blumberg

Daniel Blumberg – Minus

Mi ritrovo nella mia vecchia città e faccio visita a un amico che gestisce un negozio di dischi. Chiacchieriamo della stagione musicale finora trascorsa. Gli tiro fuori dal mucchio “Minus” di Daniel Blumberg e gli chiedo se è un disco di cui ha venduto diverse copie o meno. Mi risponde: “Si, lo vendo a tutti quelli a cui piace la musica triste”.

Premetto che tale affermazione del mio amico non fa una piega.

“Minus” è un disco di musica triste per gente triste.

La recensione potrebbe a questo punto fermarsi qua. Potrei semplicemente dire: Neilyounghiani di tutto il mondo! Correte ad ascoltare l’esordio di questo giovane musicista che forse avrete già incrociato quando cantava e suonava la chitarra negli Yuck o in uno dei tanti progetti che, nonostante la giovane età (28 anni), ha già collezionato.

Ma in realtà mi interessa di più cercare di spingere all’ascolto di questo disco straordinario tutti gli altri e non solo “quelli a cui piace la musica triste”.

Daniel Blumberg - The Fuse (Official Audio)

Comincerei con dirgli che anche io ho dei problemi con quei musicisti che ti sbattono in faccia i loro sentimenti. Che ti propinano certi massacri emotivi, dimenticando che la musica è anche una questione di equilibrio, di sapiente miscela tra le sue componenti e che la forma va curata in modo che la sostanza del dolore non renda tutto patetico e piagnone. Quei musicisti che riescono in questa difficile corsa sul filo, tornano indietro con qualcosa di unico, perché rendere il dolore potabile, pur non nascondendone gli spuntoni più aguzzi, è impresa che riesce davvero solo a pochi artisti.

E, a mio avviso, è quello che è riuscito a fare il giovane Daniel Blumberg che in “Minus” propone una serie di brani dalle melodie semplicemente struggenti, sabotate scientificamente da rumorismi vari, chitarre che cercano di infastidire, violini che richiamano ora il giro della Constellation, ora la lezione del vecchio John Cale nei Velvet Underground. Il tutto serve a mettere in scena una lotta tra bellezza e caos, con le melodie che cercano di resistere agli attacchi delle chitarre: è Daniel stesso, come fosse un Doctor Jekyll alle prese con il noto alter ego, a cantare con il cuore le prime e a suonare con forza le seconde, fermandosi sempre un attimo prima dell’atonalità.

LEGGI  Silence Please! L'eredità di Mark Hollis

In questa tensione risiede la fragile bellezza del disco.

Nel rappresentare una lotta tra bellezza e caos che non è solo musicale, ma soprattutto personale: il ragazzo ha avuto diversi problemi nella propria vita che lo hanno portato anche a un ricovero in un ospedale per problemi mentali. E dunque una mappa del dolore quella che Blumberg cerca di far emergere dal suo caos mentale ed esistenziale. Da quel fango, Daniel riesce a riemergere con pepite purissime rese ancora più brillanti paradossalmente proprio dal contrasto con il rumore da cui cercano di liberarsi. Il suono del disco è omogeneo, sembra quasi di sentire un live, con gli stessi elementi che ritornano in ogni canzone con la medesima voce: il violino di Billy Steiger, il basso di Tom Wheatley, la batteria di Jim White, le chitarre e il piano di Daniel. E poi certo quella voce nuda che in  “Minus” intona una ballata pianistica da brivido; in “The fuse” guida un brano che parte con melodia struggente alla Elton John, prosegue con armonica alla Neil Young, fino a quando l’ingresso di una chitarra fuzzosa non manda tutto a puttane; “Madder” ovvero il vero massacro emotivo del disco: un tour de force da dodici minuti per percussioni sparse, armonica a spruzzi, rumori di fondo, silenzi alla Mark Hollis e chitarre avant. Per concludere poi con “Used to be older” perché un grande disco non può che avere un grande finale e così, su un tappeto insistente di cori, quella voce declama l’ennesima versione del proprio malessere, ma c’è forza stavolta e il disco si conclude con una vena di speranza e di forza: nell’euforia corale che non rinuncia alla tristezza, la sofferenza viene accettata e in qualche modo esorcizzata.

Il vecchio trucco del trovare una catarsi nella musica che ancora una volta, come un miracolo, si compie.

Lo dico?

Lo dico: esordio dell’anno. (Voto: 9,00)



Daniel Blumberg – On&On&On&On&On&On&On&On…

Ditheline5 Ago 2020
Daniel Blumberg – On&On&On&On&On&On&On&On…

“And it goes On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On&On”. Chiunque abbia avuto l’occasione di assistere lo scorso febbraio agli strampalati, ma assolutamente unici live di Daniel Blumberg avrà sicuramente familiarità…

Daniel Blumberg live a Milano 19.03.2019 – Intimità Pubblica

DiMason29 Mar 2019
Daniel Blumberg live a Milano 19.03.2019 – Intimità Pubblica
Al termine del concerto di Daniel Blumberg a Milano la domanda che mi é sorta spontanea é stata: A COSA abbiamo assistito? Nell'articolo la risposta...

Silence Please! L’eredità di Mark Hollis

DiMason & Dixon7 Mar 2019
Silence Please! L’eredità di Mark Hollis

Abbiamo sempre amato i dischi che è meglio sentire in cuffia perché il rumore del mondo esterno potrebbe rovinare il sottile equilibrio tra suono e…

RANDOM POSTS

Hüsker Dü – Too Far Down

DiMason25 Apr 2018
Hüsker Dü Too Far Down

Chi vive la musica come una passione sa che questa è legata a doppio filo alla vita di tutti i giorni, riuscendo a influire sui…

Sparks – The Girl Is Crying In Her Latte

Dithirdmanassas10 Lug 2023
Sparks The Girl Is Crying In Her Latte
Da vecchi fan degli Sparks , registriamo da alcuni anni, più che a un rinascita artistica, a un rinnovato interesse di critica e pubblico verso la band dei fratelli Mael. Parlare di rinascita artistica sarebbe infatti assolutamente ingeneroso riferito a una band che, a partire da quei primi passi mossi come Halfnelson

Greetings from His Bobbyness: Bob Dylan – Murder most foul

DiDixon31 Mar 2020
Greetings from His Bobbyness: Bob Dylan – Murder most foul

“Greetings to my fans and followers with gratitude for all your support and loyalty across the years. This is an unreleased song we recorded a…