Prima di iniziare: la notizia della morte di MF Doom mi ha fatto malissimo, e ho voluto metabolizzare prima di scrivere su un personaggio che ha avuto un’influenza enorme per me.

Poche volte la morte di una celebrità (si fa per dire) musicale, per di più conduttore di un’esistenza devastata a più riprese dalla morte e dalla sofferenza dei propri affetti, mi ha scosso così tanto come quella di MF DOOM, annunciata il 31 Dicembre 2020, ma avvenuta circa due mesi prima.
La totale riservatezza e assenza di dettagli conservano il mistero attorno a questa enigmatica figura del mondo hip-hop, che godeva di uno status leggendario tra gli addetti ai lavori oltre che tra gli ascoltatori.
Impressionante è stato il riconoscimento che il settore della musica ha riservato a uno dei “liricisti” più iconici e dotati che abbiano calcato i palchi: da Mos Def a The Weeknd, passando per Billy Woods, Elucid, R.A.P. Ferreira, Westside Gunn, Freddie Gibbs e tanti altri. Tutti hanno espresso pubblicamente condoglianze ed elogi per colui che veniva spesso nominato come “Il rapper preferito dei tuoi rapper preferiti”, nonché personaggio in grado di stupire anche gente come Jonny Greenwood e Damon Albarn.

Nato a Londra come Daniel Dumile nel ‘71 ed emigrato a New York poco dopo, il “Supervillain” si fa dapprima conoscere nel mondo rap con lo pseudonimo Zev Love X come membro dei KMD insieme al fratello DJ Subroc (Dingilizwe Dumile).
Con i KMD pubblica “The Hood” (1991) e “Bl_ck B_st_rds” (del ‘93, ma pubblicato nel 2001), due album caratterizzati fortemente dall’impegno politico e dalle sonorità ispirate agli NWA e ai Geto Boys e che ottennero un discreto successo commerciale.
Qui un reportage dell’epoca di un giovanissimo Dumile al senato, in cui rimarca l’importanza del voto:

Young MF DOOM (Zev Love X of KMD) Speaking To U.S. Senate on Importance of Youth Voting Registration

Sfortunatamente, DJ Subroc viene ucciso da un pirata della strada nel ‘93, poco prima della pubblicazione di “Bl_ck B_st_rds” e l’etichetta (Elektra) rifiuta di pubblicare il disco a causa della copertina troppo controversa.
Daniel sprofonda in una profonda depressione che lo trasforma in breve tempo in un senzatetto alcolista, condizione che lo affliggerà per quasi cinque anni, fin quando nel 1998 comincia a presentarsi a delle freestyle battle nei bar di New York, non più come Zev Love X, bensì come MF DOOM, un misterioso personaggio col volto coperto dalla maschera del Dottor Destino degli X-Men.
Proprio come il mitico supereroe, DOOM ricompare a New York dopo anni passati a meditare e smaltire la sofferenza, pronto a riconquistare quello che gli appartiene, con una maschera di metallo, volta a mascherare il dolore, sentimento troppo “umano”.

Il 1999 è l’anno del nuovo debutto di Daniel Dumile con la sua nuova personalità con il disco “Operation: Doomsday”, interamente autoprodotto.
Inizio così il decennio d’oro di DOOM, caratterizzato da una iperprolificità e da una qualità difficilmente replicate nel mondo dell’hip-hop.
Il nuovo alter ego di Dumile si discosta totalmente dal precedente Zev Love X, come se avesse metabolizzato (quasi) del tutto la sofferenza degli ultimi cinque anni.
Così come la voce e il corpo di Daniel, anche le tematiche e l’approccio al rap cambiano profondamente: le liriche diventano astratte, a tratti incomprensibili, ricche di retorica e giochi di parole di altissimo livello, corredato da un flow estremamente unico e verboso.

MF Doom - Doomsday

La title track “Doomsday” è uno dei tanti manifesti della “oltre-umanità” di questo nuovo moniker, e mostra subito come non ci sia competizione tra MF DOOM e i suoi colleghi rapper (con cui peraltro Daniel ha sempre detto di voler avere poco o nulla a che fare).
Dopo un bellissimo sample di “Kiss of Life” di Sade, ha inizio una serie di barre leggendarie che contribuiscono alla nascita del mito di “Metal Face” e contengono una nuova poetica, orfana della compagnia del fratello Subroc.

“I used to cop a lot, but never copped no drop
Hold mics like pony tails tight and bob a lot
Stop and stick around, come through and dig the sound
Of the fly brown 6-0 sicko psycho who throws his dick around
Bound to go three-plat, came to destroy rap”,

“On Doomsday, ever since the womb
‘Til I’m back where my brother went, that’s what my tomb will say
Right above my government; Dumile
Either unmarked or engraved, hey, who’s to say?”

(qui in particolare c’è una dichiarazione retorica fortissima, oltre che a un clamoroso gioco di rime “will say”/”Dumile/Doom’ll lay”, “who’s to say?”)

sono solo degli esempi degli artifici retorici utilizzati in tutto il disco.

La carriera del nuovo Daniel Dumile è solamente cominciata e da lì a poco prenderà il volo definitivo verso la Latveria, sempre più lontano dall’umanità e dalla sofferenza che lo hanno martoriato per tutta la vita.
La discografia foltissima di MF DOOM inizia a formarsi coi nove volumi di “Special Herbs”, raccolte di beat auto-prodotti, tanto allucinati quanto rispettosi della tradizione soul, al punto da dimostrare una cultura musicale immensa.
Nel 2003 vedono la luce due nuovi alias di DOOM: King Geedorah e Viktor Vaughn.
Take Me To Your Leader” è, a detta dello stesso DOOM, un disco “alieno”, fatto da una creatura extraterrestre, una panoramica dell’umanità vista da un essere a noi sconosciuto. Si tratta di un’analisi riflessiva, politicizzata e ricca di critica sociale, espressa sotto forma di rime astratte, collaborazioni e beat apocalittici interamente prodotti da un certo “Metal Finger Villain” (lo conoscete?).Sebbene i numerosi featuring occupino parecchio spazio nel corso dei brani, la spettacolare “Fazers” la fa da padrone:

King Geedorah - Fazers

La retorica di DOOM si fa ancora più aliena e incomprensibile, quasi come se a rappare fosse davvero un mostro extraterrestre (vista l’abilità lirica, probabilmente lo era davvero, magari pure sotto acidi…):

Allergic to saltpeter, used to be a wall beater
In the game like a Wall Street cheater
A lot of rap noise is annoying like Cita
Turn into a triple-X monster from a fairy tale movie
He don’t know me very well, do he?
King Geedorah, crush on the seed’s teacher
They need to pay ‘em better, she had nothing on the reefer

Il 2003 è anche l’anno di “Vaudeville Villain”, pubblicato come Viktor Vaughn, caratterizzato da un sound ancor più apocalittico e da un flow sempre più alieno e ricco di polemica e critica sociale.
Nel 2002, però, un altro evento fondamentale coinvolge DOOM: la conoscenza e la nascita dell’amicizia con una vecchia conoscenza di questo blog, Madlib.
Come dichiarato dallo stesso beatmaker californiano, si tratta di un rapporto allucinato, basato sul lunghe sessioni in studio a base di beat e allucinogeni da cui nasce quello che forse è il capolavoro assoluto dell’hip-hop underground e non solo.

Opera totale per cui varrebbe la pena dedicare un intero articolo (magari in futuro..), ma atteniamoci al formato della monografia e limitiamoci a dire che “Madvillainy” (Stones Throw, 2004) è forse il disco rap che più ha avuto impatto su un’intera generazione di gente affascinata dall’hip-hop più trasversale e meno allineato (come il sottoscritto, ad esempio…).
L’improbabile accoppiata tra un beatmaker zen e rilassato e un rapper folle e mascherato produce una serie di brani tra i più memorabili dell’hip-hop underground e viene istantaneamente glorificato dalla critica e dagli addetti ai lavori. L’abilità di Madlib nell’adattarsi al flow verboso di DOOM produce dei capolavori di musicalità, cultura e psichedelia: poche volte capita di sentire così tanta tradizione, visione e adattabilità all’interno di una collaborazione del genere.

Il disco consta di diversi “non plus ultra” del genere, tra cui la prima traccia “Accordion”, che si gioca tutta su un geniale sample di “Experience” di Daedelus edè un ciclone inarrestabile di barre e giochi di parole inarrivabili.
A partire dall’opening:

Living off borrowed time, the clock tick faster/ That’d be the hour they knock the slick blaster”,

in cui DOOM prevede di diventare famoso, ma solo in punto di morte (e infatti…), alle autoreferenziali:

Know who’s the illest ever like the greatest story told
Keep your glory, gold and glitter”, “When he have the mic, it’s like the place get like: “Aw, yeah!”
It’s like they know what’s ‘bout to happen
Just keep ya eye out, like “Aye, aye, captain””, “Got more lyrics than the church got “Ooh, Lord”s
And he hold the mic and your attention like two swords
Either that or either one with two blades on it
Hey you, don’t touch the mic like it’s AIDS on it (Yuck)”

Gli esercizi di retorica e astrattismo continuano per tutto il disco a livelli altissimi, raggiungendo picchi stellari con brani come “Meat Grinder”, che campiona Frank Zappa, tanto caro al nostro Mason, “America’s Most Blunted” (cantata in coppia con Quasimoto AKA Madlib AKA Lord Quas), “Figaro” e la marveliana “All Caps”, da cui deriva una delle barre più celebri del nostro: “Just remember all caps when you spell the man name”.
La leggenda narra che il secondo capitolo della saga sia pronto da anni, ma che non sia mai uscito per motivi discografici..

La carriera di DOOM prosegue imperterrita con la pubblicazione nello stesso anno di “MM.. FOOD”, questa volta per la Rhymesayers, che testimonia il genio e la follia di Dumile, sia come rapper che come beatmaker.
L’album si regge tutto su giochi di parole avente come tema il cibo e, come sempre, non manca dei più disparati riferimenti alla cultura pop, ai supercattivi, all’alcool e alla sfida inesistente con gli altri rapper.
Il miglior esempio è “One Beer”, unica traccia del disco prodotta da Madlib, dove DOOM si lascia andare a uno sproloquio basato semplicemente su battute su birre in lattina:

There’s only one beer left
Rappers screaming all in our ears like we’re deaf
Tempt me, do a number on the label
Eat up all they emcees and drink ‘em under the table

And got caught like, “What you doing, G?
Don’t make ‘em have to get cutting like truancy
Matter fact, not for nothing, right now, you and me!”
Looser than a pair of Adidas
I hope you brought your spare tweeters
MCs sound like cheerleaders
Rapping and dancing like Red Head Kingpin

MF DOOM - One Beer

L’altro picco lirico/satirico è quello di “Rapp Snitch Knishes”, in collaborazione col misterioso Mr. Fantastik (ignoto tuttora), in cui Dumile si scaglia contro i colleghi, rei di atteggiarsi come “gangsta” ma di confessare tutto ai giudici alle prime avversità:

Rap snitches, telling all their business
Sit in the court and be their own star witness
Do you see the perpetrator? Yeah, I’m right here
Fuck around, get the whole label sent up for years

“True, there’s rules to this shit, fools dare care
Everybody wanna rule the world with tears for fear
Yeah, yeah, tell ‘em tell it on the mountain hill
Running up they mouth bill, everybody doubting still
Informer, keep it up and get tested
Pop through your bubble vest or double-breasted”

La fama “Underground” di DOOM cresce a dismisura, tanto da farlo notare a un certo Damon Albarn, che gli commissiona una strofa in “November Has Come” dei Gorillaz, o da fargli registrare un intero joint album con Danger Mouse.
The Mouse and the Mask” (Epitaph) vede la luce nel 2005 ed è il lavoro che chiude il biennio d’oro del nostro, dopo il quale lo stesso si prenderà una pausa di quattro anni, facendo perdere ogni traccia di sé.
Le leggende su di lui sono molteplici: dall’uso smodato di alcool e droghe, ai live saltati o eseguiti da un sosia mascherato (ebbene sì, è successo anche questo…), ai numerosi dischi registrati e mai usciti (“Madvillainy 2” è l’esempio più lampante, ma pare esista anche un lavoro intero con Ghostface Killah..).
L’immaginario del supervillain è cresciuto così a dismisura che lo stesso Dumile viveva ormai nel personaggio e cercava in tutti i modi di replicare l’atteggiamento dei tanto amati supercattivi.

Il ritorno sulle scene corrisponde con l’uscita di “Born Like This” per Lex, prodotto dallo stesso DOOM e da Madlib, ma che vanta anche delle produzioni postume di J Dilla.
La produzione visionaria e allucinata dei tre dà sfogo al massimo all’abilità lirica di DOOM, che confeziona capolavori in rima come “Gazzillion Ear”, che mischia sapientemente le storie di vita vissuta per strada con l’estetica “villainiana” e citazioni più disparate alla cultura pop (“In any event, it’s fake like wrestlin’/ Get ‘em like Jake The Snake on mescalines”):

 

Born Like This” è l’ultimo disco solista di MF DOOM, che d’ora in poi si dedicherà solo ad album collaborativi e a qualche brano sporadico pubblicato per l’emittente televisiva Adult Swim.
Il 2012 è l’anno del progetto JJ DOOM, prodotto da Jneiro Jarel, che debutta con “Key to the Cuffs”, raccogliendo una discreta accoglienza.
Seguiranno “NehruvianDOOM” del 2014 col giovanissimo Bishop Nehru, pupillo di Dumile, l’EP “WestsideDOOM” con Westside Gunn del 2017 e “Czarface Meets Metal Face” del 2018 col collettivo Czarface. Nessuno di questi lavori, nonostante gli standard qualitativi e lirici ampiamente sopra la media, riesce però a replicare il successo dei lavori storici.

Il 2017 però è un anno cruciale per DOOM, quello della morte del figlio 14enne Ezekiel, che lo trascina in una profonda depressione e lo riporta ai tempi della morte del fratello DJ Subroc e agli anni del vagabondaggio per New York.

L’inizio del declino è ben avviato, tanto che il 31 Dicembre 2020 viene diramata la notizia della misteriosa morte di MF DOOM, avvenuta in realtà due mesi prima.
Il leggendario rapper anglo-statunitense ci lascia così da vero supervillain, rovinando il capodanno a tutti e chiudendo il sipario su una carriera seminale e considerata di ispirazione per tutti gli addetti ai lavori.

Ho avuto la tentazione di salire sul treno dell’hype e di pompare le letture dell’articolo pubblicando un paio di sterili elogi il giorno dopo la morte di Daniel Dumile, ma alla fine ho preferito far decantare la notizia, ritrovandomi a scrivere questa piccola monografia quasi a sei mesi esatti dalla scomparsa.

RIP DOOM.

ALL CAPS.