James Holden, di professione musicista elettronico, con questo lavoro del 2017, approfondisce alcune delle sonorità che si intravedevano nel disco precedente “The Ancestors”, virando verso un suono electro-acustico. Prova a riportare in auge e ad aggiornare alla sua maniera la jam session “minestrone” di fricchettona memoria con forte effetto ipnotico; ingredienti una manciata di elettronica, suggestioni etnico tribali, un po’ di jazz, influenze cosmiche, un pizzico di Terry Riley e altro ancora…
Come succede con i minestroni il rischio è che più ingredienti si aggiungono più il sapore tende a essere uniforme ma per chi avesse voglia di saziarsi le orecchie e allargare la coscienza per una quarantina di minuti il disco è più che consigliato.




