Da queste parti abbiamo sempre avuto un debole per le uscite della Ghost Box Records. Marchio che, più che un’etichetta discografica, indica una via di accesso verso un mondo onirico e fiabesco. Uno di quelli da visitare incantati, ma ben attenti a scorgere i dettagli, spesso sinistri, che si nascondono in fondo al campo visivo: dietro la curva dell’occhio o tra un battito e l’altro di ciglia.

Se la cifra principale dell’etichetta risiede nel recupero, personale e non calligrafico, di certa library inglese, così come sedimentata negli strati più inaccessi della memoria dei due fondatori (Jim Jupp aka Belbury Poly e Julian House aka Focus Group), tra i momenti più memorabili del catalogo vanno, altresì, annotati gli episodi in cui questa estetica si è saputa coniugare con la Canzone.

Un matrimonio, quello tra l’etichetta britannica e la forma canzone, che ha prodotto lavori fascinosi come “Entropicalia” dei Soundcarriers o come il capolavoro degli Hintermass “The Apple Tree” e che nella sua gentile (e a volte inquietante) cornice ha accolto nel 2016 anche i Beautify Junkyards, band portoghese che, dopo due lavori in patria, ha pubblicato per la Ghost Box dapprima un doppio singolo (finito nella collana dell’etichetta “Other voices”) e poi, nel 2018, il terzo vero album intitolato “The Invisible World of Beautify Junkyards”. Disco che suscitava il giusto clamore per la capacità di traslare le pulsazioni library e psichedeliche, tipiche dell’etichetta, in un nuovo ed esotico contesto portoghese.

A due anni di distanza, tocca adesso a “Cosmorama” rinnovare l’incantesimo. E lo fa con un lavoro che prosegue là dove “The Invisible World…” si era interrotto, allestendo fondali infestati da suoni fantasmagorici e stratificazioni di voci che costringono l’orecchio a cercare sempre il nuovo dettaglio. Ballate avvolgenti che si colorano ora di umori psichedelici, ora di bucolici aromi prog-folk, proiettate nel nuovo secolo dalle increspature digitali delle ritmiche.

Si parte con il fantasma di un flauto in “Doubla Exposicao” che mena le danze e invita da subito alla resa, cullati da cori evocativi millimetricamente calibrati:

Beautify Junkyards ::: Dupla Exposição (from the album "Cosmorama")

E’ musica incorporea da ascoltare con l’inconscio più che con le orecchie. Le fantasticherie di “Reverie” evocano una fusione tra delizie folk e spiritualità orientale senza mai sfiorare l’effetto caricaturale: parte del fascino della band sta infatti nella capacità di evocare fantasmi del passato senza mai ricalcarli, ma conferendo ad essi una voce propria e una sorta di atemporalità.

La scaletta del disco sembra voler disegnare una linea morbida che oscilla tra il compito di catturare l’attenzione dell’ascoltatore e quello di farla cadere nuovamente nell’oblio del flusso incantatore. Il ritornello intenso e sospeso di “The Sphinx”, il celestiale intreccio tra le voci di Joao Branco Kyron e della nuova componente Martinez su un morbido tappeto di percussioni in “Garden By The Sea”, la melodia antica incorniciata da scricchiolii di vinili e pulsazioni aliene di “The Collector”, il dream folk bucolico di “Vali” guidano tra i picchi e gli avvallamenti di questo andamento sinusoidale e ipnotico. Si fa notare l’irresistibile mix tra folk, oriente e tropicalismo di “Parangole”, cantata dell’ospite Nina Miranda, la cui deliziosa voce ritroviamo nella title track immersa in un battito elettronico, tanto pulsante quanto discreto e in arpeggi celestiali. Un fattore ritmico che scuote senza però interrompere l’incantesimo in brani come “Deep Green”, un brano ad alta gradazione Broadcast, e nel bazaar onirico di “Zodiak Klub”. Nella conclusiva “The fountain” la ritmica risonante si scioglie in un impasto sonoro etereo di violino, arpa (suonata da Eduardo Raon) e spoken word.

La definizione che vuole la band come “una fusione allucinogena di Os Mutantes e Broadcast” rimane ancora dannatamente efficace per descrivere il lungo flusso onirico che costituisce “Cosmorama”, in cui i singoli episodi del mosaico sembrano volersi stagliare da un momento all’altro rispetto al flusso, per poi venirne inesorabilmente sopraffatti, così come l’ascoltatore, d’altronde, cui non resta che rimettere il disco dall’inizio.

P.S. Segnaliamo come il nuovo acquisto della formazione Helena Espvall sia una nostra vecchia conoscenza. Per chi amasse il folk psichedelico consigliamo di ascoltare alcuni dischi nei quali la musicista, svedese ma vera e propria giramondo, è coinvolta; parliamo in particolare dei primi due dischi degli americani Espers e i due album con Masaki Batoh, noto soprattutto per essere leader del giapponesi Ghost).