L’amore è una cosa meravigliosa, la vita coniugale è fantastica, così come la famiglia e le colazioni calde a mattina inoltrata. Tutte banalità? Può essere… ma la bellezza dell’esordio dei DG Solaris risiede proprio nella capacità di far apparire verità zuccherine come queste ancora fresche e invitanti. Così come fresche e invitanti appaiono le sonorità che sorreggono i dodici brani del disco e che molti di noi frequentano ormai da anni: qualcosa che sta a metà tra il twee pop, il folk più intimista e, più in generale, tutto il pop britannico con i maglioni a rombi e le copertine della Sarah Records e della Postcard appese in cameretta.
Nella nostra personale scala di valori, lavori come “Spirit glow” si collocano tra “piccola delizia” e “gioiello nascosto”, ovvero le categorie che ci ritroviamo a scomodare ogni volta che tra le mani ci capitano i dischi in cui è coinvolto il songwriter Danny Green, già titolare della sigla Laish (ne abbiamo già parlato QUI e QUI) e che in questo progetto divide oneri e onori con la moglie: la cantante e flautista Leana Green.

E’ proprio la dimensione familiare il punto di partenza (o forse di arrivo) per quella che gli autori etichettano come una “psychedelic love story in a musical form”: un lavoro in cui la gioia dell’amore, declinato in tutte le sue sfumature (da quella sensuale dell’abbandono fisico a quella sentimentale della comprensione e della complicità), non riesce a redimere del tutto l’animo malinconico e le figure a volte sottilmente inquietanti della scrittura di Danny.

Se infatti Total understanding” avvia le danze, sciogliendo la glacialità dei suoi synth in un interplay tra le due voci che evoca una bollente sessualità, “Feeding a feeling” è un capolavoro pop dai colori pastello e dal ritmo sbarazzino.

DG Solaris - Feeding a Feeling [OFFICIAL VIDEO]

“The chocolate milky river” ha un testo visionario e acustiche delicatamente arpeggiate, mentre Spirit glow” celebra l’amore, individuando nel focolare domestico l’habitat naturale e conducendo dritto a “Dont’ need to tell you”, delizia pop assassina, nonché dichiarazione d’amore, affidata alla voce di Leana, che qualunque uomo vorrebbe sentirsi dedicare. Il brano trova il suo contraltare nella seguente “Brother I’ll ask her” , che parla di sofferenza e di ferite aperte utilizzando lo stesso vocabolario pop.

DG Solaris - Don't Need to Tell You [OFFICIAL VIDEO]

Un’immediatezza pop che nella seconda parte cede il passo a una maggiore introspezione evocativa. Si va dalla linea vocale ascendente e celestiale di “Breath of the wind”, agli arpeggi e ai rumori domestici di “The moon”, in cui il suono si ispessisce, senza perdere la delicatezza onirica del sogno. Cosmic sigh” é un altro numero di abbandono cosmico alla sensualità dell’amore, mentre “As many as stars” snocciola su un elementare ritmo casio un testo (firmato da Zoe Solomons) in cui si traccia un parallelo tra l’amore per l’amante e quello per Dio, che sarebbe piaciuto a Leonard Cohen. Seguono l’essenzialità folk di “Forgiveness” e la chiusura di “I will hold you”, scarna ed essenziale come le verità che veicola:

and you may shudder like a tree in the wind/ but our roots share the same ground/ I will hold you.

 

Abbiamo raggiunto Danny e Leana per porre qualche domanda sul progetto e comprenderne genesi e future evoluzioni. I due ci hanno risposto tra un biberon e un pannolino sporco, perché l’amore che il disco celebra nei suoi chiaroscuri, ora onirici ora imbevuti di quotidianità, ha portato recentemente alla nascita della piccola Phoenix.

Ciao Danny e Leana,

parliamo innanzitutto di voi: come vi siete conosciuti? Come è nata la vostra collaborazione? E’ nato prima il sodalizio artistico o quello sentimentale?

Ci siamo conosciuti grazie all’app di appuntamenti Ok Cupid. Ci siamo incontrati per un drink all’Hawley Arms, Camden, nel marzo 2018, e da allora siamo sempre stati fianco a fianco. In seguito ho letto il taccuino che usavo allora, e il giorno dopo che ci siamo incontrati ho scritto: “Penso che sposerò Leana”.
All’epoca vivevamo alle estremità opposta di Londra e, tre settimane dopo l’incontro, mi sono trasferito nel suo appartamento. Abbiamo iniziato a suonare insieme musica per divertimento. Leana ha una formazione classica per pianoforte, flauto e voce, ma non aveva mai fatto parte di una band.

Quell’estate ci siamo fidanzati durante una vacanza in India e prima della fine dell’anno ci siamo sposati. Poi a gennaio ci siamo presi sei mesi di pausa dalle nostre vite, abbiamo venduto tutto e siamo partiti per un bellissimo viaggio attraverso Perù, Colombia, Cile e Messico.
Durante il viaggio, abbiamo scritto un intero album di canzoni e, appena tornati, siamo entrati in studio al Bella Union a Londra e in due mesi molto intensi lo abbiamo registrato e mixato. Poi nel 2020 (anno del destino), lo abbiamo pubblicato durante l’estate del nulla.

E infine…. a settembre abbiamo dato alla luce la nostra prima figlia, Phoenix. È stato un periodo magico. E tanto più in contrasto con l’esistenza “in scala di grigi” che stiamo attualmente vivendo, in isolamento, a Londra.

 

Come funziona la scrittura dei brani? Ho riconosciuto certe figure melodiche e liriche tipiche di Danny? Ma potrei sbagliarmi…

Posso dire che alcune delle canzoni sono per lo più mie, come “Spirit Glow” e “Total Understanding”, che ho scritto a Londra subito dopo esserci conosciuti, e “Forgiveness”, che è stata scritta in Perù. “Breath of the Wind” e “I Will Hold You” hanno testi scritti interamente da Leana. Il resto l’abbiamo composto in maniera piuttosto collaborativa. Siamo in grado di comprendere bene gli impulsi musicali reciproci e, quando decidiamo di scrivere una canzone insieme, di solito riusciamo a portarla a termine.

La maggior parte delle canzoni per gli album dei Laish le ho scritte da solo e mi ci vuole più tempo per essere soddisfatto di una canzone e sapere che è finita. Scrivere con Leana invece è un’esperienza molto più piacevole: posso condividere il processo con lei, piuttosto che lottare da solo e per conto mio. Avere un feedback immediato è davvero utile.

 

Raccontateci la genesi di questa psychedelic love story… è stata scritta davvero nella giungla e tra le montagne del Sud America?! I testi mi sembrano parlino da un lato della bellezza del rapporto sentimentale (dalla complicità sessuale alla comprensione) e dall’altro della ricchezza della vita quotidiana e domestica… eppure permane una certa inquietudine di cui non ci si riesce mai a liberarsi del tutto. Vi ritrovate in questa descrizione?

Nove delle dodici canzoni sono state scritte durante i nostri viaggi. Poiché viviamo in una grande città come Londra, desideravamo immergerci nella natura, viaggiare attraverso bellissime montagne e giungle e vivere una vita semplice con molto tempo per suonare musica, cucinare e dedicarsi ad attività sane come lo yoga.
Abbiamo portato con noi un laptop, un piccolo sintetizzatore, una chitarra e un microfono, il che è stato sufficiente per fare alcuni demo piuttosto semplici. Chiaramente si trattava anche di materiale piuttosto pesante da portare in giro. Per lo più rimanevamo in ogni posto per poche settimane, quindi spesso avevamo l’opportunità per un giorno o due di utilizzare l’attrezzatura e lavorare su alcune bozze di registrazioni. Nei vari demo finivano per essere presenti il suono delle cicale e dei grilli e altri suoni della natura esotica… Alla fine abbiamo deciso di mantenerne molti nelle versioni in studio.

Quando l’album ha cominciato a prendere forma, era chiaro che stava emergendo un tema. Il testo di ‘Total Understanding’ esplora sia una profonda connessione emotiva che un’espressione sessuale che può riguardare qualcosa di più oscuro, più creativo – può assumere una vita propria. Abbiamo esplorato l’insicurezza del nuovo amore in “Feeding a Feeling”, una tranquilla scena idilliaca di vita domestica in “Spirit Glow”, una felice dichiarazione d’amore in “Don’t Need to Tell You” e una connessione mistica con la luna in “The Moon”.
I testi di “As Many as the Stars” sono stati scritti da una delle mie più vecchie e care amiche, Zoe Solomons. È una poetessa di grande talento. Mi ha mandato la poesia e ho sentito che lì dentro c’era una canzone e quindi abbiamo iniziato a lavorarci su. Per me è la canzone più triste dell’album, ma il sentimento è molto bello.

“Adesso siamo qui, due fra tanti, tanti quante le stelle”.

Ho scritto “Forgiveness” come un tentativo di fare tabula rasa con tutti coloro a cui dovevo delle scuse. Magari una canzone non può farlo… ma non vale comunque la pena provarci?
“The Chocolate Milky River” e “Brother I’ll Ask Her” sono stati ispirati dalle mie esperienze con la medicina sciamanica in Perù. Ma questa è tutta un’altra storia…

 

Dal punto di vista degli arrangiamenti, mi hanno stupito i numeri in cui i synth risultano più in evidenza, donando un’aura quasi dreamy ai brani… Quali sono gli ascolti con cui siete cresciuti? Quali le influenze che, a vostro avviso, proprio non riuscite a non far emergere nella vostra musica e quali quelle che vi piacerebbe emergessero?

Dato che questo non era destinato ad essere un album dei Laish, abbiamo voluto che ci fosse una chiara progressione nel sound. Leana suona il piano e il flauto, quindi esplorare synth, piano e flauti ci è sembrata una cosa naturale. I sintetizzatori hanno sempre posseduto per me una sorta di “aura misteriosa”, poiché sono essenzialmente un chitarrista. Sento ancora di avere così tanto da imparare, quando si tratta di fare un arrangiamento con i sintetizzatori. Abbiamo ascoltato assiduamente Tame Impala, Dirty Projectors, i primi dischi solisti di Paul McCartney, Weyes Blood, Mac Demarco, Sufjan Stevens. Senza dubbio alcune di queste atmosfere sono finite poi nel nostro disco.

 

Un paio di domande per Danny: sei ancora in contatto con i tipi del Willkommen Collective? Che ricordo hai di quell’esperienza e che cosa ti ha lasciato?

Sì, lo sono e in effetti molti di loro sono apparsi sui dischi di Laish e DG Solaris tra cui Kristin McClement (voce), Jools Owen (batteria), Will Calderbank (violoncello) e Mike Siddell (violino). Molti dei Willkommen Collective sono ancora a Brighton, quindi quando torno laggiù, di solito, ho l’opportunità di incontrarli.
Ho molti bei ricordi del mio periodo a Brighton. Il Willkommen Collective mi ha insegnato molto su come approcciarmi all’etica del DIY per creare e pubblicare album. Ho pubblicato il primo album dei Laish su Willkommen Records. Ho fatto il mio primo tour in assoluto suonando la batteria per Sons of Noel e Adrian, con cui ho suonato per circa 6 anni. I Sons of Noel hanno supportato i Mumford and Sons nel loro ultimo tour in piccoli locali prima che diventassero famosi. Questo mi ha poi portato anche a suonare la batteria per Laura Marling per uno spettacolo come supporter di Neil Young a Parigi. Ho anche avuto modo di incontrarlo. E’ stato un gentiluomo.

Nei tour con i Sons, spesso aprivo come Laish: facevo da band di supporto. È stato molto emozionante viaggiare in Germania, Svizzera e Regno Unito, suonando spesso per un pubblico piuttosto numeroso e riconoscente. Questo mi ha dato la fiducia necessaria per iniziare a organizzare i miei tour “fai da te” per i Laish nel Regno Unito, in Germania e in Italia.
Mi sento molto fortunato ad aver avuto queste esperienze in tour da giovane, ma certamente mi dispiace per i giovani musicisti che iniziano adesso, perché il futuro dei tour sembra piuttosto cupo per i musicisti britannici. Il Covid ha praticamente ucciso l’industria musicale a breve termine, ma il vero assassino è la Brexit. A meno che qualcosa non cambi drasticamente, il tipo di tour che si facevano in precedenza non saranno più possibili. I costi e la burocrazia aggiuntive trasformeranno quello che sarebbe stato un tour in pareggio in un tour in enorme perdita. Fortunatamente ho un passaporto irlandese, quindi questo potrebbe permettermi di continuare con i concerti da solista, ma per quanto riguarda la mia band? E Leana ?!

 

I Laish? Che fine faranno? Tornerai a incidere con quella sigla? Infine, Phoenix permettendo, quali sono i vostri prossimi progetti?

Suono ancora in contatto con Matt Canty e Tom Chadd che sono stati la spina dorsale dei Laish negli ultimi cinque anni. Per ora, non ho intenzione di pubblicare musica come Laish. Considero quel moniker la mia storia, poiché mi lega a tanti ex compagni di band, ex fidanzate, ex etichette e città in cui ho vissuto, mentre DG Solaris è saldamente situato nel mio presente e porta con sé un sentimento di freschezza ed eccitazione… e con un nome di cui tutti possiamo essere d’accordo sulla pronuncia!

Ho scritto un paio di canzoni con la “moderna leggenda dalla voce baritonale”, Jeremy Tuplin, che prevediamo di pubblicare abbastanza presto. Ho iniziato a lavorare su un album di nuove canzoni. Ci sto ancora lavorando, anche se il mio tempo è un po’ più limitato perché ora abbiamo una figlia di cui prenderci cura.
Infine sto facendo anche show privati su Zoom attraverso Lockdown Presents.

 

PS Danny ci ha anche gentilmente mandato questa playlist  con una selezione scelta dai  suoi vari progetti