The Boy Named If, 32° album di Elvis Costello, sembra concludere nel migliore dei modi l’eccellente trilogia avviata nel 2018 con Look Now e proseguita due anni dopo con Hey Clockface. Un terzetto di lavori eccellenti e di intensità tale da aver indotto parecchi di noi a scomodare paragoni impegnativi con i migliori album che l’occhialuto cantante ha realizzato nei primi anni ’80.

Prodotto dall’argentino Sebastian Kryss, responsabile anche dell’imprevista e sorprendente (ma sospettiamo rivitalizzante) versione spagnola di This Year’s Model (Spanish Model), The Boy Named If racconta di uno scatenato Declan MacManus che, a quasi 70 anni, consegna il suo miglior disco-rock-and-roll dai tempi di Blood and Chocolate! Ma dove quest’ultimo trasudava risentimento e rabbia, The Boy Named If si rivela semplicemente esuberante e del tutto privo di livore o di pose da “giovane arrabbiato” (anche perché, data l’età, Declan rischierebbe di apparire più come un “vecchio scontroso”…).

Non abbiamo paura di affermare che The Boy Named If rappresenti una delle sue opere migliori e che, se non lo si vuole considerare un “capolavoro” (magari minore), sicuramente rappresenta un importante ritorno alle radici, di quelli utili per prendere la rincorsa e proseguire una carriera che non sembra volersi arrestare.

Un disco che si caratterizza innanzitutto per il senso di eccitazione ed urgenza offerto gentilmente dagli Imposters che mai come in questa occasione hanno suonato in maniera così simile all’altra grande band costelliana, ovvero gli Attractions. E se finora l’unica differenza tra le due formazioni risiedeva nel bassista(Davey Faragher in luogo di Bruce Thomas), adesso gli Imposters sembrano essersi guadagnati sul campo una libertà di azione e una autonomia creativa che probabilmente non è mai stata concessa agli Attractions!

E’ stato d’altronde lo stesso Costello a riconoscere ad esempio il ruolo di catalizzatore ricoperto da Peter Thomas nella genesi del disco: gran parte del materiale edito nell’album è stato infatti lavorato prima tra i due e solo successivamente portato all’attenzione di Faragher e di uno Steve Nieve che, per l’ennesima volta, ha offerto il solito rutilante contributo, sospeso tra acrobazie carnevalesche e circensi (Farewell OK, ma anche Mistook me for a friend e Magnificent Hur) e atmosfere noir da spy-movie(Trick out of the Truth). E in generale si stenta a credere che il disco sia stato registrato da musicisti lontani geograficamente tra loro, tale è la coesione di un lavoro che supera persino quella del predecessore Hey Clockface.

Poi ci sarebbe lui… un Costello assolutamente in palla, che lavora, gioca e si diverte con gli elementi a lui più congeniali: riff incisivi, eclettismo musicale spinto e ottimi giochi di parole!

Farewell OK dà il via al programma con una dose di classico fang rock e mette subito in chiaro lo spirito “back to the roots” del disco, che prosegue con il pop di The boy named if, canzone dedicata all’amico immaginario che tutti noi abbandoniamo crescendo e Penelope Halfpenny un gioiello psichedelico dedicato alla propria maestra, che prima dell’impiego scolastico vantava un passato a Scotland Yard!!

Penelope Halfpenny

Lo stesso Costello ha dichiarato come il disco rappresenti una sorta di concept album e in effetti le canzoni rappresentano tutte delle piccole istantanee provenienti da quella stagione della vita in cui l’età adulta incute ancora timore. Un tema che deve aver davvero ispirato il Nostro che scrive alcune delle sue canzoni più solide da quando è cominciato il nuovo secolo: dalle melodie sixties di Mistook For a Friend, piene di hooks e armonie vocali beatlesiane, a My Most Beautiful Mistake, il cui dolce arrangiamento non avrebbe certo sfigurato in King of America, così come la magnifica ballata Paint The Red Rose Blue avrebbe certamente trovato posto tra i gioielli country di Almost Blue, mostrando per l’ennesima volta come dietro quel piglio eternamente imbronciato, il buon vecchio Costello sia un vero sentimentale. Il tocco dolce di Mr Crescent o quello massimalista di What If I can’t give you anything but love (titolo al 100% costelliano) richiamano invece la passione che pervadeva Blood and Chocolate. Per concludere il gioco delle citazioni finiamo allora con una The Difference che riesce a trasportare ai tempi di Imperial Bedroom, grazie a sfumature che richiamano il classico Watching the Detectives. Ma la maestria di Costello è proprio quella di andare oltre la stanca riproposizione del proprio modello e di trasformare quella che rischierebbe di apparire come una produzione di routine o un auto-pastiche in una vera e propria festa rock, guidata – banale da dire, ma assolutamente vero – da ragazzi che nonostante gli anni che si portano addosso suonano ancora indiavolati.

Elvis Costello & The Imposters - Mistook Me For A Friend (Official Audio)

Qualche anno fa Costello aveva dovuto abbandonare un tour nel Regno Unito per problemi di salute. Stando a quello che ascoltiamo in The Boy Named If l’eterno ragazzo sembra mostrare una salute di ferro. Non possiamo che ringraziare questo saltimbanco che continua a girare da un genere a un altro, incapace di stare fermo e in grado ancora oggi di consegnare un perfetto “Album di Elvis Costello”, genere che ormai da anni fa storia a sé. Proprio come succede ai più grandi.