Ebbene, mai avrei pensato di portare su questo blog un articolo riguardante un artista storicamente associato al filone trap (no, non ho sbagliato a scrivere) per il mio piacere personale e per la volontà di esplorare un territorio a me quasi sconosciuto, nota ormai a me stesso l’avversione verso sonorità “metallose”.

Spinto da un amico, ho deciso di concedere una seconda possibilità a Ghostemane, all’anagrafe Eric Whitney, 29enne di Lake Worth, Florida, USA.

Onestamente, ho sempre pensato a Ghostemane come a un meme (come il “collega” Scarlxrd) o una scimmia urlatrice, che urla e sbraita su beat a metà tra trap e metal, senza alcuna reale consapevolezza o obiettivo musicale concreto.

A giudicare dall’aspetto, il buon Eric appare come un tipico skater appassionato di metal estremo, metalcore e hardcore punk, musica che lo ha accompagnato sin da bambino.

Nasce come chitarrista di band punk locali, ma si avvicina al rap intorno al 2015, iniziando ad associarsi ad alcuni collettivi originari della California, coi quali inizia a produrre numerosi mixtape e album tra il 2015 e il 2017, rilasciati principalmente sulla piattaforma Soundcloud.

Con “N/O/I/S/E” nel 2018 guadagna notorietà, numeri e un lungo tour internazionale, che lo porta a calcare diversi palchi importanti, tra cui quello del Lollapalooza:

GHOSTEMANE LIVE @ LOLLAPALOOZA MAIN STAGE 2019 [Full Set]

Fino a questo punto della carriera di Whitney, si può assistere a un tentativo di conciliare generi e concezioni diametralmente opposte come trap (c’è un largo uso di drum machine 808 e beat elettronici), black metal (il vestiario e il trucco lasciano pensare a quello senza neanche chissà quale volo pindarico), death metal e punk (costantemente presenti nei beat e nei live), cantato pulito (un po’ carente), rappato e scream/growl.

Ormai convinto delle mie intenzioni ho ascoltato il nuovo album “ANTI-ICON” e sono rimasto positivamente impressionato, in realtà molto di più del suo lavoro precedente, e mi sono reso conto che probabilmente mi sono sbagliato sul suo conto, e che finalmente il ragazzo inizia a tirare fuori sempre più talento e potenziale.

Si tratta di un album interamente autoprodotto e auto-promosso, senza alcun accordo con etichette discografiche (anzi, il disco è stato pubblicato di mercoledì, in piena settimana e in barba alla legge non scritta che fissa tutte le date di uscita al venerdì): il disco è inoltre caratterizzato dall’assenza di “filler” e collaborazioni (molto raro per un album hip-hop nel 2020).

La pubblicazione dell’album è stata preceduta da un solo videoclip, quello di “Lazaretto”, pochi giorni prima del 21 Ottobre:

GHOSTEMANE - LAZARETTO (OFFICIAL VIDEO)

Il nuovo album fa convivere perfettamente rap, horrorcore, industrial metal e nu-metal in 14 brevi e intense canzoni.

Il ragazzo è chiaramente un fan di personaggi/band come Bathory, Death, Carcass, Marilyn Manson, Nine Inch Nails, Slipknot e Type O Negative: si vede chiaramente dall’immaginario che cerca di ricreare (vestiti, trucco, sangue, maschere, omicidi e altri elementi inquietanti che si possono trovare nei suoi video o nelle sue copertine).

Non mi sento di classificare “ANTI-ICON” né come album rap, né come metal, perché ci sono ottime canzoni crossover e brani che invece col rap hanno poco a che vedere.

Parlando del suo rapping, l’ho trovato molto interessante, poiché cerca di differenziarsi dai classici beat e dall’attitudine “808” e include molti riferimenti non solo ad atti horrorcore degli anni ’90, come Gravediggaz, Three 6 Mafia, ma anche al Southern Rap.

Interessante è anche il fatto che lo stesso Ghostemane abbia inserito gli OutKast come una delle sue maggiori ispirazioni: si evince chiaramente dal fatto che prende in prestito il tipico flow di Andre 3000 in “AI” e “Lazaretto“, e lo fa in un modo molto originale che si adatta perfettamente ai beat metalcore presenti in tutto l’album.

In conclusione, c’è sicuramente qualcosa di interessante in Ghostemane e “ANTI-ICON”, il suo miglior lavoro fino ad oggi secondo i miei gusti.

Personalmente ho apprezzato molto la commistione quasi perfetta di un rappato allucinato, spesso sporco, con diverse voci e tecniche che rende omaggio al passato e al contempo suona estremamente originale.

L’idea di unire diversi stili di rap di epoche diverse in un immaginario metal è sicuramente la più originale dell’album, e rende godibile anche il cantato pulito di Whitney, che più persone (senza neanche tutti i torti) hanno sarcasticamente paragonato a Topolino.

Si evince che esiste davvero un progetto concreto che prende in prestito da diverse tendenze e culture per creare un nuovo filone nella musica mainstream odierna.

Il prodotto finito suona dannatamente originale ed è in grado di accontentare sia i metallari più accaniti desiderosi di pogo e stage diving, sia i più giovani in attesa di saltare a tempo su un beat di 808.

Metalcore e i rumori tipicamente industrial lavorano bene insieme e qui ne danno un’ulteriore dimostrazione.

Venendo ai punti dolenti, mi sento di dire che un personaggio come Ghostemane non ha ancora il carisma e l’attitudine estrema per impressionare un ascoltatore adulto.

In particolare, chi ha avuto la possibilità di crescere negli anni ‘90 ha già vissuto un immaginario simile, ricco di armi, citazioni esoteriche o sataniste, racconti macabri e violenza, dove tra l’altro i protagonisti in Norvegia si ammazzavano tra di loro per davvero, mica nei videoclip…

Resta invece piuttosto fuori contesto e non necessaria la costante imitazione di Marilyn Manson in diversi pezzi: il prodotto è già parecchio originale nella sua completezza e sicuramente non ne sentivamo il bisogno.

Sebbene io non sia impressionato del tutto da questo ottimo album, credo davvero che le generazioni più giovani invece possano esserlo, vuoi per il background culturale diverso, vuoi perché i loro trapper preferiti viaggiano verso altri lidi.

Brani preferiti: “Lazaretto”, “Vagabond”, “AI“, “Hellrap“.

Brani sconsigliati: “Melancholic“, “Falling Down“, “Winds of Change“, “ASMR