Sarò sincero e schietto: “ULTRA MONO” degli IDLES, datato Settembre 2020, non mi era piaciuto per niente: l’avevo trovato un tentativo al limite del caricaturale di creare inni da stadio, cercando di riprodurre la grandeur dell’odierna produzione hip-hop, come da dichiarazioni della band stessa.

Il “flop” (almeno nella mia testa: i numeri dicono ben altro!) di “ULTRA MONO” mi aveva fatto mal sperare all’annuncio di un nuovo album a poco più di un anno di distanza, ma sono fiero di essere stato totalmente smentito e fin dai singoli estratti.

Trovo incredibile come, a distanza di poco più di un anno, la stessa formazione con lo stesso produttore (Kenny Beats affiancato dal chitarrista Mark Bowen) se ne esca con un disco come “Crawler”, diametralmente opposto all’ultimo in tutti i sensi, pubblicato sempre dalla fedelissima Partisan Records.

I frivoli inni da “singalong” di “ULTRA MONO” sono spariti in favore di una scrittura più matura e ispirata. Laddove pure David Yow (che aveva collaborato con la band nel lavoro precedente) aveva fallito, qui basta e avanza il solo Joe Talbot, semplicemente monumentale nel mettere in mostra una evoluzione impressionante, sia nell’interpretazione che nella scrittura: se “Brutalism” (2017) e “Joy As An Act Of Resistance” (2018) erano dei capolavori di furia cieca e ritmi incendiari, “Crawler” inizia in maniera differente, prima con i sinuosi tappeti di synth di “MT 420 RR”, poi con la furia di “The Wheel”, che rimane spogliata della gioia liberatoria e punk degli albori e sembra più ispirata all’intensità di colleghi come Gun Club, Steve Albini e lo stesso David Yow.

Laddove Kenny Beats aveva fallito l’anno scorso, quest’anno è riuscito a mettere insieme tutti i pezzi necessari a dare alla produzione una marcia in più, riuscendo persino a rievocare la fantomatica ispirazione hip-hop tanto desiderata da Talbot e soci: i suoni sono pieni, maestosi, e non c’è mai la sensazione che qualcosa sia esagerato o fuori posto. Prendiamo l’estratto “Car Crash”, in cui Talbot canta sopra una ritmica lenta ma incessante, pesante ma frammentata, con un’interpretazione che non ha nulla da invidiare a colleghi come Gareth Liddiard e Grian Chatten:

IDLES - CAR CRASH (Official Video)

La scrittura della band fa un netto passo avanti, aprendosi anche a brani con BPM minori di quelli a cui ci hanno abituato, in cui l’interpretazione rabbiosa e melodrammatica del frontman impreziosisce l’opera e dimostra che il gruppo non vive di solo revival, ma ha un’anima ben in vista ed è in grado di attingere in maniera originale dalle diverse ispirazioni:

IDLES - THE BEACHLAND BALLROOM (Official Video, Pt. 2)

 

Le “hit” da singalong e da pogo selvaggio non mancano, ma esibiscono a questo giro una nuova sensibilità e un’attenzione ai suoni finora inedita nella discografia della band, quasi a voler trovare in ciò una via di fuga alle pesanti aspettative che l’ultimo lavoro aveva creato e alle potenziali critiche di non riuscire ad evolvere il proprio suono.

Non mi vergogno di paragonare ora Talbot a David Yow, in quanto a capacità di incendiare i brani e piegarli al proprio volere: se la collaborazione tra i due sia servita a mostrare questo lato del carattere della band è un mistero per i posteri, ma mi piace vederla così.

L’anima in pena di Joe Talbot si fonde perfettamente con le atmosfere create dai colleghi e non ha paura di mettere a nudo le proprie fragilità e le proprie dipendenze, come mostra chiaramente nella indemoniata “The Wheel” e trova la massima realizzazione in massacri emotivi come “The Beachland Ballroom” e in generale nei pezzi più lenti e sentiti, che per la prima volta trovano spazio maggiore in scaletta.

Si tratta del disco della maturità? Chissà, ma sicuramente “Crawler” segna un distacco netto dalla precedente produzione della band di Bristol (o se volete un ritorno ai livelli stellari dei primi due lavori). Un disco con il quale gli Idles si tolgono di dosso l’etichetta di band monodimensionale e chiudono la deludente parentesi di “Ultra Mono”, a questo punto solo un banco di prova per la collaborazione tra la band e Kenny Beats.