Ogni ascolto è una scelta. Ogni scelta è un punto segnato su una carta. Unendo questi punti si ottiene una mappa. Per noi esploratori è fondamentale fermarsi ogni tanto e fare il punto della situazione: capire da dove si arriva e si è in quel dato momento. per stabilire poi la direzione in cui muoversi. Partendo da quest’estate vogliamo quindi periodicamente condividere le nostre mappe di ascolto e  disegnare  un percorso sul quale, chissà, se vorrete ci si potrà anche incontrare…

Blak Saagan – Se Ci Fosse La Luce Sarebbe Bellissimo

Il nuovo disco di Samuele Gottardello, già Second H. Sam, sembra voler rispondere alla domanda: quale sarebbe stata la colonna sonora di un ipotetico film sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, girato nel periodo d’oro della library italiana?
Muovendosi lungo l’asse che porta dal versante più elettronico e sperimentale della nostra library fino alle pulsioni esoteriche che hanno caratterizzato alcune pagine della cosiddetta Italian Occult Psychedelia, Gottardello ripercorre tutti gli episodi di quella drammatica storia italiana e tira fuori un disco nel suo genere praticamente perfetto, meno avventuroso di quel che si potrebbe pensare, ma piuttosto molto attento a coniugare piacevolezza d’ascolto e ricerca. Tra aperture melodiche, bozzetti cinematici, synth analogici combinati con ritmi ora marziali, ora incalzanti, si giunge al finale di “Se ci fosse la luce sarebbe bellissimo” che con la sua coda ascendente e chiesastica non sapresti dire se minacciosa o estatica e liberatoria. (D.)

Se Ci Fosse La Luce Sarebbe Bellissimo

The Boys with Perpetual Nervousness – Songs From Another life

Gruppo dal nome che richiama i Feelies e disco uscito a febbraio, ma molto più adatto all’assolata estate che al gelo invernale. Provate ad ascoltare il pezzo del video qui sotto (scintillante jingle jangle, atmosfere sixties, melodia solare, ritornello ficcante, raddoppi corali inesorabili, bridge impeccabile) e scommetto una birra ghiacciata che premerete il tasto “repeat”. Lo so, vi state chiedendo se non era già uscito un disco dei Teenage Fanclub quest’anno. E’ vero ma il rischio fotocopia evapora in fretta con il passare dei pezzi e con il caldo dell’estate…. A proposito bevete la birra prima che si riscaldi! (M.)


The Holy Family – Omonimo

L’estate è la stagione delle vacanze e dei viaggi. Nessun disco quindi mi sembra più adatto di questo, una vacanza mentale e un trip psichedelico di 84 minuti. Se vi piacciono la psichedelia free form ma non troppo, i suoni “speziati”, i misticismi alla Popol Vuh e per una volta siete in cerca di smarrimento piuttosto che della “bella canzone”, mettetevi comodi, spegnete le luci e schiacciate play… (M.)

The Holy Family – Inward Turning Suns (Edit)

Lightning Bug – A Color of The Sky

Un disco di sognante bellezza, basterebbe dire questo. Certo niente di nuovo all’orizzonte: la ricetta base è quella dei Mazzy Star, ballate evanescenti dominate dalla carezzevole voce di Audrey Kang, con un pizzico di suono etereo alla 4AD, momenti di narcotiche distorsioni alla My Bloody Valentine e di intimismo sospeso tipico degli Yo La Tengo più morbidi. Un album che si muove a velocità costante senza grosse scosse e che sin dal titolo invita ad alzare gli occhi verso il cielo. (M.)

Lightning Bug - The Right Thing Is Hard To Do (Official Video)

MACE – OBE

All’anagrafe Simone Benussi, una carriera a cavallo tra l’hip-hop e l’elettronica, nel suo ultimo lavoro uscito per Universal si trasforma in un Burial all’italiana, in grado di cucire trame elettroniche perfette per tutti gli ospiti del disco.
Il risultato finale è un godibilissimo disco pop contaminato di sonorità funk e dubstep, come testimonia la cavalcata finale “HALLUCINATION”.

Consiglio qui il caratteristico live tenutosi sulla terrazza del Duomo di Milano. (TL.)

MACE x MILANO [Live dall'Arco Trionfale della Galleria Vittorio Emanuele II]

Mountain Goats – Dark In Here

La musica di John Darnielle è simile a una stazione radiofonica americana che trasmette 24 ore su 24: magari ogni tanto ti perdi qualche trasmissione, ma ogni volta che ti colleghi ritrovi intatto quel songwriting che avevi lasciato, così rassicurante nella sua classicità che quasi non ti accorgi delle differenze tra i vari episodi che mostrano come in realtà John non stia mai fermo. Così, se il precedente “Getting Into Knives” era stato registrato a Memphis, questo “Dark in Here” ha trovato invece albergo presso gli studi Fame di Muscle Shoals in Alabama. L’album che ne è venuto fuori è tra i migliori della band, in forza di un suono caldo, asciutto, ma ricco di profondità acustica, che enfatizza il dinamismo di una band che a questo giro si lascia anche andare in esuberanze jazz (“Lizard Suite”, “When a Powerful Animal Comes”), ma senza mai dimenticare di porsi al servizio di canzoni accorate come “To the Headless Horsemen”, struggenti come “Before I Got There” o saltellanti e piene di brio come “Parisian enclave” e “The destruction of the kola superdeep borehole tower”. Ennesima conferma di una band che oggi ha pochi eguali in America per storia, qualità e quantità e di una penna, quella di John Darnielle, tra le più felici e profonde degli ultimi anni. (D.)


Murcof – The Alias Sessions

 L’artista messicano torna con un album non solo bipartito (i due dischi sono la colonna sonora di differenti performance di danza) ma anche infestato da personalità multiple. La prima parte, decisamente più oscura, oscilla tra (quasi) silenzi, glaciali pulsazioni techno e rasoiate di rumore dalle quali fanno capolino tenui sprazzi di melodie e più classici tappeti ambient. La seconda parte risulta meno impalpabile e oscura, illuminata dalle luci – comunque tenui – di un maggiore melodismo estatico e dagli slanci cosmici ed sinfonici, capaci di sciogliere magistralmente la tensione che si era insinuata sottopelle nella prima parte.
Disco Ambient dell’anno? (M.)

Murcof - Underwater Lament (Official Video)

Nazarin – 1981

Il secondo disco di Salvo Ladduca, con il moniker di Nazarin, mette in fila dieci felicissime canzoni, in una scaletta che – per scrittura e arrangiamento – non conosce cali di tensione e in cui ogni brano si imprime nella memoria. A partire dall’incipit strumentale di “Bronte” in cui si riabilita l’abusata espressione di “rock mediterraneo”, fino alla ballata finale “Domani si parte”. In mezzo, Nazarin paga pegno a numi tutelari del calibro di Franco Battiato (la coda e i synth luminosi di “Genesi”) e Cesare Basile (il blues circolare di “Girotondo” e più ancora il cantautorato desertico di “Per averti sul cuore”), passando per il Fossati vagamente wave di “Dei Mille Incroci”. Ma soprattutto perfeziona l’idea di un cantautorato rock che non disdegna il gancio pop, la frase ficcante, l’azzeccata apertura armonica. (D.)


Umberto Palazzo – Ondina/ La Nubiana

Sul suo bandcamp, a proposito di questo singolo (le cui canzoni anticipano il nuovo disco, ma non ne faranno parte) Umberto Palazzo scrive che “mare ed estate sono ovviamente personaggi importanti di queste due canzoni di sensualità e amore”.
Ascoltando il brano non possiamo che essere d’accordo e suggerirne l’ascolto, immaginandosi in una località di mare, assieme alla propria compagna/o, magari al tramonto con il caldo che molla un po’ la presa ed è possibile abbandonarsi al languore che solo l’estate, ingannevole, effimera e transitoria, può regalare. In questo abbandono vi aiuteranno due canzoni dal gusto retrò, che con la voce stropicciata del loro autore pagano pegno alla canzone italiana degli anni sessanta, reimmaginandola con un maggiore erotismo (Ondina) o con inedite pulsazioni surf-wave (La Nubiana). (D.)


Parannoul – To See The Next Part Of The Dream

Decisamente la sorpresa della classifica, dritto dal calderone di Bandcamp. Sono numerosi gli esempi di personaggi emersi dalla propria cameretta grazie al portale statunitense, come ad esempio Alex G e i Panchiko. Parannoul è um misterioso ragazzo di Seoul, che scrive e registra la sua musica dalla camera da letto. Ama i Duster, gli American Football, il rumore e Neon Genesis Evangelion. Il risultato è sorprendente. (TL.)

파란노을(Parannoul) - I Can Feel My Heart Touching You

Sweet Trip – A Tiny House, In Secret Spaces, Polar Equals

Il misterioso gruppo di San Francisco torna a farsi sentire col primo lavoro in studio dal 2009, pubblicato da Darla, un mix di atmosfere eteree, canzoni pop scritte dannatamente bene e reminiscenze elettroniche. (TL.)


Penelope Trappes – Penelope Three

Un’idea semplice ma efficace: scrivi delle ballate, cantale con la tua voce vellutata, rivestile con un arrangiamento quasi scheletrico, poggiale su un battito elettronico, essenziale ed estremamente dilatato, e infine avvolgi tutto con una produzione riverberata. Ne uscirà un disco estremamente evocativo e capace di colpire l’ascoltatore. Ah mi raccomando non farlo durare troppo altrimenti il gioco può iniziare a stufare. (M.)


Tyler The Creator – CALL ME IF YOU GET LOST

Il trentenne californiano ritorna sulle scene due anni dopo l’ottimo “IGOR”, rigorosamente autoprodotto nella sua interezza. Il nuovo album è un ritorno alle origini, al rap duro e crudo su beat ritmati e ispirati alla cultura soul, senza mai rinunciare a ondate di synth e allo stile clamoroso e multimediale. (TL.)


Yves Tumor – The Asymptotical World EP

Il paladino del glam rock di casa Warp torna sulle scene con un breve EP di 6 tracce che conferma la direzione presa con “Heaven to a Tortured Mind” dell’anno scorso. 
Le sonorità glam si fondono con strati di synth e con un’estetica del suono lo-fi che impera lungo tutti i brani. Notevolissimi i due brani di apertura “Jackie” e “Red Velvet”. (TL.)

Yves Tumor - Jackie (Official Video)