Niente di meglio che cominciare l’anno nuovo con una bella monografia. Tanto più se questa è dedicata a un personaggio controverso che in pochi anni è stato in grado di rivoluzionare l’hip-hop.

Ebbene, il protagonista di oggi è Fredrick Jamel Tipton, di Gary, Indiana (sì, la Gary di Michael Jackson!), classe 1982, in arte Freddie Gibbs.

In particolare, voglio esplorare l’ascesa alla gloria di uno dei pionieri del nuovo “gangsta rap”, che non fugge dal passato, ma anzi lo affronta con stile ed estremo gusto musicale.

Noto tra gli addetti ai lavori per il suo caratteraccio rude e orgoglioso e considerato tuttora un tipo particolarmente intrattabile, Freddie comincia a farsi notare fin da giovanissimo, prima dalle forze dell’ordine (diverse accuse e condanne a suo carico, tra cui possesso illegale di arma da fuoco, rapine, spaccio ed espulsioni con disonore da college ed esercito), poi dai produttori discografici locali.

La carriera da rapper di Gibbs inizia nel 2004 con una sfilza infinita di mixtape autoprodotti, di cui il primo, “Full Metal Jackit” (diviso in due volumi), gli vale un contratto con Interscope per il primo album. Sfortunatamente, l’album non vedrà mai la luce e Gibbs viene tagliato dal roster dell’etichetta nel 2006 dopo screzi creativi e l’abbandono dell’A&R che lo aveva reclutato, Joe Weinberger. 

Senza darsi per vinto, Freddie continua a pubblicare mixtape con elevatissima frequenza, ma per la prima release ufficiale bisogna aspettare il 2010, con l’EP “Str8 Killa”, contenente 8 pezzi e svariate collaborazioni, tra cui quelle di Dan Auerbach, Jay Rock e BJ The Chicago Kid. 

Questo EP e altri mixtape gli valgono un nuovo contratto, quello con la CTE World di Young Jeezy. Di questo periodo ricordiamo il mixtape “Cold Day In Hell” del 2011, ricco di collaborazioni e ricevuto benissimo dalla critica. 

Il Freddie Gibbs degli albori si presenta come un MC di strada, che mette in rima droga, spaccio, storie di strada e di crimine facendo sfoggio di una spiccata tecnica e abilità a incastrare strofe sul tempo. La padronanza della lirica è sicuramente una delle migliori qualità di Gibbs, che lo dimostra anche nei primissimi mixtape autoprodotti. 

Un’altra peculiarità è un interessante gusto per i beat: sebbene i temi trattati ricordino molto quelli del “boom bap” anni ‘90, l’approccio al beatmaking è diametralmente opposto, e fin dai primissimi pezzi troviamo numerosi sample di opere soul e jazz incastrati in maniera creativa e in grado di valorizzare l’eccellente rappato.

Freddie Gibbs - Flamboyant [Miseducation Of Freddie Gibbs]

Il periodo tra il 2011 e il 2012 forse è uno dei più determinanti nella carriera dell’MC di Gary: il fortunato mixtape “Baby Face Killa”, curato da DJ Drama, gli vale una fama ancora più amplificata in terra statunitense. 

In questo periodo inoltre Gibbs inizia la fortunata collaborazione con un personaggio che qui in redazione amiamo particolarmente: Otis Jackson Jr, in arte Madlib.

Il premiato duo pubblica tre EP, “Thuggin’”, “Shame”, e “Deeper”, e nel mentre annuncia una trilogia di album interamente prodotti da Madlib. 

Il 2012 inoltre è anche l’anno dell’abbandono di CTE World e della nascita della label ESGN (Evil Seeds Grow Naturally), fondata e gestita tuttora dallo stesso Gibbs.

Il 2014 vede la nascita e la concezione di “Piñata”, primo album della trilogia di Gibbs & Madlib, diventato un “instant classic” nel giro di pochi mesi e tuttora considerato una delle pietre miliari del rap moderno. 

Madlib taglia e cuce samples di ogni tipo, da Curtis Mayfield alle colonne sonore più disparate di B-Movie  anni ‘70, creando trame perfette per il cantato verboso e tecnico del rapper di Gary. Lo stile di Gibbs qui si fa quasi più rilassato e andante per sposarsi al meglio con le strutture sonore sottostanti.

La componente “street” rimane comunque fondamentale, nonché argomento di buona parte dei testi, senza però risultare mai pesante o ridondante. 

Freddie Gibbs & Madlib - Harold's

L’esplorazione sonora di Madlib e il rap di Freddie creano una commistione di elementi che quasi istintivamente ci ricorda di un altro capolavoro del beatmaker di Oxnard: Madvillainy.

Anche in questo caso vediamo come una delle migliori doti di Madlib sia quella di far risaltare al meglio tutte le qualità dei suoi soci, mettendosi al loro servizio a suo modo.

Le collaborazioni presenti (Raekwon, Danny Brown, BJ The Chicago Kid) nei brani sono poche, ma tutte estremamente incisive, a testimonianza di come siano funzionali al progetto artistico del duo. 

Da qui in poi la carriera di Freddie Gibbs spicca letteralmente il volo con una serie di release di altissima qualità, caratterizzate dal brevissimo lasso di tempo tra l’una e l’altra.

L’appeal di Gibbs è indiscutibile e nel tempo si costruisce attorno alla sua figura un esercito di produttori e collaboratori fidati pronti a lavorare con lui.

Il 2015 è l’anno di “Shadow of a Doubt”, interamente prodotto da Speakerbomb, ai tempi già produttore dei primi, rozzi mixtape di debutto di Freddie.

Il risultato è ancora un album coerente, in cui Gibbs riesce a consolidare il suo flow estremamente versatile e a cimentarsi in sonorità meno ammiccanti al soul e al jazz e  più sbilanciate verso il pop (cominciano ad esempio a comparire alcuni ritornelli cantati). 

Il sodalizio con Speakerbomb continua nel 2017 col breve album “You Only Live 2wice”, che continua la precedente opera, ricca di riferimenti al rap anni ‘90 e di beat orchestrali.

Notevole è l’uso di sample di archi e la presenza di beat più eterei rispetto al precedente lavoro e a Piñata. Il risultato è un lavoro tutt’altro che minore nella discografia del rapper, con numerose perle, tra cui questa:

Il 2018 è un’altra riconferma della poliedricità e dell’estro di Freddie, che pubblica due importanti lavori, di breve durata: “Freddie”, interamente prodotto da Kenny Beats (i nostri lettori più attenti ne hanno già sentito parlare in questo blog…) e “FETTI”, album in collaborazione col rapper Curren$y prodotto interamente dalla leggenda The Alchemist.

https://www.youtube.com/watch?v=zfwoQZ5GSoY

Se “Freddie” rappresenta, dal punto di vista sonoro e iconografico, un ritorno alla strada, alle origini da cui il rapper è partito, sposando sonorità più tendenti alla trap e al gangsta rap (possiamo ascoltarne l’estratto “Death Row”), con la quasi totale assenza di sample e la prevalenza di suoni elettronici e di synth, “FETTI” ha invece una patina modaiola e raffinata, e i beat di Alchemist non fanno altro che coadiuvare. 

Curren$y, Freddie Gibbs & The Alchemist - New Thangs (Audio)

L’approccio di Alchemist, pur condividendo con Madlib la spasmodica ricerca del sample giusto e raffinato, sembra però ricercare un mood differente da quello del collega, non necessariamente radicato nelle radici black.

I beat di Alchemist fanno un uso maggiore di chitarre campionate e mirano a creare un’atmosfera rilassata tramite i suoni, piuttosto che coi sample vocali. 

“New Thangs” è uno dei picchi di questo breve disco, in cui il “coca-rap” di Gibbs, da una parte verboso e preciso, dall’altra estremamente soulful e rilassato, si adatta perfettamente alle strofe allucinate e bofonchiate di Curren$y, creando una commistione invidiabile. 

A questo punto, Freddie Gibbs non è più una giovane promessa del rap statunitense, ma un colosso unico nel suo genere, capace di portare alla luce la componente gangsta del suo passato e di rimare sopra qualsiasi beat con estrema tecnica e disinvoltura, a ciò si aggiunge anche un notevole gusto per le produzioni che si manifesta già a partire dai primi, rudimentali mixtape.

Ormai sulla cresta dell’onda e sulla bocca di tutti, Gibbs inizia a farsi notare anche in giro per il mondo: inizia un lungo tour tra il 2017 e il 2018 (passano anche dalla nostra Milano), passa qualche giorno in un carcere austriaco per una presunta accusa di molestie, esce, ritorna al via e termina la scrittura del nuovo album, attesissimo da migliaia di fan. Si tratta del secondo capitolo del sodalizio con Madlib, dal titolo “Bandana”. 

Il disco non delude le aspettative e vede un Freddie Gibbs in splendida forma sputare barre sui beat di Madlib, per l’occasione prodotti semplicemente con un iPad. la ricerca dei sample è eccelsa e conta ancora una volta sulla sconfinata cultura del produttore californiano e sulla innata abilità di far risplendere al massimo i suoi collaboratori. 

Freddie Gibbs, Madlib - Palmolive (Audio) ft. Pusha T, Killer Mike

A differenza del capitolo precedente e di Madvillainy, questa volta Madlib opta per un uso più massivo dei sintetizzatori, unito al suo chirurgico sampling per dare un taglio meno retrò al prodotto finale: uno dei massimi esempi di questa scelta stilistica è la hit “Giannis”, che fonde perfettamente i folli extra-beat di Gibbs, l’RnB di Anderson .Paak e una cassa dritta in pieno stile boom-bap senza risultare vetusto in alcun modo: 

Freddie Gibbs And Madlib: NPR Music Tiny Desk Concert

La produzione suona estremamente moderna nei suoni, nel mix e nel master e consente, insieme ai pochi featuring del disco, tutti pesi massimi del rap mondiale tra cui Anderson .Paak, Pusha T e Killer Mike (Run the Jewels), di realizzare uno dei capolavori del 2019. 

Con “Bandana”, per spessore e qualità, il sodalizio tra questi due personaggi all’apparenza incompatibili (un pazzo, scorbutico criminale dell’Indiana e un meditatore professionista dedito alla famiglia e alla musica), sembra richiamare ancora più alla memoria quello – ancor più leggendario –   tra Madlib e MF DOOM  e magari accende ancora la speranza che possa mai uscire un secondo capitolo…

Alla release di Bandana segue l’”Album of the Year Tour” (a testimoniare l’ego del nostro…) che fa ancora tappa a Milano (in cui il sottoscritto era presente), in cui Gibbs dà vita a uno spettacolo estremamente “old-school”, senza coreografia e con la sola presenza di un DJ sul palco, pronto a sorreggere le sue scorribande sui beat. 

Inizia anche ad andare in tour con Madlib e una full live band, guadagnandosi anche un posto al Coachella, prima che ogni speranza per il 2020 venisse disintegrata verso la fine di Febbraio…

Al di là dei lavori soliti, Freddie non riesce quasi mai a rimanere inattivo per lunghi periodi e compare spessissimo come “featuring” nei dischi dei più importanti rapper internazionali, dando sempre valore aggiunto: tra le più interessanti citiamo le sue comparsate in “Burder of Proof” di Benny the Butcher, “From King to a God” di Conway, “Pray for Paris”, di Westside Gunn, il rilassante “What Kinda Music” del britannico Tom Misch e “The Price of Tea in China” di Boldy James e Alchemist, tutte tra il 2019 e il 2020.

Il lockdown e la fine forzata dei live non tarpa le ali di Freddie Gibbs, che a metà 2020 pubblica un altro full length, interamente prodotto da Alchemist, dal titolo “Alfredo”, che celebra oltre alle note fettuccine anche la criminalità organizzata espatriata dal bel paese negli USA negli anni ‘30.

“Alfredo” è la quintessenza del gangsta rap di Freddie Gibbs: crudo e realistico nei contenuti, ma rappato su beat rilassati che omaggiano la tradizione con un flow mai eccessivamente rabbioso.
Un esempio clamoroso è l’estratto “1985”, dove la chitarra presa in prestito da tale Ruben Rada la fa da padrone e accompagna la traccia per tutta la sua durata. 

Freddie Gibbs & The Alchemist - 1985 (Official Video)

I beat più rockeggianti di Alchemist si sposano ancora una volta perfettamente con lo stile di Gibbs e le collaborazioni (Conway the Machine, Benny The Butcher, Rick Ross, Tyler the Creator) contribuiscono a creare uno scenario di ostentazione della bella (e mala) vita, dei ghetti e della ricchezza, ma in uno stile diametralmente opposto al classico boom bap.

Lo sforzo collettivo di “Alfredo” vale una candidatura ai Grammy per il duo, la prima per un artista dell’Indiana dopo Michael Jackson, a simboleggiare come il talento e la prolificità di Gibbs siano ormai universalmente riconosciute anche dalle testate “mainstream” e si siano ormai naturalmente affacciate al grande pubblico. 

L’attitudine e il talento di Freddie sono la dimostrazione che si può arrivare dove si vuole anche senza compromessi, quando la qualità la fa da padrone.

In attesa di poterlo rivedere sui palchi e di vedere finalmente il capitolo conclusivo della trilogia “MadGibbs” (che dovrebbe chiamarsi “Montana” ed essere in fase di scrittura), vi lasciamo questa chicca, tratta direttamente dagli NPR Tiny Desk: Crime Pays!

Freddie Gibbs And Madlib: NPR Music Tiny Desk Concert