Se questa fosse una normale recensione potrei cavarmela in poche righe.
Potrei semplicemente dirvi che si tratta di un duo proveniente dalla Pennsylvania, composto da Don e Karen Peris, coppia nell’arte come nella vita, e che da circa trent’anni porta avanti la propria carezzevole proposta musicale, noncurante del mondo circostante che di contro sembra ricambiare ignorandoli. Si potrebbe poi aggiungere che “Sun On The Square” segue a tre anni di distanza il toccante “Hello I Feel The Same”, e propone un folk intimista e sognante costruito attorno alla chitarra cristallina di Don e alla voce lieve con tratti quasi infantili di Karen. Una musica evocativa composta da fragili canzoni avvolte in un’atmosfera sospesa e arricchite da delicati arrangiamenti orchestrali.
Sarebbero parole sufficienti a descrivere il disco, ma di certo non ne coglierebbero la vera essenza e con ogni probabilità finirebbe per essere archiviato come e il solito lavoro di dream folk o giù di lì. Il limite di questo tipo di musica spesso sta proprio nell’abuso della forma stilistica stessa. Il rischio per chi frequenta questo genere è quello di imbattersi in lavori in cui le canzoni si avvitano su atmosfere sognanti, finendo per formare una massa omogenea e indistinta che, seppur piacevole, rischia di annoiare o di essere dimenticata ben presto.
Quindi arriviamo al punto: cosa hanno di diverso gli Innocence Mission? Cosa rende il disco in questione meritevole dell’ascolto?
A mio parere, la profonda autenticità. La musica dei coniugi Peris appare profondamente lontana dalle pose che a volte caratterizzano artisti simili. La loro stessa discografia, poco numerosa e caratterizzata da lunghe pause, suggerisce come per questi artisti la pubblicazione di un disco non rappresenta tanto una scadenza da rispettare quanto una reale esigenza personale e artistica. Questa caratteristica si riflette quindi nella scrittura. Le canzoni infatti sembrano fluire in maniera del tutto naturale e trasmettono l’impressione di essere state concepite già nelle vesti nelle quali le ascoltiamo su disco. Ogni brano possiede una identità innata e consente di eludere il pericolo di costituire una massa omogenea e con poco personalità.
L’altro fattore che emerge forte è la dimensione famigliare: l’ascoltatore si ritrova immerso in un’atmosfera quasi casalinga capace di farlo sentire a proprio agio. Questa capacità di veicolare una sensazione di calore a sua volta fa la differenza rispetto a molta musica analoga nella quale l’intimità è più spesso evocata che reale, costruita piuttosto che sincera.
Come si diceva la strada percorsa dai coniugi Peris è lunga e non discostandosi sostanzialmente da disco a disco, con il passare del tempo sembrano perfezionare ogni volta di più il loro prototipo folk da camera, acquisendo via via una sempre maggiore maturità compositiva.
In particolare in “Sun On The Square” rifulgono alcune gemme. In “Green Bus” la voce di Karen, in perfetta simbiosi con la chitarra arpeggiata di Don, ci regala un ritornello semplice ma memorabile e un emozionante arrangiamento d’archi. E’ bellissimo poi farsi cullare dalla grazia senza tempo di “Look out from your window” sottolineata da un evocativo passaggio in cui piano e violoncello suonano all’unisono. Nella struggente “Shadow of the pines” la melodia della Peris viene accompagnata da un ricamo di fisarmonica che insieme al sontuoso crescendo orchestrale a passo di valzer ci riportano a eleganti atmosfere da vecchio continente.
Si tratta di un disco dal minutaggio opportunamente ridotto e quando, accompagnati dai soffusi cori di Don e Karen, con “Galvanic” si arriva al termine torniamo a respirare dopo 34 minuti di apnea e di sospensione dalla realtà, coccolati dal tepore di un accogliente focolare, quello degli Innocence Mission. (Se questa fosse una normale recensione, adesso dovremmo indicare un voto, ma siccome quantificare numericamente una musica così intima equivarrebbe a svilirla e considerato che, come annunciato, questa non è una normale recensione … VOTO: …)




