Come si giudica il testo di una canzone? Ho sempre pensato che cercare di capirne il valore dalla sola lettura costituisca un errore. O meglio un equivoco: quello per cui il testo di una canzone vada equiparato a una poesia o che comunque valutato come tale. Invece le parole scritte per una musica sono ben altro… Rappresentano uno dei componenti di quell’oggetto complesso che è la canzone e all’interno di essa rivestono  il ruolo che l’autore ha deciso di dar loro. E’ questa la base su cui occorrerebbe giudicarlo.

Il testo può essere quindi funzionale alla musica o viceversa, il suo significato può essere importante o meno, fino addirittura a non avere un senso vero e proprio quando viene utilizzato come elemento unicamente  musicale.

Ma c’è una cosa da dire: quando la canzone è davvero compiuta, lo è perché la somma finale risulta più grande delle sue singole componenti e anche le parole della canzone, enfatizzate dalla sinergia con la musica, acquisiranno un valore più grande rispetto a quello che appare sulla carta.

C’è una pagina incompleta, fino ad ora incompiuta.

C’è un’era davanti a noi, che non si riesce ad afferrare

A questo io devo credere, che questo mondo deve cambiare

Se leggiamo ad esempio queste parole, potremmo a una prima lettura considerarle banali e anche un po’ qualunquiste. La solita solfa sul mondo che non va bene, ma bisogna essere ottimisti e vedrete che le cose cambieranno

Ma adesso provate a sentirle cantate da Bill Fay all’interno del brano “A page incomplete” e vedrete che vi appariranno profonde, sentite, credibili. In una parola: sincere. Trasformazioni come questa rappresentano uno dei misteri della musica e Bill Fay è uno dei suoi maestri più nascosti, ma anche più sapienti. Recuperate in particolare i suoi ultimi dischi, “Life Is people” e “Who is the sender?”, due veri e propri toccasana per l’anima.

Quella di Fay è una storia interessante. Dopo due album all’inizio degli anni ‘70, accolti bene dalla critica, ma fallimentari dal punto di vista delle vendite, sparì dalle scene per ricomparirvi solo nel 2012, grazie alla spinta di artisti come Jeff Tweedy e David Tibet che gli permise di rivendicare il suo status di artista di culto.

Il disco del ritorno fu “Life is people” ed una cosa risuonava subito chiara e forte: il nuovo Fay ormai canuto settantenne dal fare dimesso aveva una missione: portare con la musica, gonfia di saggezza ed esperienza umana, la bellezza e la speranza in un mondo che sembrava averle perse.

Se il disco poteva anche non piacere, la genuina e autentica passione dell’autore non poteva essere messa in discussione.  A volte piegare la propria musica a uno scopo rischia di comprometterla, facendola apparire forzata o retorica, ma nelle mani di Bill Fay questo rischio si dissolve e tutto acquista un equilibrio prodigioso e la sinergie tra le sue componenti finisce per alimentare quel circolo virtuoso che rende musica e testo qualcosa di più della sommatoria di note e parole.

Gli esempi negli ultimi due dischi sarebbero tanti ma “A Page incomplete” rappresenta a mio avviso uno dei momenti più significativi.

La canzone entra in punta di piedi con una melodia delicata del piano scandita dal contrabbasso e poi da pochi e vellutati accordi di mellotron fino all’ingresso della voce che, coadiuvata da poche e scintillante note di chitarra, ci ricorda nella prima strofa, con una dolorosa constatazione, il fallimento dell’umanità.

Nella seconda strofa inizia a balenare il convincimento dell’autore che non tutto sia perduto e che la possibilità di completare la famosa pagina del titolo esiste ma noi non siamo ancora capaci di afferrarla.

La struttura musicale apparentemente sembra non variare ma è in realtà attraversata da una forza sottile che prosegue nella terza strofa in cui l’autore dichiara non solo che vuole ma che è un dovere credere nel cambiamento.

Se avete ancora il dubbio di essere di fronte a pura retorica melassa, concedete al brano ancora pochi secondi. Sono pronto a scommettere che quando Fay ribadisce questa sua profonda convinzione ripetendo le ultime parole facendole accompagnare  da un crescendo maestoso che coinvolge tutta la band e culmina in un tanto misurato quanto efficace assolo di chitarra, sarete contagiati e avvolti da un’inesorabile ondata di ottimismo e entusiasmo.

Nel finale, quando l’autore riprende la frase iniziale lasciandola sospesa e irrisolta in una vaporosa coda di mellotron, veniamo colti da un’esitazione. Siamo sicuri che le parole finali siano veramente di speranza e incoraggiamento o piuttosto di definitiva resa?

Ma forse è solo la disillusione che ha contagiato tutti noi a instillare questo dubbio. Se solo ci soffermiamo ad assaporare il sapore che il brano lascia in bocca non potremo che essere colti dalla consapevolezza che, questo anziano signore, abbarbicato alla sua umile ma invincibile speranza, la sua missione alla fine l’abbia raggiunta eccome.

Bill Fay - A Page Incomplete

[/fusion_text][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]