Immaginiamo due stanze piene di strumenti. Tastiere, sintetizzatori, chitarre, batterie e drum machine. La prima sembra un’auto-officina e anche i tipi che la abitano sembrano più dei meccanici che dei musicisti.  Uno è calvo e ha la faccia da benzinaio, uno ha dei baffi improbabili e i capelli ricci scomposti e appiccicati sulla fronte sudata, gli altri sono i classici tipi che potresti incontrare in un qualunque bar della provincia americana.  Qualcuno di loro magari è anche andato al college, ma non è che abbia combinato granché. In generale, nessuno di loro ha la faccia di qualcuno che nella vita ha combinato molto, eccetto che con la musica, ovviamente… La seconda stanza risulta agli occhi più pulita e ciò nonostante il caos dei cavi e il disordine che regna tra pedalini e jack. I tipi che stanno suonando-pardon-sperimentando nella stanza più che musicisti hanno l’aria di scienziati intenti in importanti ricerche. Le sale sono parecchio lontane tra loro. La prima, quella che assomiglia a un’auto-officina, si trova verosimilmente da qualche parte a Brooklyn. E’ un po’ improvvisata: la band che vi suona ha dovuto adattarsi dopo che il loro vecchio studio, chiamato Ocropolis e ubicato nel quartiere di Williamsburg, è stato venduto, cadendo sotto i colpi implacabili di una gentrificazione che, dopo Manhattan, si è ormai presa anche Brooklyn. La seconda si trova a Berlino. Il padrone di casa è Herr Holger Zapf e gli altri due signori, dalla faccia che più inglese non si può, sono Mr. Tim Gane e Mr. Joe Dilworth. Entrambi militavano fino a qualche anno prima negli Stereolab: o meglio Dilworth ha suonato la batteria nel primo disco della band, mentre Tim Gane, più che militare, era gli Stereolab.

Dicevamo che le sale sono parecchio lontane tra loro, eppure hanno molto in comune. Una visione cosmica, anzi kosmische.

I due gruppi di cui stiamo parlando sono gli Oneida e i Cavern Of The Anti Matter, protagonisti di due delle uscite più interessanti di questa prima metà dell’anno. Gli Oneida hanno pubblicato l’ultimo capitolo di una discografia quasi impeccabile che si intitola “Romance”, mentre i Cavern Of The Anti Matter hanno dato alle stampe il loro terzo disco “Hormone Lemonade”. Il richiamo al Kraut-Rock che forse qualcuno avrà già colto nell’utilizzo del termine kosmische e che è presente anche nel titolo di questo articolo è dovuto al fatto che la nostra intenzione è quello di parlarvi della musica che si nasconde dietro questa sigla e, se ci riesce, di farvi venire voglia di ascoltarla. Per riuscire nello scopo abbiamo quindi deciso di utilizzare questi due dischi appena usciti e  queste due band che stanno tra i nomi più chiacchierati della scena indipendente odierna.

Perché ci preme spingervi all’ascolto del kraut-rock? Perché è una delle musiche più entusiasmanti, emozionanti e avventurose del secolo scorso e perché racconta una storia che vale la pena di ascoltare. Ovvero quella di una nazione, la Germania post-nazista che, segnata dal marchio della colpa e ferita dalla vergogna per aver commesso i crimini più infami del secolo, riusciva a trovare un riscatto nell’arte prodotta dalle proprie nuove generazioni, cui riuscì, caso praticamente unico, di spezzare il duopolio anglo-americano che ha caratterizzato le musiche popolari del ‘900. Si trattò di un gioco di rimpallo al rialzo: la Germania, entrata sotto la sfera di influenza dei vincitori della guerra, come il resto dell’occidente, subì la colonizzazione del proprio immaginario collettivo. Al pari del cinema hollywoodiano, il Rock n’ Roll diventava una potentissima arma di propaganda capace di soggiogare letteralmente i giovani europei.  I tedeschi non fecero eccezione e in particolare si lasciarono conquistare dai nuovi ritmi provenienti dagli Stati Uniti. Cominciarono a fiorire i primi complessi di musica rock, fino a quando alcuni di questi giovani musicisti tedeschi non cominciarono ad appropriarsi della nuova musica. Con una forza decisamente maggiore rispetto alla rielaborazione britannica della materia che in quegli anni costituisce l’entusiasmante ping-pong che la storiografia ufficiale del rock ci ha raccontato, i giovani krauti finiscono per darne una versione assolutamentetalmente radicale e iconoclasta. Utilizzando un linguaggio talmente nuovo da apparire fondativo e palingenico, riuscirono a convogliare forze creative immaginifiche fino a qualche tempo prima tenute a freno dal nazismo. Il rigido rigore tedesco si sciolse in una dimensione collettivistica influenzata tanto dall’esperienza delle comuni hippie quanto dal rovente clima politico dell’europa degli anni settanta. La musica che ne conseguì divenne espressione politica di una libertà al contempo individuale e sociale.

Fu dunque un’esperienza musicale il cui tema sotteso fu il rapporto tra lo spirito tedesco, indomito, ma desideroso di rinnovamente e riscatto, e la cultura degli Stati Uniti che, dopo aver vinto la guerra reale si accingeva a trionfare anche in quella culturale. Qualcuno disse che il nazismo aveva fatto terra bruciata e che non era più possibile guardare al passato e alla storia tedesca: occorreva inventare tutto da capo, guardare solo al futuro. Altri, nel sottolineare l’influenza che tra i nuovi musicisti tedeschi ebbe Karlheinz Stockhausen (compositore classico, ma anche sperimentatore instancabile, espressione della grande tradizione musicale germanica) pone il kraut-rock in perfetta continuità con l’esperienza artistica tedesca.

Ma allora il Kraut-Rock cosa è stato? Resistenza all’invasore o abbandono allo stesso? E’ stata un’operazione di riaffermazione della propria identità o piuttosto il tentativo di fuggirla, rifugiandosi nella cultura di un altro paese? Cosa provavano quei giovani musicisti, figli di genitori che avevano abbracciato il nazismo? Il loro ribellarsi alle generazioni precedenti non era solo figlio di un’ansia di rinnovamento che stava investendo tutto l’occidente sessantottino, ma trovava un’ulteriore ragione nella presenza ingombrante di un fantasma innominabile. Sono domande di carattere storico per rispondere alle quali occorrerebbe davvero sondare lo spirito di un popolo che continua ad affascinare per il massimalismo delle proprie pulsioni titaniche che positivamente o negativamente ne caratterizzano ogni aspetto. A noi piace pensare semplicemente che quando le culture si mescolano, quale che ne sia la causa, l’ibrido che ne viene fuori è sempre qualcosa di superiore alla sommatorie delle sue parti. Qualcosa di prezioso.

Una storia affascinante, dicevamo, ma anche una storia imprescindibile dal punto di vista dell’evoluzione delle nostre musiche preferite. Le intuizioni dei musicisti krauti hanno finito per fare capolino in tantissimi generi diversi tra loro. Rock, House, IDM, Ambient, Post-Rock, Industrial. Echi del big bang krauto saltano fuori ovunque in un movimento non si è ancora esaurito. Cos’è dunque che rende queste musiche ancora attuali? Come la psichedelia americana prima e il prog-rock britannico dopo, anche il Kraut-Rock si poneva come obiettivo quello di superare i limiti del rock n’ roll. Nel farlo ha avuto un’influenza, se non maggiore, certamente più duratura (ancora oggi certe musiche avant vi pescano a piene mani) e più trasversale (come mai punk come John Lydon e Julian Cope sono cresciuti con il kraut-rock?). Ecco, la domanda che vogliamo porre agli ascoltatori a mo’ di invito all’ascolto è proprio questa: “perché il kraut piaceva persino ai punk e ancora oggi piace ai più tenaci sperimentatori?”. E’ possibile – con una spericolata operazione di riduzione delle complessità –  risolvere le innumerevoli sfaccettature del kraut-rock in due filoni: da un lato lo spirito sporco e selvaggio, dall’altro quello asettico ed elettronico. Due poli tenuti assieme dal tratto comune della voglia di superare la formula consolidata e collaudata. Se utilizziamo questi due estremi è perché ci sembrano quelli che meglio descrivono non tanto il kraut in sé, quanto il kraut per come si è cristallizzato nell’immaginario collettivo. La musica tedesca di quegli anni oscillava tra questi due estremi, conquistando trasversalmente ascoltatori con la capacità di sperimentare senza paura e senza mai pensare al soldo, ma con uno spirito selvaggio e iconoclasta.

Tornando alla visione kosmische dei due gruppi con cui abbiamo iniziato l’articolo, si potrebbe a prima vista sostenere che gli Oneida siano figli del lato selvaggio del kraut-rock, mentre i Cavern of Anti Matter abbiano ereditato quello più asettico e sperimentale (anche se a volte fa capolino il sospetto che l’improvvisazione selvaggia degli Oneida sia molto più calcolata e cerebrale del programming asettico dei Cavern…). Per capire di cosa si sta parlando, prendiamo come campione due brani tratti da “Romance” e “Hormone Lemonade” ovvero rispettivamente “Lay of the land” e “Malfunction”. Entrambi i brani poggiano su una base di batteria cosiddetta motorik, espressione con cui si intende il vero e proprio pilastro della musica krauta. Se proprio dobbiamo indicare, infatti, un elemento capace di caratterizzare questa musica, ebbene questo è la sua pulsazione ritmica costante, umana, robotica, minimale, reiterata e sfiancante, tribale, ossessiva e al contempo ipnotica. Seguendo uno schema classicamente krauto, entrambi i brani utilizzano tale ritmo come ancoraggio al suolo, punto di partenza dal quale far partire una esplorazione che per “Lay of the land” appare libera e selvaggia e per “Malfunction” risulta più razionale e scientifica.

Oneida - Lay of the Land (Official Audio)

E così mentre “Lay of the land” risucchia l’ascoltatore in un magma sonoro tanto ripetitivo quanto psichedelico, “Malfunction” sono i Neu che suonano su un’autobahn tedesca, mentre ascoltano all’infinito l’intro di “Baba O’Riley” degli Who. I brani procedono per accumulo di energia, la batteria motorika nella sua reiterazione ostinata finisce per annullarsi nell’orecchio dell’ascoltatore che viene piuttosto rapito da una incessante stratificazione sonora, la cui tessitura assume per gli Oneida contorni avant e rumoristici, mentre nei Cavern si risolve in una rarefazione cosmica che lambisce l’ambient. E’ questo l’altro pilastro della musica krauta: la tensione verso lo spazio inesplorato, sia esso interiore o esteriore. Un sonno della ragione che non genera mostri ma, in quanto spinto dalla forza positiva della musica, si traduce in affascinanti visioni cosmiche.

Se l’ascolto di questi due brani non vi ha lasciato indifferenti, siete pronti per tuffarvi in uno degli scrigni musicali più ricchi e affascinanti di sempre. Con l’avvertimento che, risalendo all’origine di questo suono, incontrerete band leggendarie in cui il talento smisurato dei musicisti fu innescato da un contesto storico cupo e soffocante, ma capace di generare quel misto di creatività esplosiva e di libertaria follia che si tradusse in musiche selvagge e inaudite, estatiche e totalmente fuori di testa.

Questa spinta per forza di cose oggi non può più esserci. Non c’è una Germania devastata, un fantasma nazista da sconfiggere o un sessantotto da cavalcare. Restano le influenze, gli ottimi epigoni come sono le due band segnalate in questo articolo, ma il furore, quello è venuto meno. Resta una spinta puramente intellettualistica e per ciò stesso depotenziata rispetto al fragore terroristico dell’originale.

Il Kraut-Rock ha fatto il suo dovere e ancora oggi illumina il passato e il presente della nostra musica. Il nostro consiglio è di immergersi in esso per assaporarne la musica, ma soprattutto per coglierne uno spirito che può parlarci anche del futuro. Continuate a tendere le orecchie: i tempi stanno tornando oscuri e da qualche parte nel mondo un altro manipoli di terroristi sonici probabilmente sta mettendo a punto la prossima rivoluzione.

NB

Per concludere, trovate di seguito una lista di dieci dischi kraut-rock. La lista non vuole individuare i migliori lavori, né tantomeno risultare esaustiva, piuttosto si propone di indicare gli album più rappresentativi e quelli propedeutici alla scoperta del genere. Poi se vi piacerà sarà solo l’inizio di un lungo viaggio…..

CAN – TAGO MAGO

NEU! – OMONIMO

KRAFTWERK – AUTOBAHN

ASH RA TEMPEL – SCHWINGUNGEN

AMON DUUL – YETI

FAUST – OMONIMO

TANGERINE DREAM – PHAEDRA

CLUSTER – ZUCKERZEIT

POPUL VUH – IN DEN GARTEN PHARAOS

KLAUS SCHULZE – TIMEWIND