Il primo disco di questa band era uscito nel 2004 e qualcuno aveva sollevato più di un sopracciglio. Poi un silenzio lungo tredici anni rotto finalmente da questo “Machine that made us” che mi sembra ancora più a fuoco come scrittura e suono… stavolta però non ho visto in giro nessun sopracciglio alzato.
Vabbè, sapete cosa fare. Ne vale la pena.
La musica? Una sorta di versione steampunk del pop barocco psichedelico britannico. Come degli Elbow più sognanti, dei Grandaddy a bagno nelle acque del Tamigi o ancora dei Mercury Rev che, trascinati in epoca vittoriana, si compiacciono della foggia dei loro nuovi abiti.




