Provare a indovinare il contenuto di un disco dalla sua copertina  è una tentazione tanto divertente quanto spesso inutile. Nel caso di “Bellowing Sun” dei Mind Over Mirrors si rivela invece un esercizio interessante.

Bellowing Sun” infatti non è solo un disco ma è un’opera multimediale commissionata al gruppo dal museo di arte contemporanea di Chicago ed ispirata a un lavoro dello scrittore Henry Beston.  L’installazione comprende l’esibizione dal vivo che prevede che che il pubblico circondi i musicisti. Il focus visivo (riprodotto sulla copertina dell’album) è una grande scultura di luce rotante sospesa sopra il gruppo, un monumentale zootropio a forma di un grande tamburo illuminato internamente, concepito e realizzato a mano in collaborazione con degli artisti visivi.

Cosa possiamo quindi dedurre dall’immagine che poi si ritroverà nel disco?

In primo piano appare l’imponente opera d’arte citata precedentemente. L’elemento più evidente è la sua  grandiosa forma circolare che richiama direttamente la struttura musicale dell’album ed in particolare la sua struttura ritmica. I brani sono infatti costruiti attorno a pattern costituiti dagli arpeggi dei synth modulari del leader Jaime Fennelly o dalle percussioni di Jeff Mueller che sembrano pensati per ripetersi ininterrottamente in una figura che sembra non avere nè principio nè fine.

Lo scopo dell’opera sembra quindi quello di estraniare l’ascoltatore da ciò che lo circonda, creando attraverso questa movimento  ciclico l’illusione di una musica che possa durare infinitamente.

Le altre componenti che risaltano immediatamente sono quelle geometriche e cromatiche. La superficie del cerchio infatti non è uniforme ma costituita da una tessitura di forme fluide e multicolore profondamente intrecciate e solcate da linee spezzate bianche.

Questa sintesi rispecchia quella operata tra i diversi strumenti dal gruppo che attraverso una meticolosa e misurata stratificazione riesce a fondere ogni elemento in una pulsante e magmatica materia sonora.

Ma torniamo alla copertina:  concentriamoci ora sullo sfondo costituito da un paesaggio naturale notturno. Se la forma del cerchio sta a rappresentare la struttura musicale e la materia di cui è costituito, l’interazione dei diversi strumenti, l’ambiente nel quale è immerso sembra indicarci gli elementi musicali verso cui tende il disco.

L’attenzione viene attratta in primo luogo dal cielo stellato che ci porta a pensare a una dimensione cosmica mentre gli alberi che si intravedono ci tengono ancorati al suolo.

Per analizzare questo aspetto occorre fare un passo indietro. Mind Over Mirrors nasce come progetto solista. La musica dell’ex Peeesseye Jaime Fennelly era costruita attorno ai sintetizzatori e all’harmonium indiano con l’aiuto di occasionali collaboratori. La commistione tra ambient, drone, misticismo e intarsi elettronici sembrava riportare in auge, seppur con una propria forte identità, lo spirito dei corrieri cosmici tedeschi degli anni’ 70.

Poi con Il precedente album “Undying Color” vi era stato un importante mutamento. Il disco viene  realizzato da un nucleo di collaboratori costituito da Janet Beveridge Bean (Freakwater, 11th Dream Day) alla voce, cetra e percussioni, Jim Becker (Califone) al violino e Jeff Mueller (Collections Of Colonies Of Bees, Volcano Choir) alla batteria e percussioni. Grazie all’ingresso di nuovi strumenti e collaboratori, la musica di Fennelly cominciava a volgere lo sguardo verso una dimensione più terrena grazie in particolare all’interazione tra strumenti acustici ed elettronici,  alla componente tribale incarnata dalle percussioni di Mueller e a un utilizzo misurato delle influenze etniche.

La sinergia creatasi tra i musicisti ha di fatto portato  alla trasformazione della sigla da progetto solista a band a tutti gli effetti.

La raggiunta stabilità ha permesso quindi a Fennelly di trovare le condizioni ideali per per portare a compimento l’integrazione elettro-acustica del lavoro precedente e per terminare l’ambiziosa opera “Bellowing Sun” alla quale stava lavorando dal 2015.

Ecco quindi che la scelta di questa immagine finisce per mostrare  la sintesi tra componente terrena della musica rappresentata dalla strumentazione acustica e quella cosmica simboleggiata, come vuole la tradizione, dai sintetizzatori.

Ascoltando il disco emerge prepotente la dimensione mistica ed estatica che riporta alla mente i tedeschi Popol Vuh, maestri nella rappresentazione della spiritualità e della tensione fra cielo e terra.

Mind Over Mirrors - Matchstick Grip (Official Video)

Il lavoro è concepito come un’unica performance e quindi va ascoltato per intero per essere metabolizzato ma il trittico iniziale  costituito dai “Feeding On The Flats”, “Matchstick Grip”, “A Palinopsic Wind” mixati senza soluzione di continuità mette in mostra già molte delle caratteristiche che ritroveremo nel resto di “Bellowing Wind” da cui segnaliamo almeno l’escursione kraut-etnica di “Zeitgebers” , la trance estatica di “Vermillion Pink “ e il bluegrass elettronico-tribale di “Oculate Beings”.

Abbandonate quindi le vostre difese e lasciatevi catturare dal circolo infinito di “Bellowing Sun”. I 74 minuti vi sembreranno una piccola ma vertiginosa eternità. (voto: 8)