Robertino Nostro è da un po’ di tempo che è depresso.

Da quando lo hanno cacciato dal gruppo dove suonava come batterista non si è più ripreso.

Là fuori però c’è un mondo che corre e lui non ha intenzione di restare al palo. Ha già creato un nuovo gruppo. Cosa credono quei due?

Le sue gambe sono veloci e pestano sulla cassa e sul charleston, frazionando il tempo come un Elvis Jones patafisico.

Eppure non può fare a meno di pensare che tutto il suo talento e il suo entusiasmo non sono bastati: lo hanno messo alla porta. E’ fuori dal gruppo. Alfreda gli dice che lo era già fuori. Che non lo hanno cacciato e che se ne è andato lui nel momento stesso in cui ha composto e registrato in solitaria “Moon in June”, una meraviglia che quei due coglioni si sognano di creare e infatti non ne hanno nemmeno compreso la bellezza lunare.

Adesso però ci sono i Matching Mole. Già il nome della band è un gioco di parole che vuole essere una sfida… o forse solo un modo per far capire quanto si senta ancora legato alla sua vecchia band. Quella che aveva messo in piedi con quel matto australiano di Daevid Allen e quel dandy d’Albione di Kevin Ayers.

Robertino Nostro non fa altro che baloccarsi con queste idee…

Stasera per fortuna c’è una festa a casa di Lady Jane: è il suo compleanno o forse quello di Gilli dei Gong non ricorda bene.

Alla festa si sbronza un po’. Niente di preoccupante: non è una sbronza cattiva, anzi gli prende bene. Decide di fare uno scherzo a tutti: salire al piano di sopra per uscire dalla finestra, calarsi giù e bussare alla porta come stesse arrivando proprio in quel momento. Dadaismo puro. Molto Wyattiano, no?

Quando scavalca la finestra però succede qualcosa di inaspettato: Robertino Nostro ne è certo. Solo che adesso non ricorda più che cos’era quel qualcosa di inaspettato.

Forse semplicemente è l’alcool che ha in corpo che non gli consente di mantenere una postura adeguata e gli fa perdere l’equilibrio o forse… la notte fresca, la luna di Giugno, le stelle, i tetti di Londra… insomma lo coglie una certa malinconia e gli sembra doveroso completare il rifiuto incassato dalla sua band con il suo, di rifiuto. Precipita da quattro piani e gli sembra come di volare… fino a quando non atterra sul tallone. Proprio come una morbida macchina, senza nemmeno irrigidire il corpo.

Dopo quel volo, il batterista bipede scompare, per sempre inchiodato su una sedia a rotelle, ma il volo non smette di proseguire.

Robertino Nostro decolla.

Innanzitutto, bisogna confermare a se stessi di essere ancora vivi. Gli serve una buona canzone. Capisce presto che se riesce a scriverla, avrà salva la vita. Dopotutto non si è davvero ancora schiantato. E’ ancora in volo e sta a lui decidere come atterrare.

Ecco, lui decide di non atterrare.

Può continuare a volare, ma per farlo si aggrappa alle due cose che lo sorreggono in quel difficile momento: la sua amata Alfreda e il suo umorismo. Scriverà una canzone d’amore per Alfreda, ma non sarà una canzone d’amore come tutte le altre. Le parole saranno puro suono e la musica sarà struggente. Sarà la canzone fragile che potrebbe scrivere un bimbo che scopre le cose del mondo per la prima volta e le rinomina come fosse un uomo nuovo. Ma, ehi! Lui è un uomo nuovo: il batterista bipede è morto e c’è un mondo nuovo da conquistare, da catalogare con occhi nuovi.

Ma le sue gambe sono diventate appendici inutili e dunque come farà a battere il tempo di questa nuova canzone? O meglio: come farà a battere il tempo di questa nuova vita? La domanda è lecita e la risposta è la più elementare e naturale possibile. Avrebbe potuto darla un bambino.

Ci penserà il respiro.

Robertino Nostro non ha più le gambe, ma ha ancora il respiro… perché è vivo, accidenti!

Questa è per te Alfreda, ancora non lo so, ma resterai al mio fianco per tutta la vita. Solo tu puoi capire il mio linguaggio segreto.

Non sono morto, questo è il mio respiro.

Non sono morto e questo è il mio respiro.

E’ morto solo un batterista che era stato cacciato dalla sua band, adesso c’è questo angelo, barbuto e dai capelli lunghi, che ha cominciato a volare in solitaria.

Sorretto dallo sguardo amorevole di Alfreda e da nient’altro che la sua voce e il suo respiro.

N.B. “Alifib” è la quarta traccia di “Rock Bottom”, disco di Robert Wyatt pubblicato nel 1974. Nel brano non è presente alcuna batteria ma, se si ascolta bene, è possibile sentire come sia il respiro ritmico di Robert a tenere il tempo della canzone…

Robert Wyatt - Alifib