto con così poco.
Incredibile.
Grazie di tutto, Mimi.






