Anche su questo blog prima o poi bisognava parlare di rap… E come cominciare al meglio se non parlando di un personaggio emblematico e fondamentale come Otis Jackson Jr, in arte Madlib? Californiano di Oxnard, classe 1973, polistrumentista, rapper, beatmaker e produttore, la sua figura è ormai leggendaria nel mondo della musica urban e non solo.
Figlio del cantante soul Otis Sr, nipote del trombettista jazz Jon Faddis e fratello di Michael “Oh No” Jackson (classe ‘78), Otis si appassiona fin da subito alla musica jazz (merito forse anche delle numerose visite a casa di Dizzy Gillespie, amico dello zio), per poi migrare verso il panorama hip-hop.
L’approccio spirituale e zen, che deriva proprio dalle sue frequentazioni con il mondo del jazz, costituisce una caratteristica fondamentale della produzione di Madlib, e la rende inconfondibile rispetto a quella di molti suoi colleghi.
Le prime produzioni risalgono alla prima metà degli anni ‘90, con diversi gruppi e pseudonimi.
Schivo, timido, quasi ostile al giornalismo musicale, raramente si è concesso a interviste, e forse anche per questo motivo sono molte le leggende sul suo conto: dalla passione per la meditazione, all’immensa collezione di LP che parrebbe pesare tonnellate, fino alla sua relazione lavorativa “acida” con un noto collega mascherato (ma non è ancora questo il momento per discuterne!).
Otis Jr inizia a muovere i primi passi nel mondo hip-hop con i Tha Alkaholiks, pubblicati su una label fondata appositamente dal padre. I lavori non passano inosservati, anzi catturano l’attenzione della iconica etichetta hip-hop Stones Throw.
Sotto Stones Throw vengono distribuiti i lavori a nome Lootpack, tra cui il monolitico “Soundpieces: Da Antidote” del ‘99.
Si tratta di un lavoro di hip-hop dalle sonorità sperimentali, influenzati fortemente sia dal background jazzistico di Madlib, sia da altri pionieri del genere come A Tribe Called Quest, Gang Starr, KRS-One, Wu-Tang Clan e Busta Rhymes.
Nel disco, oltre ai sopracitati artisti, compaiono decine di samples di artisti attivi e blasonati nei panorami musicali più svariati: nei credits sono annoverati personaggi del calibro di Miles Davis, Rick James, Dizzy Gillespie, Bill Withers, Tina Turner, Vanilla Fudge, Bill Evans, Mavis Staples, Daniel Michaels, Gentle Giant, Josè Feliciano e molti altri.
La estrema, quasi maniacale, cultura dell’ascolto di Madlib è fin da subito un tratto distintivo della sua produzione. Qualcosa che in tenera età lo ha tenuto lontano dalle guerre tra gang di quartiere e che , con l’avvento dell’età adulta, ha finito con il diventare il leitmotiv della vita, sia musicale che spirituale, dell’artista.
Mentre per altri rapper o beatmaker la musica rappresenta l’unica salvezza dalla povertà, per Madlib simboleggia una ricerca più intima e profonda di se stesso, che si traduce nella sua sofisticata e artificiosa tecnica di composizione.
L’introduzione di componenti jazz, esotiche o orientali nel mondo hip-hop non è certo una novità: la novità risiede proprio nella visione estremamente personale con cui questa cultura musicale viene espressa e tramandata.
Lo stesso Madlib ha fin da subito dichiarato di non concepire la musica hip-hop tanto come simbolo di emancipazione delle comunità afro-americane statunitensi, quanto come mezzo di libera espressione della propria personalità creativa.
Nell’approccio del californiano sono imprescindibili e inscindibili l’impatto dell’ascolto come esperienza immersiva e catartica, nonché quello della musica come veicolo per il miglioramento del proprio io e come mezzo di condivisione.
Questa peculiare concezione della musica rende Madlib un perfetto collaboratore per una moltitudine di artisti: l’incredibile abilità di mettersi al servizio di un prodotto e agire da orchestratore dietro le quinte è un’altra tipicità di questo poliedrico produttore.
Non è un caso che alcuni tra i lavori più iconici e rappresentativi derivino proprio da sforzi collaborativi, in cui coesione e condivisione contribuiscono allo splendore dell’opera e di tutti i coinvolti.
Per quanto sconfinata e varia (anzi, forse proprio per questo motivo), la discografia di Madlib, e in particolare quella solista, consta di un leitmotiv che la maggior parte della critica definisce come “distrazione” o “mancanza di obiettivi”. Il sottoscritto qualche settimana vi parlava di come la dissipazione del talento fosse una prerogativa della poetica di un altro personaggio sopra le righe nello showbiz musicale, ovvero Archy Marshall, in arte King Krule: non è certo possibile stabilire se i due si conoscano personalmente, si siano presi delle birre insieme o si siano scambiati dei dischi, ma è possibile però ravvisare alcuni tratti comuni nell’approccio al mondo musicale.
L’avversione alle regole della discografia è una di queste.
La carriera di Madlib procede rapidissima, complice una produzione fitta e qualitativamente elevata, sempre divisa tra il rap, la musica strumentale, il rock e il jazz.
Tra i lavori più quotati si ricordano “The Unseen”, concept album narrante le avventure del fantomatico Lord Quas, pubblicato a nome Quasimoto, ispirato dalle musiche di Alain Goraguer in “La Planète Sauvage”, in cui Madlib produce le raffinate basi e rappa modificando la sua voce.
Anche in questo caso sono innumerevoli i tributi perpetrati da Madlib alla sua enorme libreria musicale. In particolare, la sua ricerca sonora è così encomiabile e instancabile da portarlo ad apprezzare anche il panorama musicale indipendente italiano: tra i sample utilizzati compaiono infatti un brano degli Arawak, progetto dell’ormai defunto Benito Simoncini, e uno di Gianni Ferrio. Tra gli altri invece, notiamo anche sample di Sun Ra, Joe Cocker, Kool & The Gang, Marlena Shaw, George Russell, Mobb Deep e De La Soul.
Con il moniker Quasimoto verranno pubblicati altri due lavori, “The Further Adventures of Lord Quas” (2005) e “Yessir Whatever” (2013).
Il 2003 segna l’arrivo di due lavori: “Shades of Blue”, album di remix di brani storici della Blue Note records, e “Champion Sound”, primo e unico lavoro del progetto JayLib, collaborazione col compianto J Dilla. Per quanto sulla carta si trattasse di un possibile “instant classic”, “Champion Sound” non riscuote il successo dei precedenti lavori solisti di entrambi, pur contenendo, come al solito, un immenso e maniacale lavoro di produzione.
Il 2003 è inoltre l’anno dell’incontro con Daniel Dumile, in arte MF DOOM: i due danno via in breve tempo al progetto Madvillain, una delle collaborazioni più allucinate, astratte, imprevedibili e psichedeliche del panorama urban.
“Madvillainy” (2004) è probabilmente il non plus ultra nel panorama dell’abstract hip-hop, ed è tuttora considerato uno dei migliori dischi rap della storia.
Il songwriting incomprensibile, fumettistico (il mito del “supervillain” dominatore di masse e soggiogatore di popoli, ispirato al governatore della Latveria Viktor Von Doom, acerrimo nemico dei Fantastici Quattro prosegue anche in questo disco) e allucinato di MF DOOM si sposa alla perfezione con le produzioni “soulful” e psichedeliche di Madlib, dando vita a un’esperienza sonora difficilmente pareggiabile nel genere. I bassi avvolgenti delle produzioni (lo sa bene DOOM, che canta “Mad plays the bass like the race card“) catturano l’attenzione dell’ascoltatore e lo trasportano in un mondo fittizio, quello dei due “Supervillain” che dominano sul mondo.
In “Madvillainy” la scelta dei sample è sempre guidata dalla passione dei due collaboratori per la musica jazz e per il soul, ma viene anche guidata dal concept stesso del disco, che gioca con il personaggio del “Supervillain”, ovvero il supercattivo che vuole dominare il mondo visto in molte produzioni cinematografiche ispirate ai fumetti.
La leggenda narra che di Madvillain esistano già diversi sequel, che per i più svariati motivi non hanno mai visto la luce: la speranza di noi tutti è che prima o poi ne venga pubblicato almeno uno, who knows…
Nel corso degli anni Madlib fonda la sua label “Madlib Invazion” e si dedica a innumerevoli altri progetti, dissipando talento ed energie: tra questi annoveriamo Liberation (2007), un progetto jazz-samba-fusion di nome “Sujinho”, i sei dischi strumentali a nome Beat Konducta, tredici (!) dischi a nome Madlib Medicine Show e, soprattutto, il sodalizio con un piccolo criminale di Gary, Indiana, di nome Freddie Gibbs.
“Piñata” (2014) e il seguito “Bandana” (2019) rappresentano un’ondata di novità e freschezza nel mondo dell’hip-hop più puro e hardcore: la voce baritonale, profonda e fortemente anti-sistema di Gibbs si trova perfettamente a suo agio con i beat psichedelici e visionari di Madlib.
L’origine di un sodalizio tra due persone così agli antipodi è ancora da scoprirsi, ma i frutti rappresentano delle vette difficilmente raggiungibili per i colleghi.
In queste due collaborazioni, l’estro di Madlib si fonde con il background old-school di Gibbs (la somiglianza con Tupac a quanto pare non è solo fisica).
L’altra leggenda dietro il progetto MadGibbs è che buona parte dei beat originali fossero destinati a una collaborazione tra Kanye West e Kendrick Lamar: pare che i due abbiano provato circa quaranta pezzi, tutti rigorosamente prodotti da Madlib, per poi decidere di accantonare per un momento il progetto, come confermato dallo stesso West in una recente intervista.
Incapace di concedersi un periodo di riposo e sempre dedito al miglioramento di se stesso e alla meditazione, Madlib decide anche di dare vita al primo LP prodotto interamente col fratello Michael, in arte Oh No. The Professionals (2020) è il nome della collaborazione e rappresenta un altro gioiello nella discografia dei due.
Le numerose collaborazioni già annunciate per i mesi a venire (il sottoscritto in particolare aspetta trepidante “GunnLib”) lasciano trapelare che, nel corso della sua ventennale carriera, l’approccio di Madlib alla musica non è cambiato di un millimetro e, con tutte le probabilità, è destinato a rimanere immutato e ineluttabile, nonché il segreto di tanto successo e longevità.
In uno scenario musicale così iper-esposto e sottostante alle leggi dello show-biz, soprattutto nell’ultimo ventennio, come quello dell’hip-hop, personaggi di questo calibro così fuori dalle righe sono la linfa vitale del genere e forniscono regolarmente standard sonori e qualitativi difficilmente imitabili, senza scordarsi della missione principale per cui essi stessi operano: diffusione di cultura e miglioramento di se stessi.





