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LUMP – LUMP

Una volta tanto non nascondiamoci dietro alla presunta obiettività e diciamola tutta: Laura Marling mi fa impazzire! Se fossi ancora un adolescente sarei perdutamente innamorato di lei…

Ora con lo svanire della gioventù può esserci solo un’infatuazione artistica, ma anche così si tratta di amore vero: la sua voce angelica, ma al contempo profonda mi colpisce dritto al cuore. Cosi come la capacità e la maturità come autrice e interprete, che sorprende vista  la giovane età e che la pongono come una delle rappresentanti più autentiche e significative di quella tradizione di cantautorato folk femminile che attraversa l’Atlantico da una costa all’altra e va da Joni Mitchell a Sandy Denny.

La cantante inglese è anche un fenomeno d’altri tempi dal punto di vista del ritmo discografico. A 28 anni può già vantare 6 dischi e un EP solista, un disco con Noah & The Whale e ora questo nuovo album con i LUMP.

Dal mazzo di questa già nutrita e incredibilmente solida discografia, pescherei “Once I was an eagle”, se dovessi segnalarvi il suo capolavoro, in quanto opera che mostra un’autrice non solo capace di appropriarsi di certi i modelli di riferimento, ma anche di superarli, mostrando  una strada personale e una voce forte che riecheggia potente come poche altre nel panorama folk cantautorale degli anni ’10.

Ma ora calmiamo i bollenti spiriti e cerchiamo di riguadagnare un minimo di dignità e il distacco critico necessario per parlare del nuovo progetto della nostra inglesina, i LUMP.

Questo nuovo progetto si pone sulla scia degli ultimi due dischi che mostravano già un’artista in cerca di strade nuove. Complici anche il trasferimento negli Stati Uniti prima e la cessazione del proficuo rapporto con il produttore Ethan Johns poi, i suoi ultimi due lavori risultavano attraversati da una sottile vena di cambiamento.

A volte poi è il caso a dare una svolta decisiva, come nel caso del progetto Lump. A un concerto di Neil Young, La Marling incontra  Mike Lindsay dei Tunng, gruppo di cosiddetta “Folktronica”, e pochi giorni dopo i due sono già in studio a incidere un disco.

Lindsay, autore di tutte le musiche, stava già lavorando al progetto che però adesso con l’avvento della Marling prende nuova vita e assume una forma differente .

La musica ha una struttura volutamente ciclica, nella quale ogni canzone è nella stessa tonalità ed è collegata all’altra tramite un drone e l’utilizzo del flauto. Anche l’ultimo brano è legato al primo in modo da creare una sorta di loop infinito che invita a (ri)ascoltare l’album e a cogliere le differenze ad ogni giro di ruota.

La Marling  dal canto suo ha composto in brevissimo tempo i testi, traendo ispirazione dalla letteratura surrealista e dalla vena stralunata del poeta e cantautore scozzese Ivor Cutler. In questo senso assume un significato anche il singolare brano finale, nel quale la Marling declama i credits del disco sopra un tappeto sonoro di sottofondo, che altrimenti risulterebbe solo un riempitivo in un album già breve.

Pur nella sua concisa durata, il disco riesce a spaziare e a risultare vario. L’evocativa “Late To the Flight” ci introduce subito nell’atmosfera quasi favolistica che impregna tutto il lavoro e musicalmente viaggia su territori più vicini al folk e a quelli calcati abitualmente dalla Marling, con un arrangiamento di flauti che richiama il Sufjan Stevens più creativo.

Il primo singolo “Curse Of The contemporary” mette in mostra, invece, una vena decisamente più pop grazie anche a un contagioso ritornello.

I brani più interessanti sono quelli dove la Marling viene a contatto con il suono più elettronico messo a punto da Lindsay. Particolarmente riusciti sono  “May I Be The Light” e “Hand Hold Hero”. La prima è costruita su una linea di elettronica pulsante sulla quale la Marling prima declama una sorta di cantilena, per poi esplodere in un ritornello che porta chiaramente il suo marchio, avvolto da cori di millimetrica precisione e dal solito flauto. La seconda ha un’impronta ancora più marcatamente elettronica e percussiva con una linea ritmica che crea una base ipnotica sulla quale si innesta la voce, coadiuvata nel ritornello da una tremolante chitarra elettrica.

LUMP - May I Be The Light (Official Video)

Al termine degli ascolti l’unione tra i due artisti risulta assolutamente convincente, con la giusta sinergia e la riuscita integrazione tra le stratificazioni sonore electro-acustiche di Lindsay e la vena letteraria e autoriale della Marling. L’uno trova la partner giusta per far germogliare la sua musica, mentre l’altra coglie la possibilità di cimentarsi in un ambito diverso dal solito, grazie all’ombrello protettivo della collaborazione e del side project. Siamo curiosi ora di vedere se e come questa esperienza si riverbererà nei suoi lavori solisti.

E visto che siamo partiti da lì chiudiamo proprio con lei. Tirando le somme quindi, promossa o bocciata? Al di là del valore del disco in sè, a mio parere la Marling supera abbondantemente la prova dimostrando di essere un interprete eccellente anche in ambiti non usuali per lei. In particolare, oltre alle capacità che già conoscevamo, sfodera una particolare abilità nelle armonie vocali costruite attorno alla sua voce sovrapposta più volte.

Poi viste le premesse iniziali sta a voi se credermi o meno…. (Voto 7)



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