Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
“Cari Mason & Dixon,
il mio nome è Mr. Bridge e vi scrivo perché ormai sono giunto al limite della frustrazione. Sono anni che io e gli appassionati di musica ci incontriamo quotidianamente all’incirca tra il penultimo ritornello e l’ultima strofa. Eppure quando parlano di musica, ecco che si esaltano per riff di chitarra, magnificano ritornelli indimenticabili o si commuovono per strofe struggenti. A volte li ho sentiti lodare persino quelle sfigate delle code (ah come sono contento quando vengono sfumate sul più bello…), ma mai una volta che si ricordassero di me!Eppure io il mio dovere l’ho sempre svolto in maniera egregia. Sono pure in ottimi rapporti con i migliori autori di canzoni, che hanno sempre saputo sfruttare al meglio le mie capacità… ma niente, il mio nome sembra destinato all’oblio e io alla solitudine.
Ed è per questo che vi scrivo cari Mason & Dixon. Vi chiedo quindi di aiutarmi a riabilitare il mio nome e a fare conoscere al mondo ciò di cui sono capace.Mi raccomando conto su di voi e fate in modo che io non abbia a dire “avrei dovuto scrivere a Rumore o Ondarock….”
Con Stima
Vostro Mr. Bridge“
Dopo un primo momento di sgomento, ci siamo messi di buona lena e abbiamo individuato quelli che a nostro avviso sono alcuni dei bridge più belli della storia. Abbiamo quindi sottoposto l’elenco allo stesso Mr. Bridge che gentilmente ci ha scritto un piccolo commento per ogni canzone. Li riportiamo di seguito:
1. Elton John – Tiny Dancer
A Elton serviva qualcosa che gli preparasse la strada per il ritornello… aveva una bella strofa e un chorus straordinario che sapeva di grandi spazi e di pulmini con dentro una band in viaggio nelle highway americane, ma gli mancava un trampolino… qualcosa che unisse le due cose.. quindi mi chiama e mi chiede se mi occupo anche di queste cose e io rispondo: ma scherzi?! E’ una delle mie specialità! Lui si mise a ridere e disse: sapevo che potevo contare su di te!
Era un bravo ragazzo, John… Non lo sento da tanto tempo.
2. David Bowie – Space Oddity
All’epoca Bowie era solo un ragazzetto con la chitarra acustica, ma aveva già le idee chiare e la battuta pronta. Io per prenderlo in giro gli dicevo sempre ma si capisce perché questo Maggiore Tom si perde nello spazio? E lui per tutta risposta: “E che ne so io. Il motivo sta nella parte che devi scrivere tu…” Ora, io ho tanti difetti, ma non mi sono mai fatto mettere sotto da un ragazzetto inglese con gli occhi spaiati E così gli consegno una parte in cui il suo personaggio, fissando il pianeta Terra, ne scorge la tristezza, fino a comprendere la propria impotenza. Poi gli dico: “A te, la prossima mossa, Duca!”.
Ne seguirono tante e tutte di gran classe.
3. Beatles – A Day In The Life
Meno male che quel gruppo si è sciolto dopo soli sette anni… Non facevano altro che chiedermi materiale, uno dopo l’altro. Mi piace la scelta che avete fatto: io avrei optato per We can work it out con la parte pessimista di John che si alterna a quella ottimista di Paul, ma anche A day in the life va bene…
D’altronde si tratta tecnicamente di un brigde che interrompe, con il ricordo scolastico di Paul, l’andamento narcotico e lisergico della strofa di John.
4. Smashing Pumpkins – Zero
Tra me e i rockettari il rapporto non è mai stato facile. Per carità, rispetto reciproco e tutto il resto, ma come dire… non sempre si preoccupano della struttura del brano: gli basta un riff e il gioco è fatto e forse hanno pure ragione, dopotutto… Comunque, in questo pezzo Billy mi chiese un contributo e io gli diedi questo break con le parole che si inseguono e aprono verso un assolo acidissimo. Billy rimase senza parole.
Secondo me la mia parte ruba la scena anche a quel cazzo di riff…
5. Nick Cave – People Ain’t No Good
Quante ne abbiamo passate io e Nick. Ai tempi dei Birthday party, faceva un gran casino, ma io già intravedevo la stoffa del grande songwriter. Quanto dolore mi ha procurato scrivere questa parte.
Le parole di Nick sono pura poesia:
“To our love send a dozen white lilies
To our love send a coffin of wood
To our love let all the pink-eyed pigeons coo
That people they just ain’t no good
To our love send back all the letters
To our love a valentine of blood
To our love let all the jilted lovers cry
That people they just ain’t no good”
6. John Mellencamp – The Longest Days
Mi piace lavorare con la gente del Midwest. Soprattutto quando fanno country. Sono artisti che si credono semplici artigiani e alla fine non hanno grosse pretese. Di solito ti ordinano piccole variazioni, magari una riflessione, un momento per tirare il fiato e riprendere con maschia sobrietà la strofa o il ritornello…
E’ brava gente. Io li chiamo lavoratori della canzone. Questa poi è bellissima.
7. Jarvis Cocker – Don’t Let Him Waste Your Time
Jarvis è uno dei miei preferiti. Ok, il personaggio e tutto il resto, ma c’è da dire che sa come si scrive una canzone pop. Ad esempio, in questo brano il mio lavoro è un po’ scontato: abbiamo una strofa ed un ritornello, poi la chitarra, una piccola variazione di tonalità ed entro io che faccio il mio sporco lavoro per poi preparare il terreno per l’ultima strofa.
A volte l’artigianato da più soddisfazioni del lavoro d’artista.
8. Elliott Smith – Son Of Sam
Qua riapriamo una ferita aperta. Elliott era un amico prima che un cliente. Credo non serva qui ricordare quanta sensibilità avesse il ragazzo e come riuscisse a suonare melodico rifuggendo da ogni stereotipo. Spesso gli consegnavo una parte e poi dopo mesi riascoltavo il pezzo e mi accorgevo che la aveva usato come strofa o magari come ritornello.. In questo brano che avete scelto il bridge lo piazza in coda e ci conclude la canzone… Mi manca molto…
9. Big Star – The Ballad Of El Goodo
Alex Chilton è il paradigma dell’ingiustizia: mai visto un talento così grande riscuotere un successo così misero. Vabbè, poi lo avete rivalutato e gli avete reso omaggio… Ok, i Teenage Fanclub, i Replacements, ma dove eravate quando componevamo roba come questa? Dove eravate mentre sulle mie note Alex cantava Hold on, Hold on… Dove?
10. Beach Boys – Surf’s Up
Questa è bella. Vengono da me questi due tizi che mi chiedono una parte per una loro canzone. Stanno lavorando a un progetto ambizioso. Qualcosa che celebri Dio, la giovinezza, l’America, il surf, la gioia e chissà che altro. Insomma presento il lavoro e a loro non va bene, gliene presento un altro e di nuovo ne chiedono un altro ancora… Alla fine, dopo mesi, scopro che il progetto è andato alla malora. Il ragazzetto cicciotto non se la passa nemmeno troppo bene. Quando poi questo brano viene recuperato dai fratelli, mi ritrovo ad ascoltarlo per curiosità e mi accorgo che quei due le avevano usate tutte le mie parti, anche quelle che mi avevano fatto rifare.
E dire che mi avevano pagato per una sola…
11. Wilco – Nothing’severgonnastandinmyway (Again)
Oh i Wilco! Con loro una volta non ci si annoiava mai. Ogni volta che si partiva non si sapeva mai dove si sarebbe andati a parare… E pensare che all’inizio non mi ero impegnato più di tanto perchè li avevo scambiati per il solito gruppo di americana.. due palle! Ma poi é cominciato il viavai: un walzer di incontri e scontri, addii e partenze che ruotavano attorno a Jeff che nel frattempo cresceva sempre più come autore. Nel periodo in cui compose questa canzone, Jeff aveva scoperto il pop e la sua sinergia con Jay Bennett aveva portato il gruppo lontano dalle praterie e dritto dentro degli anni sessanta ricostruiti in piena esplosione indie-rock. Io da parte mia mi divertii a inserire nella canzone una sezione beatlesiana che più beatlesiana non si può in bilico tra eccessi sonori e perfezione melodica.
12. Grant Lee Buffalo – Mockingbirds
A volte capita, magari non dura a lungo, ma capita. Ci sono autori con cui si ha un rapporto quasi telepatico. Ci si guarda negli occhi, la musica scorre nel modo giusto e non si ha bisogno di parole o spiegazioni. Io e Grant per un po’ siamo stati una coppia formidabile e se c’è una canzone di cui vado particolarmente fiero é proprio questa. Il mio apporto é piuttosto breve, ma a volta la bravura si vede proprio in queste occasioni e quel cambio grave di accordi, che rallenta il brano prima che si apra verso un luminoso solo di chitarra, se permettete è pura classe!
13. Scott Walker – Cossacks Are
Un giorno arriva questo tizio di una certa età, agghindato come un ragazzino, pochi capelli tinti, cappellino da baseball e un paio di occhialoni da sole. Quando si toglie gli occhiali, lo riconosco e capisco di essere nei guai. Mi ha sempre fatto penare il buon Scott…e dire che all’inizio sembrava un ragazzo così tranquillo e un ottimo cliente tra l’altro: gli scrivevo le parti per i suoi Walker Brothers con la mano sinistra, mentre facevo altro…. Poi cominciò a diventare sempre più esigente. Prese l’abitudine di sparire per lunghi periodi e riapparire a distanza di sempre più anni. Ogni volta dai suoi occhi filtrava uno sguardo sempre più allucinato e sembrava voler spingere il confine sempre un po’ più in là. Quella volta si era presentato con questo pezzo percussivo e inquietante e mi dice “Sono bloccato in un loop ossessivo.. sento che manca qualcosa, ma non riesco a uscirne, ho provato a inserire di tutto: quarti di manzo percossi, spade da samurai e rumori di ogni genere, ma non riesco a venirne fuori. Solo tu puoi riuscirci”. Sentendo le sue parole, ho avuto l’illuminazione: la parola chiave era sottrazione. Eliminai tutti gli strumenti, lasciando solo un tappeto di rumori di fondo. In quel vuoto sospeso innestai un’aria quasi operistica che solo quella voce poteva interpretare. Così gli diedi quello che cercava: una parte tesa e drammatica che preludeva in maniera perfetta al ritorno del finale oppressivo. Sono bravo eh?







