Esempio invidiabile di band longeva, capace di rinnovarsi nella continuità, i Casino Royale non si limitano a pubblicare di tanto in tanto ottimi, se non splendidi lavori (tale era quello dell’anno scorso intitolato Polaris), ma continuano anche a fare capolino sui palchi italiani, con un’energia e una progettualità davvero rimarchevoli.

Per la Triennale di Milano, Alioscia e soci hanno allestito uno spettacolo chiamato Road to Polaris, che ha visto le composizioni della band milanese impreziosite dagli archi del Venaus Quintet, arrangiati e diretti dal M° Giorgio Mirto, dalle percussioni di Vito Miccolis e dalla partecipazione della cantante Marta Del Grandi.

La scelta dei brani in scaletta è stata eccellente (con l’unica personalissima riserva per quella “Vivi” che ci è sempre sembrata “troppo Subsonica” per essere davvero Royale..). I classici della band non sono stati semplicemente ripescati, ma riarrangiati secondo il nuovo assetto del gruppo, dimostrando così nel migliore dei modi la vitalità della formazione.

E se tutti i brani di Polaris sono stati resi in maniera perfetta (su tutti l’incipit di “Tra noi” e la bella resa di “Fermi alla velocità della luce”), enfatizzando al massimo l’interazione con il quartetto d’archi (che, nei due gustosi intermezzi solitari, si è anche prodotto in interessanti partiture, ricche di sottili dissonanze), altrettanto notevoli sono state le esecuzioni di classici come “Io e la mia ombra”, “Io rifletto” (cui è stata affidata la chiusura) e una “Guarda in Alto” che ha pagato l’immancabile tributo a Sempre più vicini.

 

 

Meno soddisfacenti, a nostro avviso, sono stati i tre ripescaggi da Reale (In my soul kingdom, Protect me, Milano Doppio Standard): se infatti un difetto può riscontrarsi in questa nuova incarnazione della band (senza Michele Pardo, Alessio Manna e Ferdinando Masi e con il timone affidato per lo più ai soli Alioscia e Patrick Benifei) riguarda la gestione della dinamica. La dimensione live di questi Casino Royale sembra infatti puntare perennemente sull’impatto, rivestendo ogni brano di un suono massimalista e pieno, che si rivela eccellente quando si tratta di coniugare campioni, basi pre-registrate e suoni dal vivo, ma che risulta meno efficace quando dovrebbe prodursi in groove sinuosi ed elastici (… e non è forse un caso che la band “cada” proprio sui brani di Reale, uno dei dischi dal feeling acustico più groove oriented mai pubblicati in Italia). La conseguenza è che la prima vittima di tale massimalismo apocalittico, frutto probabilmente di una scelta stilistica ricercata e voluta, risulta essere innanzitutto la performance vocale, a tratti soffocata dalla massa sonora. C’è però da dire che Alioscia dal canto suo non sbaglia nulla: sale sul palco concentratissimo, come fosse un pugile sul ring, e si produce in una performance molto intensa, fin da subito totalmente “dentro” i pezzi e le atmosfere della band, divenute sempre più tensive e fosche.

La musica dei Casino Royale è sempre stato un organismo vivo capace di assorbire gli umori del proprio tempo e, se con Quarantine Scenario e Polaris ha raccontato l’inquietudine della pandemia, nella serata milanese della Triennale si è accordata perfettamente alla tensione che stiamo tutti attraversando (tra guerre d’invasione e scenari apocalittici divenuti d’un tratto quantomeno possibili), al punto che, quando dietro i musicisti è apparsa la frase “o ci si salva tutti … o non si salva nessuno”, il verso (che modifica e riscrive un passaggio originariamente pensato per il virus e contenuto nel brano “Tra noi (Dis-version)”) si è caricato di diversi e inquietanti significati.

Ma la musica dei Casino non si limita al racconto, propone una propria soluzione: quella di riportare tutto a casa, sulla strada e a livello comunitario. Con la vibrazione musicale a fare da collante e un approccio che – con il passare del tempo (anche i ragazzi maturano…) – sembra aver abbandonato ogni steccato tribale-estetico-musicale, al fine di estendere il proprio abbraccio all’umanità tutta.

E in questa direzione è andata anche la scelta di ricoprire via via la parete dietro i musicisti, lungo il concerto, di decine di fogli A3 che hanno composto, come un mosaico, la fotografia del pubblico stesso.

“…ha a che fare con quello che succede tra noi e voi…” ha detto Alioscia a inizio concerto.

Parole (e note) da sottoscrivere.

Tra noi (Dis-Version)