Immaginate un Uomo chiuso in una stanza piccola e non molto ordinata.

Cataste di dischi, libri e fumetti un po’ dappertutto. Mozziconi di sigaretta che non hanno trovato una morte ordinaria nel portacenere, ma giacciono per terra assieme a bottiglie di birra sgasata. Somiglia un po’ alla stanza ritratta nella copertina di “4 A Sides” degli Scritti Politti, gruppo inglese che nel 1978 aveva esordito con un singolo intitolato “Skank Bloc Bologna”.

Si tratta di una casa occupata dopotutto e non c’è da fare tanto gli schizzinosi… l’odore non sembra dei migliori: sa di chiuso o forse di qualcos’altro.

Le luci sono spente, è notte ma – oltre ai lampioni fuori in strada – a rischiarare la stanza provvede la luce del televisore che sta trasmettendo un film che racconta la storia di Basset, killer professionista che non farà una bella fine. La vicenda è di quelle viste tante volte e ben presto l’Uomo si disinteressa delle vicende di Basset, che proseguono per conto loro a scorrere sullo schermo. Continua però a guardare con in testa le parole di una canzone che in quei giorni sta ascoltando parecchio: si tratta di Sono buono degli Skiantos, giovane gruppo che incide per la Cramps e riesce a essere allo stesso tempo rock n’ roll ed esilarante. Strana accoppiata, ma funziona! E poi sono di Bologna…

Sì, perché la scena cui assistiamo si svolge nella Bologna dei primissimi anni ottanta. L’Uomo non riesce a togliersi dalla testa quella stupida canzone (dove “stupida” sta per “intelligente”: siamo in Italia, no? Che gusto c’è?), al punto che ben presto tra il sonno, la birra e le immagini che scorrono sullo schermo comincia ad estraniarsi e a recitarsi in testa le parole della canzone degli Skiantos, che ben presto diventano una cantilena alienata, snocciolata a voce bassa, come una specie di rap atonale che si fa strada tra le batterie elettroniche, gli stralci dei dialoghi provenienti dalla vicenda di Basset e gli archi che, prima pescano dal classicismo americano della colonna sonora del film, e poi si caricano di una inaspettata epicità morriconiana. La struttura ritmica è fenomenale: una sorta di tela minimale che procede per micro aggiustamenti, tra bolle digitali che scoppiano, trascinandosi e anticipando imperfezioni glitch, e un battito costante che si adatta perfettamente alle scansioni sempre più pigre del flusso di coscienza dell’uomo, impallato nel loop mentale costituito dal testo del brano degli Skiantos:

 

Qualche volta io mi cerco la rivolta
Ogni tanto poi mi sento molto stanco
però oggi ho trovato il giusto tono
sono buono, sono buono

Oggi io mi sento proprio bene
Forse son finite le mie pene
Soffrire sempre non conviene
Sono buono, sono buono

Forse mi volevi più cattivo
Più deciso e più aggressivo
Ma oggi ho trovato il giusto tono
Sono buono, sono buono

Mi piacciono le bibite e i gelati
Mi piacciono le bibite ghiacciate
I gelati io li mangio solo in cono
Sono buono, sono buono

Mi mangio tutti i dolci alla panna
Perché me li faceva la mia mamma
I dolci per me sono un grande dono…

L’atmosfera si è fatta in qualche modo inquietante: se i primi minuti sono dominati da un noise devastante a metà strada tra rumore bianco e un inseguimento automobilistico, man mano che il pezzo procede lo spazio sonoro si svuota e rimane soltanto il parlato di Fabio Hi-Fi che sembra suggerire agli spettatori come il tipo che guarda la tele non stia troppo a posto con la testa…
Sì, perché noi siamo lì nella stanza: immobili, non emettiamo fiato per non disturbare l’Uomo… anche se – per come sta messo – c’è da dubitare che possa davvero accorgersi di noi.
Restiamo dunque lì con lui, tratteniamo letteralmente il fiato per undici catatonici, subliminali e futuristici minuti che via via si gonfiano: i rumori concreti lasciano il posto a un piano che lentamente disegna una melodia su cui si stagliano gli archi morriconiani di cui parlavamo prima.

Dopotutto siamo italiani e se solo proviamo a filtrare le pulsazioni della Nuova Onda con la nostra sensibilità melodica (malinconica e tendente allo struggente) e il nostro spirito (geniale, ma capace di restare scanzonato), possiamo dire la nostra dappertutto.
Possiamo essere qualcosa di più di una provincia dell’Impero.

Quando facciamo così non abbiamo nulla da inviare ai Residents.

N.B.

Basset” è stata pubblicata come lato B di un singolo edito nel 1981 dagli Stupid Set, progetto nato da un costola dei Gaznevada e formato da due componenti del gruppo: Hal Capra (Gianpietro Huber) e Andy Droid (Giorgio Lavagna), assieme a Brad Bronson (Paolo Bazzani) dei Rusk und Brusk e Fabio Hi Fi (Fabio Sabbioni), che non proveniva da alcuna formazione, ma che era stato sentito parlare in piazza con una bella voce profonda.

Il lato A del singolo era una versione destrutturata di “Louie Louie”.

Entrambe le tracce furono edite dalla leggendaria Italian Records e prodotte, oltre che dagli Stupid Set stessi, dal mitico Oderso Rubini.

 

The Stupid Set - Basset 1981